VITA

Andrea Muccoli: cosa ho detto a quelli di Davos

7 Febbraio Feb 2007 0100 07 febbraio 2007

Unico imprenditore sociale italiano al Forum economico, ha incontrato capi di Stato e filantropi. «A loro ho ribadito che l’emergenza più grande è impegnarsi a costruire la serenità dei giovani»

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Unico imprenditore sociale italiano al Forum economico, ha incontrato capi di Stato e filantropi. «A loro ho ribadito che l’emergenza più grande è impegnarsi a costruire la serenità dei giovani»

Appena una settantina le imprese sociali presenti al World Economic Forum di Davos, e solo una italiana. Lì, ad appena quattro ore da Milano, a rappresentare la Comunità di San Patrignano c?era proprio lui, Andrea Muccioli, premiato nel 2006 con il titolo di ?Imprenditore sociale dell?anno? dalla Schwab Foundation, organizzatrice del summit e creatura filantropica del fondatore di Davos, Klaus Schwab. Un?occasione unica, a tu per tu coi potenti del mondo, che abbiamo chiesto allo stesso Muccioli di raccontare.

Vita: Quindi non c?era nessuna organizzazione non profit italiana a Davos, ad eccezione di San Patrignano?
Andrea Muccioli: Purtroppo no, nessuna. Per adesso San Patrignano è l?unica organizzazione non profit del nostro Paese scelta dalla Schwab Foundation per entrare a far parte di questo network internazionale. I criteri selettivi sono estremamente rigidi, in particolare per quanto riguarda la trasparenza e la replicabilità del modello. Un altro parametro è l?efficacia del metodo e la sua valutazione. In Italia, e credo che questo sia un grave limite, non si ha l?abitudine di misurare scientificamente l?outcome, cioè il risultato di determinati programmi in ambito sociale. Eppure è fondamentale: non per fare la classifica dei più bravi, ma per riuscire a migliorare costantemente i servizi che offriamo a vantaggio dei più deboli. Tanto più in campo sociale, dove c?è veramente bisogno di azioni efficaci. A livello internazionale, sono i risultati che contano più di tutto, molto più di qualunque entratura o vicinanza politica o economica. In questo senso, il nostro è, come si sa, un modello assolutamente trasparente. Abbiamo da sempre bilanci certificati e un consiglio di fondazione che controlla, composto da esponenti della società civile. Siamo gratuiti e non prendiamo soldi dallo Stato: per la metà ci sosteniamo con le nostre attività e, per l?altro 50%, con donazioni di privati che non sono in alcun modo collegabili alle persone che serviamo.

Vita: Ci può raccontare la sua prima giornata al World Economic Forum?
Muccioli: È stato come entrare a contatto con il distillato del potere economico e politico mondiale. Racconti la storia di San Patrignano, e chi ti è di fronte è il presidente di uno Stato o di una grande azienda internazionale, o di una fondazione che contribuisce, con milioni di dollari, a cause sociali.

Vita: A conti fatti, che bilancio fa della sua esperienza a Davos?
Muccioli: Ho visto che c?è la possibilità di portare un contributo concreto, presentando problematiche, dando suggerimenti, cercando di fare in modo che questi ?potenti? si rendano conto che, sul terreno della vita quotidiana di tante persone, ci sono sofferenze, disagi, difficoltà che meritano considerazione, perché riguardano milioni di giovani. Nel nostro caso abbiamo cercato di sottolineare un aspetto che consideriamo centrale: tutti gli sforzi nel costruire network internazionali, rapporti di collaborazione economica, partnership politiche, finanziarie e organizzative, servono a poco se non c?è un?attenzione costante e non si dedicano risorse mentali, intellettuali, culturali ed economiche alla madre di tutti i problemi, ovvero l?educazione. Non mi riferisco tanto all?istruzione, ma all?educazione in senso più ampio, al processo di crescita e costruzione dell?identità, della serenità e del futuro per ogni bambino del mondo. Se non facciamo questo, qualsiasi altro sforzo resterà vano.