VITA

Quando ho accolto quel bambino che non sapeva dormire al buio

29 Marzo Mar 2008 0100 29 marzo 2008

Presa diretta

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Presa diretta

Paola vive a Genova, ha tre figli ed è assistente sociale. Naturale che conoscesse l?affido. «Volevo vivere questa esperienza, ma ho atteso che i miei figli avessero l?età per accettarla», racconta.

Dal 2003 è entrata nel Progetto Neonati del Comune e ha già accolto tre piccolissimi, scegliendo uno dei percorsi più totalizzanti: «Il progetto cerca di far sì che un bambino piccolo eviti l?ospedalizzazione a lungo termine», spiega. «Il primo neonato lo siamo andati a prendere al Galliera. Non aveva problemi di salute ma era rimasto due mesi in reparto. Non aveva mai dormito al buio perché lì c?è sempre la luce accesa. Il primario mi disse che se non ce lo fossimo portati via sarebbe stato a rischio depressione». Degli affidi di Paola «uno solo è stato da manuale, con la restituzione del piccolo alla madre naturale».

Gli altri due sono stati più dolorosi, anche a causa del tribunale. «Vorrei che certi giudici avessero il coraggio di scegliere l?adozione se ci sono gli estremi per farlo», dice. Lei, che non ha alcuna pretesa adottiva, sa cosa significa lasciare un piccolo che hai cresciuto. E avverte: «Fatelo se siete in grado di vivere, almeno razionalmente, questa contraddizione: dare tutto di sé, ma sapersi anche tirare indietro».