VITA

La droga a scuola. La politica non sa di che cosa sta parlando

25 Maggio Mag 2007 0200 25 maggio 2007

Secondo la Turco non è più tollerabile questa diffusione capillare delle sostanze stupefacenti. Non possiamo lasciare i nostri ragazzi in preda alle varie droghe...

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Secondo la Turco non è più tollerabile questa diffusione capillare delle sostanze stupefacenti. Non possiamo lasciare i nostri ragazzi in preda alle varie droghe...

La Turco parlò. «Non è più tollerabile questa diffusione capillare delle sostanze stupefacenti, non possiamo lasciare i nostri ragazzi in preda alle varie droghe. Il mio appello è l?assunzione di responsabilità da parte di tutti». Così Livia Turco a Milano, all?incontro per gli 80 anni dell?Avis, ha annunciato di voler sottoporre al suo collega di governo Giuseppe Fioroni, titolare del dicastero della Pubblica istruzione, la proposta di realizzare «ispezioni dei Nas a tappeto nelle scuole di tutta Italia». I Nas, Nuclei antisofisticazioni e sanità, sono carabinieri afferenti al Comando per la Tutela della salute.

Fioroni tentenna. Il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, ha bloccato sul nascere la proposta del ministro della Salute. «Dobbiamo prima di tutto rendere i ragazzi consapevoli dei rischi che corrono con l?uso di alcol e droga». Il Corriere, però, in prima pagina, aveva titolato diversamente: «Fioroni d?accordo». Basta leggere l?articolo, tuttavia, per capire che il ministro dell?Istruzione «leggermente colto alla sprovvista» non pensa a ispezioni a tappeto in ogni scuola ma al contrasto dello spaccio, in primo luogo, fuori dalle scuole «in cooperazione con le forze dell?ordine».

Ferrero dice no. Nel frattempo ha una sua linea concordata, dice, col ministro Ferrero, che nel frattempo si è detto in completo disaccordo con la Turco: una campagna di informazione mirata nelle scuole superiori. «Agli studenti va fatto capire quali danni fisici e psichici producono le droghe, il fumo e l?alcol. Perché un ragazzo correttamente informato è portato ad evitarne l?uso». Ma, posto che una campagna mirata di informazione spesso lascia il tempo che trova e non riesce a incidere minimamente sulla realtà, posto che si parte dal presupposto di una mancanza di informazione che è, almeno, dubbio, ... perché fare informazione nelle superiori? è tardi. Chi è a rischio di accostarsi alle droghe... lo ha già fatto!

Intanto a scuola. Quante volte abbiamo sentito parlare dell?importanza che la scuola svolga una azione preventiva ed educativa volta ad arginare la diffusione dell?abuso di droghe nei giovani? Molte? Troppe? Immaginiamo, ora, che esista un Piano nazionale con cui il ministero della Pubblica istruzione promuove, in collaborazione con gli altri dicasteri competenti e in sinergia con i diversi soggetti presenti sul territorio, la prevenzione del disagio fisico, psichico e sociale a scuola. Proviamo a valutare il piano facendo un calcolo ?assurdo?. Tenendo conto che le scuole primarie e secondarie in Italia sono 32.818 (dati Istat riferiti al 2005), quanto è possibile che sia stato stanziato nell?anno 2006/2007, per scuola, al fine di affrontare il grave problema della droga nell?ambito di questo piano? Risposta: 15 euro (si tratta di un investimento di 0,06 euro per studente)!

Un ?ex? Dipartimento. Stiamo affrontando un problema di queste dimensioni in ordine sparso. Non c?è una cabina di regia (sulla porta del Dipartimento delle politiche antidroga varato dal precedente governo alle dipendenze della presidenza del Consiglio hanno messo una ?ex?: ?Ex Dipartimento??; oggi dipende da Ferrero). è un problema enorme quello della mancanza di una strategia, perché lascia libero il mercato di fare i suoi giochi. Ci si illude di indicare una strada con uscite sporadiche e pensiamo che se i ragazzini cominciano a fumare l?eroina a basso dosaggio arrivata sul mercato, questo accade perché hanno problemi di rapporti con i padri. Non è per questo: la ragione sta invece a ben altro livello, nella questione afghana che l?Occidente ha lasciato lì irrisolta.

Consumatori elettori. E noi siamo qui a sentirci raccontare che occorre trovare un «sistema che recuperi globalmente la persona». In realtà ci si affida alla buona volontà senza aver percezione della forza di ciò che dobbiamo combattere: l?educazione vera oggi la fa chi spinge i consumi, e la cannabis entra nel vasto campionario delle merci da consumare. Intanto la politica si muove a spot, facendo distinzioni continue paralizzata dalla paura di scontentare i consumatori, che sono pur sempre elettori. Questo è il paradosso a cui siamo arrivati: il mercato ha creato una categoria che non esisteva, l?ha fatta crescere sino alle dimensioni che vediamo e la politica ne è finita ostaggio?

Riccardo Gatti è medico psichiatra
responsabile del dipartimento Dipendenze patologiche della Asl Città di Milano