VITA

5 per mille: pagamenti 2006, l'IBAN corre sul filo

11 Giugno Giu 2008 0200 11 giugno 2008

Telefonisti del ministero del Welfare al lavoro per reperire le coordinate bancarie dei beneficiari

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Telefonisti del ministero del Welfare al lavoro per reperire le coordinate bancarie dei beneficiari

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«Pronto? Sono del ministero del Welfare, so che aspettate i pagamenti del 5 per mille 2006: potete mandarmi un'email con il vostro codice IBAN? Sa, altrimenti non possiamo liquidare...»: succede in Italia, anno 2008, proprio in questi giorni. In decine (a quanto ne sappiamo noi), centinaia (sicuramente), migliaia (probabilmente) sedi di associazioni che hanno diritto a ricevere il 5 per mille 2006 si sta svolgendo questa conversazione telefonica. No, non sono le intercettazioni di cui si parla tanto sui giornali, ma la messa in scena dell'incapacità della macchina burocratica pubblica di funzionare con un minimo di efficienza e anche, perché no, economicità.

Succede infatti che al ministero del Welfare, in cui è inglobato l'ex dicastero della Solidarietà sociali, spetta liquidare le quote del 5 per mille 2006 a circa 28mila enti. Per farlo, ha bisogno di conoscere le coordinate bancarie. Per conoscerle, l'Agenzia delle Entrate aveva escogitato un sistema che - per una volta - ci era sembrato efficiente e moderno: aveva infatti chiesto, all'atto dell'iscrizione delle onlus al 5 per mille di quest'anno, di inviare telematicamente le coordinate bancarie, proprio in modo di procedere ai pagamenti. Un metodo semplice, veloce ed economico. Invece, a poche settimane da quella trovata, che succede? Come in un film degli anni Cinquanta, ecco i telefonisti. Che chiamano le associazioni e chiedono quello che le stesse associazioni avevano inviato via internet all'Agenzia delle Entrate.

Che dire? Non sappiamo se i telefonisti del Welfare stiano contattando tutte le associazioni che aspettano i pagamenti. Speriamo che si siano limitati a sentire quelle che, per vari motivi, non sono riuscite a inviare l'IBAN online. Speriamo (per loro) che non si debbano sobbarcare 28mila telefonate i cui esiti ovviamente sono incerti (e se in associazione in quel momento non c'è nessuno? se il presidente è malato? se chi risponde - come biasimarlo? - non si fida di un ministero che ti chiama a domicilio, e rifiuta di inviare le coordinate?) e i cui costi immaginiamo ingenti. Speriamo, infine, che si trovino al più presto metodi più efficienti, economici e anche rispettosi della dignità delle associazioni (e dei telefonisti) per liquidare somme che le onlus aspettano da due anni.