VITA

Commercio equo e solidale: più qualità per crescere

19 Ottobre Ott 2004 0200 19 ottobre 2004

Attualmente il mercato di questi prodotti tocca solo lo 0,1% del mercato europeo e lo 0,01% del mercato mondiale

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Attualmente il mercato di questi prodotti tocca solo lo 0,1% del mercato europeo e lo 0,01% del mercato mondiale

Qualità e solidarietà devono essere alla base della promozione del commercio sostenibile. I prodotti ''equi'', realizzati secondo standard etici, possono diventare veramente competitivi sul mercato tradizionale solo se al primo posto ne viene valorizzata la qualità. La crescita del mercato equo e solidale, una realtà che attualmente tocca solo lo 0,1% del commercio europeo, è stato il tema di una tavola rotonda organizzata dalla Illycaffé al Salone internazionale dell'alimentazione di Parigi. Scarso per ora il consumo di prodotti equi: il cacao, il caffé, il cioccolato, il succo d?arancia, il pallone da calcio e presto molti altri beni ancora, che provengono dal sud del mondo ma non ricorrono allo sfruttamento della manodopera locale. ''Il 51% dei francesi - ha sottolineato la responsabile commerciale della grande catena di distribuzione Carrefour, Veronique Discours - ne conosce l?esistenza, ma solo l'11% dichiara di esserne consumatore''. Il problema non deriverebbe solo dalla cattiva informazione fatta finora sull'argomento, ma soprattutto dalla mancanza di certificazione per questi tipi di prodotti. ''Attualmente - ha denunciato l?amministratore delegato dell'azienda triestina di caffé, Andrea Illy - non esiste un?etichettatura che dimostri l?eticità con la quale il nostro caffé è stato realizzato. E a livello europeo non è ancora stata pensata una legislazione adatta''. Già da oltre 20 anni Illycaffe' non compra più la materia prima dal mercato internazionale, ma si rivolge direttamente al produttore, stabilendo con i Paesi esportatori, primo tra tutti il Brasile che produce il 40% del caffé esistente al mondo, delle ''cooperazioni sostenibili''. Secondo un'inchiesta condotta da Carrefour, solo lo 0,1% in Europa e lo 0,01% del mondo si serve del commercio sostenibile, e - spiega la responsabile commerciale dell'azienda francese - ''si tratta sempre di persone particolarmente sensibili alla realtà del terzo mondo. La gente comune non sa neppure che esista''. ''L'idea generale - ha spiegato il rappresentante di Transfair Italia, il marchio di garanzia del commercio equo e solidale per l'Italia, Paolo Pastore - e' che questi tipi di prodotti siano costosi e non molto buoni, ma che l?acquisto implichi un aiuto verso i bisognosi''. Un atto di carità che di tanto in tanto le persone si concedono ma che mai potrebbe competere sul mercato tradizionale. ''E invece - ha aggiunto Pastore - se alziamo la qualità, vendere a un prezzo un po? più alto non sarà più un problema. Il mercato solidale ha tutte le potenzialità per cambiare il commercio mondiale''.