VITA

Un percorso per evitare il fallimento adottivo

6 Aprile Apr 2008 0200 06 aprile 2008

Famiglia. Seminario europeo dellÕIstituto degli innocenti

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Famiglia. Seminario europeo dellÕIstituto degli innocenti

Differenze culturali, rapporto con le proprie radici, integrazione. Circa il 3% delle adozioni, in Italia, falliscono. Segno che c?è bisogno di percorsi e servizi anche nella fase post adottiva. Un seminario a Firenze ha presentato le conclusioni di un percorso fatto dalla Cai e dall?Istituto degli Innocenti con gli operatori degli enti autorizzati.

Un adolescente urlante che ti rinfaccia: «Stai zitta, tu non sei la mia vera mamma!». Un ragazzino mogio che chiede: «Dove sono i miei veri genitori?». E per tutti, prima o poi, la domanda più difficile: «Perché mi hanno abbandonato? È colpa mia?».

Sono questioni che quasi tutti i genitori adottivi devono mettere in conto di dover affrontare. Essere pronti a rispondere richiede una lunga preparazione, che continua anche dopo il tanto sospirato momento in cui tutti i timbri sono al posto giusto su tutti i documenti. Tanto che ancora oggi il 3% delle adozioni fallisce, concludendosi con la restituzione del minore: «Un dato sottostimato», dice Giorgio Macario, psicologo e formatore, responsabile per la Cai della formazione per il post adozione. «L?unico numero certo è quello dei minori in comunità dopo un fallimento adottivo, ma ci sono anche molte adozioni andate malissimo, pur senza la riconsegna del minore».

È anche per questo che la Commissione adozioni internazionali, l?Istituto degli innocenti e gli enti autorizzati hanno lavorato per un anno e mezzo sul tema dei servizi post adozione, individuando i nodi più problematici del percorso: l?integrazione a scuola, le differenze culturali, il trauma dell?abbandono, il rapporto con il Paese d?origine del figlio (verso cui le famiglie sono sempre più aperte). «La scuola: quando è il momento migliore per andarci? Alcuni dopo una settimana già ci mandano il bambino, a noi sembra che invece servano un paio di mesi concentrati sui rapporti famigliari», spiega Macario. Da lì poi comincia, con l?amplificatore, il discorso relativo all?identità culturale: «Un percorso che esplode nell?adolescenza. Oggi dobbiamo prestare particolare attenzione al bullismo, di cui i minori adottati e stranieri sono più spesso vittime».

Come accompagnare le famiglie? La strada maestra è quella di sempre: l?integrazione fra servizi territoriali, famiglie, proposte degli enti autorizzati alle adozioni. In più lo strumento dei gruppi di mutuo auto aiuto, in cui ritrovarsi con persone con i tuoi stessi problemi. Uno strumento che Macario reputa molto utile soprattutto con gli adolescenti. «Alcune Regioni già lavoravano bene, ma altre - come la Valle d?Aosta, la Calabria, la Sardegna - hanno fatto enormi passi avanti proprio grazie a questo percorso», dice Macario. Si è parlato anche di relazioni post adottive, legittimo strumento ma anche bestia nera di molte famiglie. L?Ucraina nel 2007 ha cambiato le regole: prima bastavano tre anni, ora bisogna spedirle finché il minore compie 18 anni. «La motivazione dei Paesi di origine è giusta, ma occorre anche cercare una mediazione sulla tempistica».

Per saperne di più: www.istitutodeglinnocenti.it