VITA

Droga, le linee guida della Fict

4 Aprile Apr 2008 0200 04 aprile 2008

Il documento della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

  • ...
  • ...

Il documento della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

La condivisione dei Presidenti, degli operatori e di tutte le persone che operano nei 49 Centri della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, che opera su tutto il territorio con oltre 600 servizi non solo nel settore delle dipendenze, ha prodotto questo documento.
Tale documento vuole offrire una voce propositiva nell?intento di contribuire democraticamente e concretamente alla ricerca di politiche più vicine alla centralità della persona e ai suoi bisogni.
La Federazione si propone come soggetto attivo per favorire la rilevazione dei bisogni, l?allocazione delle risorse, la verifica dei risultati, da concertare con il Servizio Pubblico in un sistema di compartecipazione.

L?Assemblea della FICT all?unanimità ha condiviso e approvato le proposte che seguono, in continuità con il lavoro svolto negli ultimi anni.

La FICT oggi intende riaffermare che:

- al centro dell?intervento educativo è la centralità della persona con i suoi bisogni, e non la sostanza;

- l?unicità della persona è valore spirituale fondante ?l?alterità?;

- l?auto-mutuo-aiuto è imprescindibile in ogni intervento educativo, assistenziale e relazionale;

- drogarsi non è un diritto: ne consegue la chiara contrarietà ad ogni forma di legalizzazione e/o liberalizzazione di sostanze stupefacenti;

- nessuno è irrecuperabile;

- siamo esterni a lotte ideologiche e partitiche dettate dai diversi contesti.

Pertanto, la FICT avanza le seguenti proposte operative:

1. Continuare nell?impegno comune per affermare il principio di sussidiarietà nelle politiche di welfare che comporta una ridefinizione del ruolo dei servizi pubblici e del privato-sociale.

2. Ottenere, in tempi brevi, l?adeguamento alla legislazione nazionale ed al recepimento degli Atti d?Intesa da parte delle Regioni ancora inadempienti in particolare in merito a:

§ passaggio delle Comunità Terapeutiche da Enti ausiliari a Enti accreditati, istituendo un Albo specifico. Pari dignità tra pubblico e privato, evitando competizioni inutili, nel rispetto delle proprie specificità e competenze con una programmazione condivisa a livello aziendale sia delle linee di sviluppo dei servizi che delle pratiche di valutazione degli stessi;

§ possibilità di accesso diretto del cittadino alle strutture accreditate, conservando la responsabilità del trattamento al servizio pubblico. Soprattutto in considerazione della complessità dei percorsi;

§ un processo di valutazione del privato sociale condotto, sulla base di indicatori di qualità, efficienza ed efficacia, da organismi misti e super partes;

3. Verificare e ridefinire le politiche di riduzione del danno e dei trattamenti farmacologici sostitutivi, finalizzate all?affermazione del primato del fine sul mezzo; è necessario evitare che tali strategie da strumento di contatto diventino finalità dell?intervento.

4. Progettare nuove strategie di aggancio in relazione ai consumatori di ?nuove droghe?, alcool, droghe impropriamente dette ?leggere?, e alle loro famiglie, usufruendo, in modo diverso, delle opportunità offerte degli artt. 75 e 121 del D.P.R. 309/90.

5. Riaffermare e rafforzare le misure alternative alla pena già in atto per le persone con problemi di droga e alcool condannate per reati comuni, per le quali è previsto il ricorso alla carcerazione (occorre riaffermare e rafforzare le misure alternative alla pena già in atto). Ove queste non siano possibili si propone di proseguire la sperimentazione di percorsi educativi di recupero, in sezioni speciali o in strutture costruite ?ad hoc?, con la gestione diretta o la co-partecipazione di enti del privato-sociale.

6. Attivare una politica di sostegno alle famiglie in difficoltà e in generale fornire strumenti di ascolto, accompagnamento e consulenza, allo scopo di prevenire comportamenti a rischio e promuovere il benessere.

7. Individuare risorse da destinare alla ricettività e all?adeguamento delle strutture.

8. Ricostituzione del Dipartimento Nazionale, in linea con gli altri maggiori Paesi europei, per dotarsi di un organismo di coordinamento, indirizzo e governo del settore, indispensabile per condurre ad una unità politica coerente e incisiva. Oggi, le competenze del settore sono suddivise in sette o otto Ministeri (i quali, formalmente sono coordinati dal Ministero della Solidarietà Sociale e questo non dà il dovuto rilievo ad una problematica sempre più rilevante e complessa sia a livello sociale che sanitario). Non si tratta di (ri)centralizzare ciò che è stato decentrato alle Regioni, rendendo tutto uguale ed uniforme, ma di costruire una linea di azione generale, coerente e declinabile a livello locale in relazione alle specifiche necessità.

9. Costituire un Osservatorio Nazionale sulla Droga, sull?uso abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope legali ed illegali e sugli stili di vita che abbia come obiettivo la raccolta, l?elaborazione, l?analisi e la restituzione delle informazioni sul fenomeno che possa dare una lettura dello stesso fenomeno e che contribuisca alla prevenzione e alla cura degli stati di dipendenza. Pertanto è indispensabile che anche le Regioni a loro volta attivino presso i propri Uffici per le dipendenze o in stretto collegamento con essi un analogo Osservatorio Regionale, che operi in stretto coordinamento con l?Osservatorio Nazionale.

10. Adottare criteri omogenei nell?erogazione delle rette e loro adeguamento ai costi della vita. I pagamenti delle rette inoltre vanno effettuati in tempi congrui (attualmente in troppe regioni si superano anche i due anni!) per garantire la remunerazione di tutto quel personale necessario al raggiungimento di prestazioni di qualità in considerazione anche delle innovazioni introdotte per affrontare le nuove complesse tipologie di utenti.

11. Abrogare l?IRAP o quanto meno ottenere una sua forte riduzione anche per le cooperative sociali di tipo A (detta esenzione esiste attualmente in alcune Regioni solo per le cooperative di tipo B, sorte per offrire inserimento lavorativo a chi ha terminato il percorso di recupero).

12. Riconoscere la valenza specialistica dell?intervento psichiatrico e tossicomaniaco per la doppia diagnosi. Prevedere risposte per accompagnare in modo protetto il loro percorso di vita, in modo particolare per chi non ha più una famiglia di riferimento. Avviare nel contempo la ricerca universitaria per studiare questo dilagante fenomeno analizzandone le cause e prospettandone la cura.

13. Ripristinare il fondo Nazionale lotta alla droga, un fondo separato, proprio per le dipendenze, che non può essere usato dalle Regioni per altri settori. (Il fondo nazionale di lotta alla droga è stato cancellato da più di 4 anni e il 75% assegnato alle Regioni non è più vincolato, così che le Amministrazioni possono utilizzarlo anche per interventi sociali non rivolti alle dipendenze; e permettere sperimentazioni a livello Nazionale col restante 25%).

14. Le Regioni si devono impegnare a raggiungere uno stanziamento per le dipendenze pari al 1,5% del Fondo Sanitario di loro competenza.

15. Promozione del ben-essere come azione preventiva. Tale azione non deve essere semplicemente suppletiva, ma deve essere congrua ad una azione politica tesa a richiedere il superamento di quegli squilibri sociali tipici del nostro tempo.