VITA

La febbre da gioco contagia l'Italia

21 Aprile Apr 2008 0200 21 aprile 2008

Un mercato - quello delle scommesse - che vale 41,7 miliardi. Nomisma lancia un osservatorio Giochi e Giovani

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Un mercato - quello delle scommesse - che vale 41,7 miliardi. Nomisma lancia un osservatorio Giochi e Giovani

Una crescita che non da' segnali d'arresto quella del mercato dei giochi che nel 2007, in Italia, ha raggiunto una dimensione di 41,7mld di euro, segnando una evoluzione positiva costante nel corso degli ultimi anni (+169% dal 2003 al 2007). Grazie soprattutto all'introduzione degli apparecchi da intrattenimento (nel 2003), infatti, l'Italia e' divenuta il secondo mercato dell'Unione europea. Sul mercato italiano il maggior contributo alla raccolta proviene proprio dal segmento degli apparecchi da intrattenimento, che, con 18,5 miliardi di euro, rappresentano la principale categoria di gioco (44,4% del totale) e un segmento in forte sviluppo: tra il 2003 e il 2007 la raccolta e' cresciuta in modo esponenziale (+4.947%). Anche la quota sull'intero portafoglio giochi e' in deciso aumento, passando dal 2% nel 2003 al 18% nel 2004 fino al 44% nel 2007. Un'espansione di tale portata e' da imputarsi alla regolamentazione di questa tipologia di gioco che, proprio nello stesso periodo, ha permesso l'emergere di una pratica comunque gia' diffusa anche negli anni precedenti.

Questi numeri, elaborati da un team di ricerca Nomisma, sulla base di fonti Aams, e' utile per capire qual e', effettivamente, la dimensione e la portata dell'universo del gioco e per muovere oltre, nella individuazione delle caratteristiche dei giocatori. Molti dei quali, come conferma Nomisma, sono giovani. E in aumento e prediligono, tra tutte le offerte, l'universo delle scommesse on line. L'ente di ricerca bolognese ha voluto approfondire il tema, gia' in realta' sotto la lente di ingrandimento da diversi anni, strutturando un team di ricerca che prende il nome di Osservatorio 'Gioco&Giovani' che ha realizzato nel 2007 un'indagine, condotta su un campione di scommettitori on line che ha permesso di evidenziare comportamenti, modalita' e approccio al gioco che caratterizzano i giovani utenti di eta' compresa tra i 18 e i 26 anni. Da diversi anni ci stiamo occupando del tema del gioco'', spiega l'amministratore delegato di Nomisma Giorgio De Rita, evidenziando che ''ci e' sembrato giusto strutturare un Osservatorio in grado di approfondire il tema''. ''Quello del gioco pubblico con premi in denaro e' un settore in grande crescita, con un giro d'affari di 43 mld di euro che produce 8 mld di euro di entrate per l'erario. Dunque grande rilevanza economica, ma anche attenzione alla linea di confine tra attrazione economica e rischio patologico''.

''Riteniamo - sottolinea De Rita - che ci sia il dovere di monitorare per capire come il fenomeno evolve e cresce, si diversifica e vede l'impatto della tecnologia sempre piu' forte, un allargamento qualitativo dell'offerta, oltre che quantitativo. In particolare abbiamo cercato di approfondite come il giovane vive il gioco e con quali rischi da una parte e dall'altra qual e' la consapevolezza delle imprese e il loro livello di responsabilita' sociale''. Innanzitutto, rispetto al rischio che il gioco si trasformi in una vera e propria patologia, De Rita chiarisce molto bene che ancor prima che esercitare una qualche forma di controllo, pur doverosa ad esempio da parte dei genitori sui figli, e' indispensabile che si crei una cultura e una consapevolezza diffusa su che cosa sia il gioco e quali conseguenze possa comportare. Consapevolezza e cultura che oggi non ci sono. Perche'? ''la ragione sta nel fatto - chiarisce De Rita - che le imprese faticano a diffonder i dati che le riguardano. Mancano di trasparenza. E questo anche per una forma di prudenza a non 'pubblicizzare' il gioco, conoscendo i rischi patologici a cui si puo' andare incontro''. Insomma, una sorta di corto circuito. Perche' meno si conosce il tema, meno consapevolezza esiste intorno ad esse e piu' facilmente e' possibile cadere in una rete senza rendersene conto, mancando, di fatto, qualsiasi forma di prevenzione.