VITA

La Nestlé? Con noi diventerà più buona

19 Ottobre Ott 2005 0200 19 ottobre 2005

"Abbiamo dato un bollino al prodotto, non alla multinazionale", si difende la presidente dell’ente di certificazione. Intervista ad Harriet Lamb.

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"Abbiamo dato un bollino al prodotto, non alla multinazionale", si difende la presidente dell’ente di certificazione. Intervista ad Harriet Lamb.

Il caffè equo della Nestlé è in vendita da qualche giorno sugli scaffali dei supermercati inglesi. Con il bollino di Fairtrade Mark, l?ente di certificazione dei prodotti del commercio equo e solidale con sede a Londra. In Italia, invece, infuria la polemica. Persino Transfair, nonostante l?appartenenza alla stessa federazione e un marchio comune, ha preso le distanze dalla consorella inglese (vedi Caffé. Il bollino Fairtrade alla multinazionale. L'equo Nestlé? In Italia mai). Da Londra accetta di rispondere Harriet Lamb, presidente di Fairtrade Mark. Che difende la sua scelta. Vita: In Italia chi si occupa di commercio equo non è d?accordo con voi: giudica pericoloso mettere il marchio su un prodotto della Nestlé. Cosa rispondete? Harriet Lamb: Semplicemente che Nescafe Partners? Blend, il caffè solubile della Nestlé, risponde agli standard internazionali di Fairtrade, la confederazione che certifica i prodotti di commercio equo a cui apparteniamo. Il caffè proviene da cinque piccole cooperative in Etiopia ed El Salvador che sono certificate in modo indipendente dal nostro organismo internazionale, il Flo - Fairtrade Labelling Organisations International. Tutti i soggetti della filiera produttiva sono registrati con il sistema Fairtrade e rispondono ai criteri del commercio equo: provenienza del prodotto da associazioni certificate di piccoli produttori, pagamento di un prezzo ?giusto? concordato, impegno a lungo termine da parte dell?acquirente, rapporti più diretti con il produttore. Vita: Non c?è il rischio di giustificare con un marchio altri comportamenti scorretti? Lamb: Il marchio Fairtrade viene concesso solo a singoli prodotti e non alle aziende. In questo caso indica che il prodotto Partners? Blend ha raggiunto gli standard internazionali per la certificazione Fairtrade. Non riguarda nessun altro prodotto dell?azienda. Il marchio Fairtrade garantisce i consumatori che i produttori hanno ricevuto un giusto e stabile compenso. Non è in alcun modo un bollino etico su un?azienda e le sue attività. Vita: Nestlé non è un nome come un altro. È diventato il simbolo della globalizzazione e del suo impatto negativo nei Paesi poveri? Lamb: Crediamo che la decisione di Nestlé di lanciare un prodotto Fairtrade rappresenti una conquista. Per anni le ong e le diverse campagne hanno fatto pressione nei confronti delle quattro principali compagnie del caffè (Nestlé, Kraft, Sara Lee UK e Proctor&Gamble) affinché si impegnassero nell?acquistare dai produttori con standard equi, ed è la prima volta che una di esse ha risposto alla domanda dei consumatori britannici di un prodotto che porti il marchio Fairtrade. Naturalmente tutti noi vorremmo vedere molti più progressi da parte di questa azienda. Ma, dopo il rifiuto per molti anni di rispondere alle richieste della società civile, il lancio di questo prodotto segna un cambiamento di posizione. È anche il segnale di un nuovo riconoscimento del ruolo del commercio equo e dei suoi principi. Vita: Avete richiesto alla Nestlé di adattare i propri comportamenti a qualche standard etico? Lamb: Crediamo che questo sia un primo passo per la Nestlé, e siamo convinti che sia meglio fare un passo solo nella giusta direzione che non farne affatto. Ogni lancio di un prodotto certificato Fairtrade comporta un solido impegno da parte delle aziende. In questo caso Nestlé si è impegnata per due anni in questo progetto, investendo e stipulando accordi con i quattro gruppi di coltivatori nei due Paesi interessati. Vita: La scelta di concedere il marchio a un prodotto della Nestlé segna una svolta nel rapporto fra commercio equo e multinazionali? Lamb: Per allargare i benefici a quanti più coltivatori possibili e alle loro famiglie, la fondazione deve accrescere il fatturato e le vendite di prodotti con il marchio Fairtrade. Questo è il motivo per cui intrecciamo relazioni con tutte le principali aziende nei diversi settori. Naturalmente sappiamo che molti sostenitori del commercio equo contestano le politiche delle multinazionali nei Paesi poveri. Ma riconosciamo anche che suscitare cambiamenti nei comportamenti richiede una varietà di strategie e approcci. Fairtrade è un modo attraverso il quale aziende come Nestlé possono avere un impatto più positivo sulle comunità povere e sviluppare un rapporto più costruttivo con i produttori. Vita: Il caffè certificato della Nestlé sarà venduto anche in altri Paesi? Lamb: Il prodotto è appena stato lanciato in Gran Bretagna. L?azienda sta pensando di posizionarlo su altri mercati. Vita: Come gestirete il rapporto con la Nestlé in futuro? Lamb: Come per tutte le altre aziende con cui lavoriamo, continueremo a rivedere la situazione per esplorare come l?impegno iniziale possa essere accresciuto nel tempo. Nei nostri 11 anni di esperienza, questo approccio step-by-step ha dimostrato di funzionare. E ha aiutato il commercio equo a crescere dai tre prodotti nel 1994 agli oltre mille di oggi.