VITA

A chi fa paura Papa Ratzinger

10 Gennaio Gen 2008 0100 10 gennaio 2008

L'editoriale/ Nell’era dei talk show, ovvero nell’era in cui il dibattito si è ridotto ad una deprimente fiera delle vanità, una figura come Papa Ratzinger può disturbare

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L'editoriale/ Nell’era dei talk show, ovvero nell’era in cui il dibattito si è ridotto ad una deprimente fiera delle vanità, una figura come Papa Ratzinger può disturbare

Nell?era dei talk show, ovvero nell?era in cui il dibattito, anche politico e intellettuale, si è ridotto ad una deprimente fiera delle vanità, ad uno spettacolino serale buono neppure più per l?audience, una figura come Papa Ratzinger può disturbare. Nell?epoca del non pensiero, un pensiero ?ragionato? come il suo può fare persino paura. Non c?è dubbio, questo Papa con la forza del suo ragionamento mette la Chiesa ?nel? e ?dentro? il mondo. A differenza di Wojtyla che offriva tutta la sua fisicità e umanità nell?incontro con il mondo, Ratzinger offre la sua capacità di pensiero. Pensiero del teologo che più d?ogni altro ha saputo mettere a confronto il punto di vista giudaico-cristiano con il punto di vista laico (si pensi solo ai dialoghi con Jürgen Habermas). La paura di fronte alla ragionevolezza di questa posizione può generare persino fenomeni di intolleranza in chi, di fronte a una posizione così dichiarata e aperta, sa opporre solo tabù (di questo non si può parlare), dileggio (si vedano i libri di Piergiorgio Odifreddi, neo campione del laicismo italiano) o un malinteso senso della laicità per cui ogni ragionamento religioso non può avere cittadinanza pubblica. Questo è successo a Roma: un mix di intolleranza e di cagnara laicista che ha portato il Papa a rinunciare all?invito della più grande università italiana, La Sapienza. Una figuraccia mondiale per la democrazia italiana che dimostra di non saper, o voler, garantire uno spazio pubblico di dialogo e di confronto tra le diverse tradizioni culturali di questo Paese. Peccato. In fondo questo Papa chiede sempre di aprire discussioni su grandi questioni che riguardano il destino di tutti. La globalizzazione, per esempio. E chi ne parla più? Ricordate quanto era di moda solo una manciata di anni fa, quanti se ne riempivano la bocca pur di conquistarsi una fetta di visibilità? Oggi i no global sono spariti dalla scena, i loro leader si sono accasati, ma intanto la globalizzazione continua a restare la questione chiave del nostro tempo. Abbiamo avuto un soprassalto quando il Papa nell?omelia dell?Epifania ha risollevato con parole drastiche e sagge questo grande tema. Parlando di un mondo in cui al «lusso di pochi» corrisponde la «miseria di molti» e sottolineato come sia «ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un?equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile». Il giorno dopo, parlando al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo stesso Papa, coerentemente e sottolineando tra i ?titoli di gloria? delle Nazioni Unite la moratoria sulla pena di morte, ha detto: «Faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana». Apriti cielo, non l?avesse mai detto. Ma a voi sembra un invito oscurantista o prepotente? A voi sembra un tema su cui non vale la pena aprire un grande confronto? Ma si rassegnino tutti i nani superstiziosi. Questo Papa non si stancherà certo di stimolare le intelligenze e, speriamo, i cuori. A qualunque fede o pensiero appartengano.