VITA

Adozioni, in Europa adesso si parla italiano È la prima volta che questa carica spetta a un nostro connazionale. Obiettivo numero uno: «Posizioni comuni contro il traffico di bambini»

25 Aprile Apr 2008 0200 25 aprile 2008

nomine Angelo Moretto al timone di Euroadopt

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nomine Angelo Moretto al timone di Euroadopt

Ha appena preso il timone di Euradopt, la rete che riunisce gli enti autorizzati alle adozioni di 13 Paesi europei, e ha le idee molto chiare su dove vuole condurla, Angelo Moretto. Medico al Sacco di Milano, professore di Medicina alla Statale, Moretto è membro del Consiglio direttivo del Ciai e padre adottivo.
È il primo italiano ad essere stato eletto presidente dell'organizzazione fondata a L'Aja nel 1993, durante i lavori di preparazione della Convenzione sulle adozioni internazionali cui i primi enti del coordinamento hanno dato un intenso contributo.
Vita: Cos'è diventata Euradopt dopo 15 anni di lavoro?
Angelo Moretto: È partita come una rete di mutuo aiuto tra le organizzazioni che si muovevano nel mondo delle adozioni internazionali e oggi rappresenta un autorevole network che dialoga con le istituzioni sul tema dell'infanzia. Recentemente ci siamo rapportati al Parlamento europeo nell'ambito della decisione sulle politiche per i minori.
Vita: Che tipo di confronto c'è tra gli enti che aderiscono alla rete?
Moretto: È volto allo scambio di informazioni e di buone pratiche in una situazione di grande differenza culturale. Gli enti dei Paesi del Nord, ad esempio, ci hanno insegnato molto in termini di qualità ed efficienza ma hanno una visione un po' meccanicista dell'adozione. Da noi imparano ad affrontare il tema degli aspetti relazionali.
Vita: Quali programmi ha per il suo mandato da presidente?
Moretto: L'impegno è quello di riuscire a tradurre in azioni i discorsi sulla trasparenza e sull'eticità dei comportamenti delle organizzazioni.Vorremmo puntare a coinvolgere maggiormente in Euradopt tre Paesi attualmente sottorappresentati: la Francia, che ha un solo ente associato; la Spagna e anche l'Italia. Dei 70 enti del nostro Paese sono in Euradopt solo Ciai e Aibi, che da soli rappresentano circa il 10% dell'adozione italiana, ma la platea va allargata. L'aumento dei membri significherà che abbiamo diffuso una cultura etica nei Paesi da cui gli enti provengono.
Vita: E sul fronte dei Paesi d'origine?
Moretto: Proprio qui sta il punto. Se le organizzazioni dei Paesi adottanti riusciranno a produrre posizioni comuni nelle realtà di crisi e a rischio di traffico sarà possibile combattere meglio il fenomeno, facendo da pungolo alle rispettive autorità centrali perché facciano controlli più incisivi.