VITA

Milano, problemi mentali per 100mila cittadini

22 Febbraio Feb 2008 0100 22 febbraio 2008

Solo 20mila si rivolgono ad Asl e ospedali

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Solo 20mila si rivolgono ad Asl e ospedali

Non esiste un censimento dei milanesi con problemi di salute mentale. "Ma si calcola che almeno 100.000 cittadini siano costretti a fare i conti con problematiche di questo tipo. Solo 20.000, pero', sono seguiti dai servizi in Asl e ospedali. Dunque per il resto si tratta di un disagio latente". Questa la 'fotografia' dei bisogni di salute mentale nel capoluogo lombardo, secondo Giuseppe Landonio, consigliere comunale di Sinistra democratica, a margine del Convegno sulla sofferenza psichica 'Cosi' uguali, cosi' diversi', in corso a Palazzo Marino. "Milano e' una citta' complessa - dice Landonio - con aree a rischio, in cui disagio abitativo e poverta' si alleano e funzionano da miccia per questi problemi". Nell'incontro di oggi in Comune esperti del settore e istituzioni puntano i riflettori sulle fasce di popolazione particolarmente a rischio, come i minori e gli adolescenti, gli immigrati ("non c'e' un censimento dei bisogni", sottolinea Landonio), e la popolazione carceraria. "I servizi cercano di rispondere alle necessita' di queste persone, ma occorre un intervento piu' strutturato. Per questo proporremo la costituzione di un Tavolo che riunisca tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni al volontariato, per fare di piu' e meglio. Non solo: Milano ha bisogno di un Piano della salute mentale, che sia declinato a livello comunale, sulla scorta di quanto accade con il Piano regionale. Un'organizzazione triennale che consenta di pianificare e organizzare meglio gli interventi".

Fra le aree critiche, il disagio dei minori. "Si calcola che a Milano vivano quasi 1.000 bambini e adolescenti in grave sofferenza psichica, e moltissimi di piu' sono quelli in condizioni di bisogno". Lo sottolinea Patrizia Quartieri, consigliere comunale di Sinistra arcobaleno, evidenziando l'assenza in citta' di strutture ospedaliere per il ricovero dei casi piu' gravi fra i giovanissimi. Secondo i dati diffusi oggi all'incontro, a fronte di numerose prime visite, pochi ragazzi con diagnosi di problemi mentali vengono poi presi in carico e seguiti costantemente dai servizi. "Al contrario, gli interventi nei primi anni dell'adolescenza sono cruciali: ricerche internazionali - ricorda l'esperta - hanno dimostrato che in questo modo il 30% dei ragazzi arriva a una guarigione e un altro 30% a un recupero parziale. Insomma, e' cruciale prendere in carico subito i minori con problemi, anche per risparmiare costi futuri alla societa'".

Quartieri evidenzia poi il problema della gestione dei giovani migranti "sospesi fra due mondi. Spesso arrivano nella nostra citta' e si ritrovano a conoscere e convivere con genitori che non vedevano da anni, praticamente degli sconosciuti. Il fatto di essere stati sradicati e catapultati in un altro mondo - dice - li espone al rischio di chiudersi, di non saper interagire, che si puo' tradurre in isolamento o nel rifiuto delle regole". Anticamera dei fenomeni di bullismo. "I servizi sociali ci sono, ma sono insufficienti. Sarebbe utile - suggerisce la Quartieri - ripristinare la figura del medico scolastico, anello di congiunzione 'chiave' tra famiglie, ragazzi e servizi. Perche' troppo spesso chi ha un problema di salute mentale non sa a chi rivolgersi". Mentre il medico a scuola potrebbe avere il ruolo di 'sentinella del disagio'. "Oggi invece esiste un assistente sanitario per 6-7 scuole, che non puo' - conclude la Quartieri - rappresentare una figura di riferimento per i ragazzi".