VITA

Titoli di solidarietà, come farli diventare realtà

2 Dicembre Dic 2007 0100 02 dicembre 2007

La proposta.

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La proposta.

Si chiamano «titoli di solidarietà» e, come si legge nella proposta dell?Agenzia per le onlus che Vita ha potuto consultare, mirano a sostenere «la crescente esigenza di finanziamento del settore non profit». In pratica, spiega il presidente Stefano Zamagni, si tratta di «aggiornare recuperandolo lo spirito del decreto legislativo 460/1997 che all?articolo 29 prevedeva appunto la possibilità di emettere titoli di solidarietà».In seguito il decreto ministeriale attuativo 328/1999 li aveva collegati a un tasso di riferimento Rendiob, superato dall?arrivo dell?euro. I titoli non sono così mai divenuti una reale possibilità.

I suggerimenti
Sono quindi tre le principali modifiche del regolamento attuativo per i titoli di solidarietà contenuti nella proposta dell?Agenzia (già presentata alla presidenza del Consiglio): introdurre come tasso di riferimento l?Euribor (più uno spread che sarà dettagliato in seguito); la possibilità di costituire società che possano effettuare operazioni di cartolizzazione del credito, magari coinvolgendo (si legge nel testo) «nuovi soggetti interessati alla crescita finanziaria del settore (confidi, fondazioni bancarie)» e, infine, «l?ampliamento dello spettro delle organizzazioni destinatarie dei finanziamenti affiancando alle onlus anche le altre organizzazioni non profit quali ad esempio le imprese sociali».Il testo della proposta di modifica è già stato presentato. Il prossimo passo, prosegue Zamagni, potrebbe essere la costituzione di un tavolo tecnico presieduto dalla presidenza del Consiglio e dal ministero dell?Economia, aperto a possibili contributi da parte dei rappresentanti del sistema finanziario e del settore non profit.Tutto bene dunque? Pare di sì, anche se questo strumento, in cui l?Agenzia crede fermamente, ha anche alcuni critici: alcune ?esplorazioni? portate avanti in modo informale sulla ?appetibilità? dei titoli di solidarietà da parte delle banche avrebbero infatti segnalato uno scarso interesse da parte degli istituti di credito.Sarà perché si tratta di strumenti talmente innovativi da non essere ancora capiti dal nostro obsoleto sistema? O, al contrario, già superati da altre pratiche di raccolta fondi più agili e meno limitativi di tutte le potenzialità del settore? Solo la pratica potrà dirlo, ma per questo dovremo aspettare, almeno, i primi mesi dell?anno prossimo.