AFRICA

Gheddafi a capo dell’Unione africana

2 Febbraio Feb 2009 1846 02 febbraio 2009

Non ha mai nascosto la sua ambizione da “padre dell’Africa”. La nomina oggi del leader libico a presidente dell’Unione africana assomiglia a qualcosa di dovuto

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Non ha mai nascosto la sua ambizione da “padre dell’Africa”. La nomina oggi del leader libico a presidente dell’Unione africana assomiglia a qualcosa di dovuto

Muammar Gheddafi è il nuovo presidente dell'Unione africana. L’elezione è avvenuta nel corso di una sessione a porte chiuse del vertice dell’organizzazione di 53 Paesi del continente africano, in svolgimento a Addis Abeba. Il leader libico, che resterà in carica per un anno, succede al presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete. In base al principio della rotazione geografica, la guida dell'Unione spettava a un Paese nordafricano. Dal summit dell’Ua in corso in Etiopia Gheddafi ha lanciato subito un cambiamento: la Commissione dell’Ua sarà trasformata in una nuova “Autorità Ua”. come primo passo verso la creazione di un governo a livello continentale.

Il leader libico non ha mai nascosto la sua ambizione da “padre dell’Africa”, almeno dal ’99 ad oggi. Non è stupito della sua nomina, infatti, Angelo Del Boca, storico e autore della prima vera biografia di Gheddafi pubblicata a livello internazionale (Gheddafi, una sfida dal deserto, La Terza). «In fondo l’Unione africana l’ha inventata lui» dice a Vita.it. «Fu lui a dire che la precedente organizzazione (l’Oua, Organizzazione per l’unità africana, ndr) non funzionava, sia dal punto di vista politico che amministrativo, a radunare una quarantina di capi di Stato africani a Sirte e a lanciare la nuova Unione africana. È normale che sia arrivato alla presidenza, quel che bisogna vedere ora è cosa farà».

Fu il luglio del ’99 il mese dell’ennesima metamorfosi politica del leader libico: dopo aver ignorato per 22 anni ogni vertice africano, Gheddafi atterrò al summit algerino dell’Organizzazione per l’unità africana. Rifiutò bollandola come “simbolo dell’imperialismo” la suite dell’hotel Sheraton che il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika gli aveva riservato e montò la sua sontuosa tenda beduina davanti al palazzo dove si svolgeva il vertice dell’Oua. Al vertice di Algeri il leader libico lanciò l’idea di un Summit straordinario a Sirte, in Libia, con l’obiettivo di procedere alla revisione della Carta dell’Oua, «poiché» dice in quell’occasione «è giunto il momento di unire il continente e di dare vita agli Stati Uniti d’Africa per meglio affrontare le sfide poste dal nuovo millennio». Nel settembre successivo a Sirte, il progetto fu precisato per essere poi definito nei dettagli nel corso di una sessione straordinaria dei ministri degli Esteri a Tripoli nel giugno 2000. L’Atto costitutivo dell’Unione Africana fu quindi adottato dal Vertice di Lomé nel luglio successivo.

«In questi ultimi anni Gheddafi ha sempre lavorato dietro le quinte» spiega Del Boca. «È dal 2000 che gira il continente, cercando di comprare tutto quel che è comprabile in Africa. Ha acquistato miniere un po’ ovunque, in cambio costruisce alberghi e moschee e ha conquistato diversi alleati tra le leadership africane. In realtà l’Ua lui la vorrebbe fare targata Libia».

Negli ultimi anni, mentre i suoi ingegneri progettavano la prima vera strada transahariana della storia dell’umanità, da Tripoli a N’Djamena in Ciad, e addirittura un treno nel Sahara, Gheddafi ha continuato a parlare del suo progetto di creare gli “Stati Uniti d’Africa”, ovvero di un una confederazione di stati indipendenti, uniti da una comune politica estera e soprattutto economica.
«Beh, intendiamoci, il fatto che sia realizzabile è tutto da vedere» afferma Del Boca. «Molte delle sue idee appaiono utopiche, come quella di creare un unico esercito continentale panafricano. Però è anche vero che almeno è uno che ha dei programmi e dei traguardi». Se negli scorsi anni l’idea degli Stati Uniti D’Africa lasciava perplessi molti leaders del continente, negli ultimi anni il consenso sembra cresciuto. «Anche perché lui è l’unico che ha i soldi, oltre alle idee» commenta Del Boca.

Non a caso oggi l’elezione del nuovo presidente dell’Ua è coincisa con l’approvazione di un cambiamento strutturale: la Commissione dell’Unione africana (Ua) sarà trasformata in una nuova “Autorità Ua”, come primo passo verso la creazione di un governo a livello continentale. La decisione è stata assunta dai leader dei 53 Paesi africani al termine di un confronto sulla proposta di un “governo dell'Unione” avanzata da Gheddafi. Il Presidente della Commissione Ua Jean Ping ha spiegato alla stampa che la nuova autorità avrà un mandato più ampio dell'attuale commissione e sarà guidata da un Presidente e un Vicepresidente, mentre i Commissari diventeranno dei ministri con portafoglio. «In linea di principio, possiamo dire che lo scopo finale è gli Stati Uniti d’Africa» ha dichiarato Ping «stiamo creando un'istituzione con un mandato più ampio, con maggiori capacità, che ci porterà alla creazione di un governo dell’Unione». Il nuovo sistema non limiterà la sovranità dei governi nazionali, ha sottolineato Ping, come temuto da molti leader africani, che per tale motivo hanno espresso riserve sul progetto di un governo dell’Unione.

E nei rapporti con l’Europa qualcosa cambierà? «Il fatto che ci sia lui, che è l’uomo più ambizioso della terra, a capo dell’Unione africana e il fatto che da oggi possa parlare non più a nome della Libia ma di tutto il continente potrebbe produrre qualche cambiamento» dice Del Boca, «difficile prevedere quale».