VITA

Imponibili... poco imponenti

6 Maggio Mag 2008 0200 06 maggio 2008

I manager del non profit rivelano le loro dichiarazioni dei redditi. E si scopre che esiste un’altra Italia. Che non insegue guadagni.

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I manager del non profit rivelano le loro dichiarazioni dei redditi. E si scopre che esiste un’altra Italia. Che non insegue guadagni.

Dotti Giovanni, detto Johnny. Dichiarazione 2006: reddito imponibile 34.256 euro; dichiarazione 2007: reddito imponibile 33.463. Per chi non lo sapesse, Dotti è stato negli ultimi sei anni alla testa della più grande galassia di cooperative sociali italiane, Cgm, e ne ha guidato la transizione verso una nuova forma associativa, Welfare Italia. Interpellato da Vita nel pieno di questa febbre da guardonismo fiscale, scatenato dalla discutibile trovata di Visco, non batte ciglio. Un capitano d?industria a duemila o poco più euro al mese? «Beh, ma gli altri non sanno di quanti benefits godo: amici, storie straordinarie che incrocio ogni giorno, pezzi di socialità nuova che vedo nascere e consolidarsi ogni giorno».

Vanno così le cose nel non profit. In quest?Italia che sembra mangiarsi il fegato per i guadagni dell?inquilino della porta accanto, qui invece nessuno si scompone. Anzi, si sfoderano con orgoglio numeri modesti, per dire che non sono quelli che contano. Eppure nessuno dei personaggi interpellati da Vita si è tirato indietro; solo qualche defaillance di carattere logistico, come quella di Paolo Ramonda, neo presidente della Giovanni XXIII, che abbiamo intercettato in missione a Gerusalemme per la sua comunità e che in tutta sincerità non riusciva a memoria a mettere insieme due numeri affidabili. O come Vincenzo Linarello, che sta a capo di Goel, consorzio di cooperative sociali calabresi, ma che i soldi guadagnati li mette tutti nella cassa comune della comunità in cui vive.

Storie di un?altra Italia? No, storie di questa Italia. Che non ha problemi di privacy, per due motivi. Primo, perché non c?è molto da nascondere («È sconcertante che sia considerato scandaloso e rischioso rendere pubblici questi dati», dice Sergio D?Angelo, presidente del Consorzio Gesco di Napoli e uno degli esponenti più in vista di Legacoop sociali). Secondo, perché come spiega Giangi Milesi, presidente del Cesvi, «la trasparenza in casa nostra è una pratica e non solo uno slogan». E dettaglia: «I miei compensi sono decisi dal consiglio d?amministrazione. È stabilito nello statuto del Cesvi. Io sono davvero dipendente Cesvi e posso essere cacciato in ogni momento. Oltre ai revisori contabili (tutti volontari, 3 effettivi più 2 supplenti che ogni mese vengono qui a controllare la contabilità) c?è anche il consiglio dei garanti. Siamo lontani mille miglia da realtà come la Pirelli dove Tronchetti decide ciò che vuole. Qui sono loro a decidere. Tieni presente che quando lavoravo nel profit guadagnavo il doppio». E sulla trasparenza insiste anche Antonio Sambo, coordinatore di Civitas: «La trasparenza è un valore, non va confusa con il pudore e la privacy: forse bisogna focalizzare meglio l?equilibrio fra le tre componenti, ma certo va tenuto fermo che si tratta di tre cose diverse».

Le dichiarazioni dei redditi del non profit fanno saltare un po? di equazioni. Senz?altro quella secondo cui il guadagno è necessariamente il primo scopo del lavoro che si fa. Secondo, salta l?equazione che lega livello di responsabilità al livello di reddito. Dice Stefano Bernardi, uno che con 25mila euro di imponibile dirige cooperative che fatturano 7 milioni di euro: «A me non scoccia di guadagnare poco, quello che mi scoccia è che nessuno ci crede che tu puoi fare quelle cose, avere quelle responsabilità, e prendere così poco: soprattutto da parte degli interlocutori pubblici. Il riconoscimento del valore di una scelta è calato moltissimo: da una parte c?è chi dà per scontato che redditi così bassi siano falsi, dall?altra chi sa che i numeri sono veri e che allora ti considera uno sciocco, perché non guadagni quanto potresti».

Nel non profit poi non si apre quella forbice che invece divarica l?Italia tra pochi ricchi e tanti che arrivano con il fiatone a fine mese. A Banca Etica vige la regola che lo stipendio più alto non può essere più del quintuplo di quello dell?ultimo arrivato. Alla Comunità Tau di Arcene di Bergamo, la responsabile prende addirittura meno dei suoi dipendenti. Spiega così il paradosso Manuela Bartesaghi:«Avrei fatto tutto gratis, ma è importante che nel bilancio ci sia la voce di spesa per il responsabile della comunità, una figura che ci dovrà essere anche quando non sarò più io a incarnarla. E non tutti sono obbligati a fare le mie stesse scelte». Insomma, siamo bravi, ma per favore non scambiateci per personaggi di una favola.

Andrea Olivero

  • 75mila euro. Si tratta del reddito complessivo, che comprende i gettoni per la partecipazione ai cda in qualità di presidente Acli. Che però Olivero, insegnante di professione, restituisce per intero all?associazione.

Michele Candotti

  • 115mila euro. La dichiarazione dei redditi del direttore generale del WWF è cumulativa con quella della moglie. Il 55% del reddito è accreditabile alle sue attività. Il WWF fattura 21 milioni di euro l?anno.

Johnny Dotti

  • 33.463 euro. È l?imponibile del presidente del gruppo cooperativo Cgm. Una responsabilità che riguarda 1.200 imprese sociali, con 35mila addetti. Il fatturato aggregato sfiora il miliardo di euro.

Fabio Salviato

  • 70mila euro. 3.500 euro netti al mese per il presidente di Banca Etica. Il suo stipendio non può superare di 5 volte il salario più basso degli impiegati. I dirigenti dell?istituto guadagnano il 30% in meno degli standard di mercato.

Sergio D?Angelo

  • 69mila euro. Il 90% dell?imponibile lordo proviene dalla carica di presidente del consorzio di cooperative sociale Gesco di Napoli che impiega 2.031 lavoratori e l?anno scorso ha fatturato 15 milioni di euro.

Manuela Bartesaghi

  • 12.818 euro. A tanto ammonta il Cud della responsabile della Comunità Tau di Arcene. In comunità lavorano 15 persone, di cui 13 dipendenti. La Bartesaghi, che ha un figlio e vive sola, è una dei due co.co.co.

Franco Taverna

  • 32.250 euro. Con quattro figli naturali più tre in affidamento e una moglie a carico, è questa la cifra dell?imponibile del segretario generale di Exodus. Taverna governa una realtà con un giro d?affari di circa 10 milioni.

Stefano Bernardi

  • 25.852 euro. A tanto ammonta il reddito 2006 di Bernardi, 5 figli, direttore del consorzio Ravviva di Torino (7 milioni di fatturato e 300 fra soci lavoratori e dipendenti) e dell?ente di adozioni internazionali Enzo B.