VITA

Grandi network e sedi locali: quale autonomia?

25 Febbraio Feb 2008 0100 25 febbraio 2008

La si stabilisce attraverso una analisi innanzitutto dello statuto dell’ente.

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La si stabilisce attraverso una analisi innanzitutto dello statuto dell’ente.

Stiamo valutando la possibilità di far entrare la nostra piccola associazione in un network nazionale, per avere più ?peso? a livello locale e poter crescere. Condividiamo con questa grande associazione molti valori e ideali, ma ci spaventano gli aspetti pratici. Vogliamo infatti mantenere una certa autonomia, anche a livello patrimoniale. Se ci federiamo, la perderemo?

No, non è detto che la perderete. L?argomento che introducete è gravato da diversi distinguo, che cercheremo ora di chiarire facendo alcuni casi concreti.Primo caso: tra l?associazione nazionale e le sezioni locali vi è una relazione di tipo organico e quindi di stretta dipendenza. Il soggetto fiscalmente rilevante in questo caso è la prima, che dovrà adempiere a tutti gli obblighi tributari. Secondo caso: esiste una marcata autonomia - sotto i profili patrimoniale, amministrativo, gestionale e contabile - delle sezioni locali, e quindi anche dal punto di vista fiscale esse assumono un?autonoma soggettività, e quindi si possono iscrivere autonomamente all?Anagrafe delle onlus. Ciò anche qualora l?associazione nazionale mantenga un potere di indirizzo, coordinamento e controllo. Come si fa a stabilire l?autonoma soggettività tributaria degli enti periferici? Attraverso una analisi innanzitutto dello statuto dell?ente, che contiene le eventuali decisioni in merito a frazionamenti patrimoniali e vincoli di dipendenza delle sezioni.

Fonte: Confinionline