VITA

Olanda contro MSF. Una sentenza storica

11 Aprile Apr 2007 0200 11 aprile 2007

L’Aja voleva il rimborso dei soldi di un prestito concesso per il riscatto di un cooperante rapito in Daghestan. Avesse vinto...

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L’Aja voleva il rimborso dei soldi di un prestito concesso per il riscatto di un cooperante rapito in Daghestan. Avesse vinto...

Non bastavano i teatri di guerra, laddove i conti si regolano con regimi senza scrupoli, gruppi ribelli sventurati, una corruzione dilagante e rischi a non finire per salvare il prossimo. No, il mondo umanitario si deve ormai guardare alle spalle. E diffidare di chi, almeno nei principi, si è da sempre spacciato come il suo primo alleato.

In un caso giudiziario senza precedenti nella storia dell?emergenza umanitaria, un governo, in questo caso l?Olanda, ha fatto causa a un?organizzazione non governativa - trattasi della sezione svizzera di Medici senza frontiere - per ottenere il rimborso di un prestito concesso a Msf per la liberazione di Arjan Erkel, cooperante olandese della celebre ong, sequestrato in Daghestan il 12 agosto 2002 e liberato l?8 aprile 2004 dietro il pagamento di un milione di euro.

Nell?agosto 2004, L?Aja si è rivolta al tribunale di prima istanza di Ginevra per farsi rimborsare i 770mila euro ?prestati? a Msf Svizzera. Al termine di una battaglia giudiziaria durata quasi tre anni, il 15 marzo scorso il giudice Jean Mirimanoff ha respinto la richiesta dello Stato olandese sostenendo che L?Aja aveva costituito assieme ad Msf una forma di ?società? il cui obiettivo comune era la liberazione di un ostaggio. La sentenza, attesissima nel mondo dell?umanitario, ha spazzato via ogni dubbio quanto alla possibilità da parte di uno Stato di ignorare i suoi obblighi nei confronti di un suo cittadino (trattato nella fattispecie come una merce umana) e sottrarsi alle norme ?garantiste? del diritto internazionale umanitario nei confronti dei cooperanti. Altro risvolto fondamentale della decisione presa dal tribunale ginevrino: l?impossibilità di obiettare a un?ong la sua presenza in zone pericolose, prevista del resto nel suo mandato di assistenza a persone in pericolo di vita. Per Christian Captier, direttore di Msf Svizzera, «la sentenza ha salvaguardato la missione sociale delle ong. In caso contrario, il mondo umanitario sarebbe stato destinato a morire». Nonostante le minacce di Luc Hafner, avvocato dello Stato olandese, ad Msf non risulta nessun ricorso in appello. L?Aja ha tempo fino al 3 maggio per proseguire la sua folle offensiva contro chi si impegna a salvare la vita dei più deboli.