VITA

l'agenzia per le onluse la legge che verrà Un documento per delineare il futuro della norma fiscale. No al tetto, ai rendiconti, allo sport... ma sì al premio per i "piccoli" di Gabriella Meroni

26 Settembre Set 2008 0200 26 settembre 2008

5 per mille Proposta dei saggi guidati da Zamagni

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5 per mille Proposta dei saggi guidati da Zamagni

Un 5 per mille stabile, senza tetti, con meno destinatari e soglie di sbarramento per favorire le realtà più piccole. Ecco i desiderata dell'Agenzia per le onlus, che ha prodotto il 5 settembre un documento-proposta su «una disciplina legislativa per razionalizzare e rendere stabile» il 5 per mille.
Vediamone il contenuto. Dopo aver premesso che il 5 per mille è un «miglioramento del regime fiscale», l'Agenzia affronta il nodo dei beneficiari, passati in tre anni da circa 30mila a quasi 80mila, con l'introduzione delle associazioni sportive dilettantistiche. Secondo Zamagni e soci, la legge dovrebbe comprendere solo quattro destinatari: onlus, associazioni di promozione sociale, associazioni e fondazioni riconosciute operanti nei settori previsti dall'articolo 10 della legge 460 e fondazioni nazionali di carattere culturale. Niente Comuni, niente sport. Quanto alle procedure, semplificazione massima grazie a un elenco permanente dei beneficiari (modificabile solo con i nuovi ingressi) e nessuna documentazione richiesta ad onlus e aps iscritte nei pubblici elenchi.
Sulla rendicontazione, l'Agenzia ha le idee chiare: via l'obbligo di rendicontazione separata, è sufficiente una «comunicazione sociale» delle modalità di utilizzo dei fondi, magari su un sito istituzionale a disposizione degli enti che ricevono contributi di una certa consistenza. Ovviamente, ribadisce il documento, dovrà sparire qualsiasi "tetto", e dovranno essere accelerati i pagamenti. Per farlo, occorre sottrarre i fondi alle competenze dei singoli ministeri (Sanità, Lavoro ecc.), farli rimanere nel bilancio del ministero dell'Economia e far gestire le erogazioni all'Agenzia delle Entrate.
Ma la vera novità è al punto 6 della proposta, dove si parla di «polverizzazione» delle scelte. Come evitarla? Primo: stabilire una soglia minima («ad esempio 100 euro») al di sotto della quale il 5 per mille non si attribuisce all'ente cui è destinato, ma confluisce nel fondo delle quote non assegnate (quelle senza codice fiscale) che poi è ripartito proporzionalmente tra le associazioni che hanno ricevuto più di quella soglia (100 euro); secondo, stabilire una soglia massima (10mila euro?), al di sopra della quale i beneficiari perdono il diritto alla quota del fondo indistinto. Esempio: se l'ente A ha racimolato 40 euro, non riceve nulla; se l'ente B ha diritto a 5mila euro, prenderà i 5mila più una quota del fondo indistinto (fino a 10mila euro); se all'ente C spettano 12mila euro, prenderà solo quelli. Complicato? Non per l'Agenzia, che spera così di evitare i costi di gestione di «importi insignificanti».