Religioni

Viaggio in Terrasanta, il Papa tra due fuochi

1 Maggio Mag 2009 0200 01 maggio 2009

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Non poteva farsi più incandescente il clima in cui il Papa si accinge a compiere il pellegrinaggio in Terrasanta (8-15 maggio). Tra ebrei e palestinesi, per motivi opposti, crescono malumori o diffidenze verso il viaggio di Benedetto XVI. Con gli ebrei tutto sembrava appianato, dopo i ripetuti chiarimenti sull'affare Williamson. Anzi, proprio da parte israeliana si era insistito per la realizzazione del viaggio, che sembrava destinato a nuovi rinvii dopo la guerra di Gaza. Ma la partecipazione del Vaticano alla Conferenza di Ginevra contro il razzismo e le parole di sostegno del Papa all'iniziativa (boicottata da Israele) hanno riacceso il sospetto. «Decisione incauta», ha tuonato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.
Nemmeno fra i cristiani di Terrasanta, in maggioranza cristiani palestinesi, si può dire che la gioia sia l'unico sentimento davanti alla visita del Papa. Temono che Ratzinger debba pagare un prezzo troppo alto per fare pace con i "fratelli maggiori". «Sembra un viaggio a Canossa», è stato l'acido commento dell'arcivescovo greco ortodosso Teodosio, di Sebaste, in Galilea. Ma anche il patriarca di Gerusalemme, Fouad Twal, non ha nascosto i dubbi del suo gregge: «La comunità cristiana locale, palestinese, ci ha manifestato i suoi interrogativi e i suoi timori».

GAZA, IL PARROCO INQUIETO
Sempre più inquieto anche l'unico parroco cattolico di Gaza, padre Manuel Musallam. Racconta a Vita: «Abbiamo chiesto al governo israeliano i permessi per 250 persone, cristiani e musulmani, per poter raggiungere il Papa durante la visita, e non c'è ancora risposta. Di cosa hanno paura? Possono farci tutti i controlli di sicurezza. Ma abbiamo il diritto, come fedeli, di partecipare alle cerimonie del Papa e di muoverci lungo il suo percorso. Non andremo a Betlemme se ci negano il permesso per Gerusalemme. La situazione a Gaza è gravissima. Il blocco dei territori totale. Noi chiediamo al Papa il coraggio per denunciare l'ingiustizia che soffre il nostro popolo e per chiedere la fine dell'occupazione israeliana».

ipse dixit
Più il Vaticano sarà amico d'Israele, più potrà sfruttare questa amicizia per far avanzare la pace e la giustizia. Se le tensioni tra la Chiesa cattolica universale e Israele permangono, ci rimettiamo tutti quanti, cristiani e arabi.
Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme