VITA

adozioni ai singlein italia c'è chi dice sì Il ministro Bindi ha spedito a Strasburgo una nota critica, gli enti ribadisconola centralità del minore, ma gli esperti si dicono possibilisti di Sara De Carli

7 Marzo Mar 2008 0100 07 marzo 2008

Minori Polemica sulla nuova Convenzione europea

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Minori Polemica sulla nuova Convenzione europea

Single, why not? A sorpresa, le anticipazioni relative alla nuova Convenzione europea sulle adozioni fatte a Vita dal vicesegretario del Consiglio d'Europa, Maud de Boer Buquicchio, hanno terremotato più la politica che gli addetti ai lavori. «Giù le mani dai bambini», hanno detto i politici, appena è girata voce dell'imminente apertura a single, coppie di fatto e coppie omossessuali, mentre il ministro per la Famiglia, Rosy Bindi, tramite l'ambasciatore presso la rappresentanza italiana al Consiglio d'Europa, ha spedito a Strasburgo una nota tecnico-giuridica con cui l'Italia espone i sui rilievi critici, che sarà discussa il 12 marzo. «Il governo italiano ritiene perfettamente valida la sua attuale legislazione, che pone al centro il diritto del minore ad avere una famiglia e non il diritto degli adulti ad avere dei figli», ha detto il ministro, ricalcando pari pari il principio base di enti autorizzati e associazioni di genitori.
Sono i tecnici che corrono in avanti. Franco Occhiogrosso, presidente del tribunale per i minori di Bari e del Centro nazionale di documentazione per l'infanzia, vede l'apertura a single e coppie di fatto come un esito scontato. «L'adozione ai singoli è già prevista nelle adozioni non legittimanti, non vedo perché non estenderla. Sarà una rivoluzione? Non credo, perché i tribunali nella valutazione continueranno a privilegiare le coppie sposate, che danno più garanzie di stabilità. Sulla prescrittività della Convenzione, aspetterei: l'adozione da parte dei single, come possibilità, c'era già nel testo del 1967, e nessuno ha mai ripreso l'Italia perché non l'ha attuata. Accadrà lo stesso con le coppie omosessuali».
Su una strada simile si muove anche Michele Augurio, già giudice onorario del tribunale per i minori di Milano e ora componente della Commissione adozioni internazionali: «Ci sono bambini per cui un single va benissimo, chi va in adozione è completamente privo di qualsiasi rapporto relazionale. Idem per le coppie di fatto: giudichiamole e valutiamole in base alla loro stabilità affettiva e alle loro capacità genitoriali, come le coppie sposate. Le coppie devono essere aiutate a capire che adottare impone la capacità di affrontare i drammi dell'abbandono, dell'abuso, del maltrattamento: non tutti sono idonei ad adottare. Per questo ho dei dubbi sulle adozioni aperte a coppie omosessuali: i bambini adottati hanno bisogno di una situazione affettiva e relazionale estremamente stabile e codificata. Nella prima fase dell'adozione ad essere rifiutata è la figura femminile, perché chi abbandona è la madre. Perciò è importante avere entrambe le figure».