VITA

Pacs: chi è d'accordo e chi no

17 Gennaio Gen 2006 0100 17 gennaio 2006

Pubblicato oggi un sondaggio Eurispes

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Pubblicato oggi un sondaggio Eurispes

Tre italiani su quattro sono favorevoli all'introduzione dei Pacs. Il dato risulta da un sondaggio realizzato dall'Istituto Eurispes sul tema "Italiani e Chiesa" contenuto nel Rapporto Italia 2006. Il 71,1% degli intervistati (cattolici e non cattolici) - emerge dall'indagine realizzata su un campione di oltre 1.000 persone - è favorevole all'introduzione dei Pacs. Di questi, è a favore dei Pacs il 68,7% dei cattolici interpellati e l'88,4% dei non cattolici. Dal sondaggio emerge inoltre che il 38,4% del totale degli intervistati considera la convivenza come un modo per testare il rapporto prima del matrimonio; in particolare, la pensa così il 39% dei cattolici e il 34,1% dei non cattolici. Il 24,2% degli italiani ritiene invece che la convivenza sia una scelta di vita personale (26,3% dei cattolici e 9,3% dei non cattolici), mentre per il 30,4% è una scelta di chi non vuole assumersi responsabilità (26,8% dei cattolici e 55,8% dei non cattolici). Inoltre, dal rapporto emerge che poco più della metà del campione (51,7%) ha espresso parere favorevole sul riconoscimento delle coppie di fatto da parte della Chiesa cattolica. Un altra incongruenza emersa dal sondaggio Eurispes e' che solo il 54,3% degli intervistati (cattolici e non cattolici) afferma di credere nei miracoli, in particolare sono assolutamente increduli il 37,2% degli intervistati. Tra coloro che hanno dichiarato di non credere ai miracoli, quasi uno su due (48,9%) giustifica il proprio scetticismo affermando che si tratta di eventi naturali, che non hanno ancora trovato una spiegazione scientifica. Il 28,8% invece nega qualsiasi forma di fenomeno sovrannaturale; in particolare il 18,6% li considera semplici suggestioni ed il restante 9,6% risponde che gli eventi sovrannaturali non esistono. Dal sondaggio emerge una opinione pubblica (cattolici e non cattolici) spaccata: da una parte si schierano quelli che vorrebbero che la Chiesa non interferisse piu' del dovuto sulle problematiche etiche (42,5%), dall'altra c'e' una opinione pubblica (41,6%) che considera opportuna la presenza della Chiesa su queste problematiche. Solo una esigua minoranza (9,9%), invece, richiede un intervento maggiore dell'istituzione ecclesiastica. Per quel che riguarda l'appartenenza politica degli intervistati, la maggior parte degli elettori di sinistra (71,1%) e di centro-sinistra (50%) ritiene che la Chiesa intervenga piu' del consentito sulle questioni etiche, mentre fra i sostenitori di centro e centro-destra sono particolarmente numerosi coloro che considerano ''nella giusta misura'' l'intervento dell'istituzione ecclesiastica su tali problemi (rispettivamente il 66,7% e il 48,6%). CHIESA E SOCIETA'. L'opinione sull adeguatezza dell'insegnamento cattolico ai bisogni della societa' divide, ancora una volta, il campione (cattolici e non cattolici) a meta': il 48% lo definisce per niente (14,6%) o poco (33,4%) idoneo ad affrontare i problemi della realta' contemporanea, contro il 49% che si ritiene abbastanza (40,8%) o molto (8,2%) soddisfatto. Il 45,7% del totale attribuisce alla Chiesa una funzione essenzialmente evangelizzatrice. Una percentuale inferiore a quella di 15 anni fa, quando in un sondaggio Eurispes il 54% degli intervistati si pronunciava sullo stesso argomento. Invece, il 22,1%, sostiene che la Chiesa deve aiutare i poveri ed i bisognosi, mentre il 16,6% ritiene indispensabile e urgente che educhi i giovani, esprimendo cosi' un'esigenza maggiormente sentita rispetto a quanto dichiarato nel sondaggio Eurispes del 1991, in cui soltanto il 6,3% riteneva l educazione dei giovani il compito principale della Chiesa. Un esigua minoranza ritiene che il compito principale della Chiesa sia quello di svolgere un magistero morale (8,5%) e di combattere le ingiustizie (5,1%). GLI ITALIANI IMMUNI DALLE TENTAZIONI LAICISTE. L 80,3% degli italiani (cattolici e non cattolici) non sposterebbe il crocifisso dalle scuole o dalle istituzioni statali. Piu' empatico l'atteggiamento dell'8,5% del campione che sostiene che il crocifisso vada esposto, a patto che non urti la sensibilita' di altre fedi. Decisamente inferiori le percentuali di coloro che ritengono ingiusto esporre il crocifisso perch? cio' limiterebbe la liberta' di culto delle altre religioni (5,3%) o comunque non rispetterebbe le altre confessioni religiose (5,2%). CHIESA E FISCO. La maggioranza degli intervistati (63,9%) reputa ingiusto il decreto fiscale collegato alla Finanziaria che esonera la Chiesa e le altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato dal versamento dell'imposta comunale su tutti gli immobili, anche ad uso commerciale; si dichiara favorevole solo un soggetto su quattro (24,9%). Piu' critici gli elettori di sinistra che nell'80,5% dei casi di non condividono il provvedimento; nel centro-destra (36,1%) e a destra (30,8%) sono piu' numerosi quelli che lo ritengono giusto. Infine tre intervistati su quattro circa (73,6%) ritengono giusto l otto per mille come forma di finanziamento, contro il 23% che la pensa diversamente. L'IDENTIKIT DEL CREDENTE. Al crescere dell'eta' aumenta la percentuale di coloro i quali si dichiarano cattolici: se i giovani tra i 18 e i 24 anni credono nel 71,6% dei casi, tra gli ultrassesantacinquenni la percentuale raggiunge il 96,2%. In posizione intermedia si collocano invece la fascia d'eta' compresa tra i 25-34 anni con l'83,3%, quella tra i 35 e i 44 anni (88,2%) e, infine, quella tra i 45 e i 64 anni (89,5%). Rispetto al genere, fra le femmine (89,4%) e' leggermente piu' elevata che fra i maschi (86%) la quota di chi si dichiara cattolico. La quota piu' alta dei cattolici si riscontra nelle regioni del Centro (90,5%), la piu' bassa in quelle del Nord-Ovest (86,7%); nessuna area geografica si allontana, pero', in modo consistente dalla media: infatti i credenti al Sud sono l 87,7%, mentre al Nord-Est e nelle Isole si attestato parimenti all 86,9%. In relazione alla formazione, il numero maggiore di credenti si riscontra fra chi non ha alcun titolo di studio o possiede la licenza elementare (97,2%) e tra coloro i quali sono in possesso della licenza media (93,2%). Al contrario, la percentuale dei cattolici si riduce notevolmente tra i diplomati (85,8%) e tra i laureati.