VITA

Ddl anti pedofili o anti bambini?

10 Ottobre Ott 2005 0200 10 ottobre 2005

Le associazioni chiedono al Senato di sanare le distorsioni all'interno del disegno di legge.

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Le associazioni chiedono al Senato di sanare le distorsioni all'interno del disegno di legge.

«Il Senato difenda la dignità dei minori e non conceda sconti ai pedofili»: è il messaggio di più di 60 associazioni familiari che, insieme alle maggiori associazioni italiane che si occupano di protezione dell?infanzia, da Telefono Azzurro a Unicef ed Ecpat, hanno espresso il loro allarme ai senatori delle commissioni riunite Giustizia e Infanzia, che stanno discutendo il disegno di legge 3503, recante «Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo di Internet». Cosa è accaduto? Il ddl, proposto dal governo alcuni mesi fa con un testo condiviso da tutte le associazioni che si occupano di minori, nel passaggio alla Camera ha subito una modifica estremamente pericolosa. L?ha spiegata con estrema chiarezza il senatore Ettore Bucciero (An), presidente della Commissione speciale in materia di infanzia: «L?articolo 4 introduce delle pericolosissime cause di ?non punibilità?». Una previsione priva di senso perché, come ha spiegato ancora il senatore, «la logica sottintesa al reato di pedopornografia è che un minore di 18 anni non possa dare un valido consenso all?utilizzo del proprio corpo per rappresentazioni pornografiche e, rispetto a tale principio, non può essere configurata alcuna eccezione». Invece alla Camera sono stati approvati ben due commi in cui si giudica non punibile chi produce il materiale pornografico, quando esso rappresenta un «minore che abbia raggiunto l?età del consenso sessuale» (16 anni) ed è prodotto con il consenso del minore, purché tale materiale resti «nella esclusiva disponibilità del minore stesso e la produzione non sia destinata alla diffusione o alla cessione». Di più: i deputati hanno giudicato altresì non punibile il minorenne che produce o detiene il materiale pornografico «quando il materiale rappresenta un minore che abbia compiuto gli anni 13, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a 3 anni». «Alla Camera è purtroppo emersa una linea permissivista radicale», commenta Franco Mugerli, del Coordinamento associazioni cattoliche per la comunicazione, «che quasi equipara l?esercizio della pornografia al diritto alla sessualità, quando è evidente che non si tratta della stessa cosa». Le ?scorciatoie? che questo articolo può aprire a chi traffica in materiali pedopornografici sono state ben illustrate ancora dal senatore Bucciero (in sintonia con il presidente della commissione Giustizia, il senatore Antonino Caruso): «Si verificano in vari Paesi casi sempre più frequenti di materiale pedopornografico prodotto con il consenso del minore ma che poi, quando la relazione è terminata, viene utilizzato al fine di estorcere rapporti sessuali», ha spiegato. «Potrebbero inoltre verificarsi, se tali disposizioni venissero introdotte senza modifiche, casi in cui la criminalità si rivolga a minori per produrre materiale pedopornografico. Pensate se la legge dichiarasse non punibile il minore che produca eroina, la criminalità utilizzerebbe solo minori per tale scopo». Il termine per la presentazione degli emendamenti è il 18 ottobre e i due relatori, che sperano nella condivisione degli altri senatori, richiederanno la soppressione dell?art. 4. Intanto, Telefono Azzurro, Unicef e le altre organizzazioni hanno predisposto un documento per ribadire l?assoluta contrarietà all?articolo e chiedere «una convergenza politica che consenta di sanare i passaggi negativi e portare all?approvazione, entro la fine della legislatura, una legge che può diventare strumento valido per combattere la pedopornografia», ha detto Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro. Il punto E' allarme per il ddl contro la pedopornografia online: nel passaggio alla Camera un articolo ha introdotto delle ?cause di non punibilità? che rischiano di diventare una scorciatoia per i pedofili. Le associazioni chiedono ora al Senato di sanare le distorsioni e salvare la legge.