VITA

Droga, Battaglia: "Gli adulti hanno abdicato"

12 Luglio Lug 2007 0200 12 luglio 2007

Lettera aperta del presidente della Fict

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Lettera aperta del presidente della Fict

Leggendo la relazione annuale al Parlamento sullo stato della tossicodipendenza in Italia, la sensazione che si prova è quella di un fiume in piena che ha già tracimato, lo dicevamo lo scorso anno, lo ripetiamo con grande senso di pessimismo ora: se aumenta il consumo e si riduce la quantità dei servizi contro esso rivolti e nel contempo decade la sua qualità, la battaglia è persa. La situazione è aggravata inoltre dalla facile accessibilità alle sostanze che ?registrano una progressiva e costante diminuzione ? di prezzo, mentre noi ,da più parti, continuiamo a pensare in termini di ?leggero e pesante?. Il mercato fiorisce, si irrobustisce, è pronto a qualsiasi richiesta, manifestando così una profonda flessibilità e una capillare diffusione per ciò che concerne la distribuzione. Inoltre è stata minata la resistenza sociale al fenomeno e ciò ha favorito un consenso maggiore verso alcune sostanze, per cui cocaina e marijuana aumentano a dismisura perchè non più percepite come dannose. Ma d'altra parte, il consumo di eroina, forse tappa finale delle dipendenze, non si riduce ormai da tre anni,e ciò che cambia è la via di assunzione. Pensiamo che sia il momento di dirsi con chiarezza alcune cose: è ormai obbligatorio lavorare su più fronti. Il fronte del recupero, le nostre armi, una volta buone, oggi sono arrugginite, spuntate, tutti i servizi sono in sofferenza: I SERT per mancanza e quantità di organico: aumentano i medici, si riducono le figure di supporto psico-sociali e questo in fondo ci fa pensare che il mantenimento a metadone o buprenorfina sia l'obiettivo principale. Le Comunità, d'altro lato, ridotte di numero su tutto il territorio nazionale, sono asfittiche per mancanza di risorse economiche e di invii da parte dei servizi pubblici,in none di budgets sempre risicati. Anche questa è schizofrenia! Il secondo punto che merita attenzione è la prevenzione che, come dice bene il ministro Ferrero, si deve avvalere di strumenti adeguati al mondo giovanile ?coniugando i diritti di libertà con i doveri collettivi e le responsabilità personali?. Sappiamo bene quanto la paura non sia un deterrente! Mentre è importante per i giovani costruire scenari nuovi e condivisi. Ma ancora pensiamo che occorrono misure per evitare alla collettività i danni provocati dai soggetti assuntori. E' tristemente famoso l'episodio dei bambini morti nel pulmino, sono sotto gli occhi di tutti le morti del sabato sera che coinvolgono persone innocenti, ma nessuno si sofferma sui danni provocati dai soggetti che hanno responsabilità pubbliche: medici, infermieri, piloti, politici,insegnanti e così via, eppure nessun articolo della Costituzione afferma e difende la liberà di drogarsi! Allora possiamo spingerci più in là? Possiamo affermare che norme e controlli per la limitazione dell'uso si rendono necessari per i soggetti che ricoprono posti di responsabilità? Possiamo pensare che l'uso personale ormai depenalizzato non deve essere in alcun modo normalizzato? Si possono attuare sanzioni amministrative che limitino il danno su gli altri e riducano il consenso sociale? Inoltre vivo e lavoro in Calabria dove la ?ndragheta ? fa da padrona. E' possibile che il problema delle sostanze, allarme sociale di dimensioni inaudite , si leghi all'allarme sulla criminalità organizzata e che le forze contro di esse convergano? Aspettiamo con ansia la nuova legge, alla stesura della quale vogliamo contribuire ,condividiamo il taglio del Ministro Ferrero che invita tutti a recedere da posizioni ideologiche ma ? restiamo pessimisti!! Forse potremmo aprire uno spiraglio alla speranza se la questione droga non interessasse solo gli esperti del settore e se la nostra società consumistica e additiva riprendesse in mano la responsabilità socialmente inderogabile dell'educazione, che non può essere demandata a scuola e Stato ma è carico di noi tutti. Perché è proprio l'educazione che è in grado di rendere più umana l'umanità e più civile la civiltà. Ma sul problema educativo noi adulti abbiamo da tempo abdicato ed è proprio da qui che,con fatica e responsabilità, è necessario ripartire! Mimmo Battaglia