sviluppo

Il nucleare è legge

9 Luglio Lug 2009 2337 09 luglio 2009

Entro 6 mesi è prevista l'individuazione dei siti per la costruzione delle nuove centrali

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Entro 6 mesi è prevista l'individuazione dei siti per la costruzione delle nuove centrali

Ritorno al nucleare, istituzione della class action da gennaio 2010 (senza valore retroattivo) e ripristino dei fondi per l'editoria.

Sono solo tre dei provvedimenti contenuti nel ddl sviluppo (Atto Senato n. 1195-B) approvato oggi in Senato in via definitiva con 154 voti a favore, uno contrario e un astenuto. Favorevoli: PdL, Lega e Udc mentre, al momomento della votazione, i senatori di Pd e Idv non hanno partecipato al voto nel tentativo di far mancare il numero legale.

Entro 6 mesi è prevista l'individuazione dei siti per la costruzione delle nuove centrali. E viene istituita una Agenzia per la sicurezza che avrà il compito di controllare tutte le attività concernenti gli impieghi dell'energia nucleare, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi, la protezione dalle radiazioni, e la vigilanza sugli impianti.

Soddisfatto per l'approvazione il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola per il quale la Legge Sviluppo ''colma un vuoto di oltre vent'anni e affronta finalmente i nodi irrisolti, i veti e le contraddizioni della gestione dell'energia nel nostro Paese che ci hanno fatto sinora pagare l'elettricità il 30% in più degli altri Paesi europei, ci hanno fatto dipendere dall'estero per l'85% dei nostri consumi e condannato ad alti tassi di inquinamento''. Con questa legge, prosegue il ministro, ''si snelliscono fortemente le procedure per la realizzazione delle reti e delle infrastrutture energetiche, si dà forte impulso alle fonti rinnovabili, si riapre la strada al nucleare. Diventa operativo il percorso per ridurre la nostra dipendenza dall'estero, abbassare il costo dell'energia, ridurre l'inquinamento, realizzare un mix elettrico con il 50% di fonti fossili (contro l'attuale 83%), il 25% di rinnovabili dall'attuale 18%, il 25% di nucleare''.

Un ritorno che non piace agli ambientalisti, ovviamente: «L’approvazione della legge che rilancia il nucleare in Italia è una crepa nella credibilità del nostro Governo», ha detto Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia, «Le buone intenzioni reiterate nel confronto con i Grandi vengono di fatto smentite o contraddette da un provvedimento che, finanziando il nucleare, prosciuga ogni altra risorsa destinabile ad azioni immediate e a portata di mano per la lotta ai cambiamenti climatici. E se ciò non bastasse, con lo stesso provvedimento all’art. 33 si è creato un aggravio per gli auto produttori di energia (quindi anche quella rinnovabile) che saranno costretti a pagare un dazio per l’immissione alla rete. Dazio che invece non paga, guarda caso, chi immette energia ad alta tensione, come ad esempio l’Enel, con le centrali a carbone. E quindi è legittimo domandarsi: a chi giova questa ostinata insistenza?”.

Non solo. Nel provvedimento, prosegue Scajola, figura anche ''la class action e le misure a tutela dei consumatori''. Nella Legge Sviluppo, infatti, rileva Scajola, ''viene introdotta nell'ordinamento italiano l''azione di classe' a tutela dei consumatori e norme di maggiore trasparenza per i servizi energetici e di telecomunicazione''.

La norma non ha però valore retroattivo, punto questo non gradito alle opposizioni. "Oggi cala il sipario sugli scandali finanziari dell'Italia che hanno coinvolto milioni di piccoli risparmiatori", sottolinea il senatore del Pd Filippo Bubbico, ricordando che il provvedimento licenziato dal Senato "oltre ad essere un'occasione perduta per il sistema economico e produttivo del Paese, libera il campo dalla possibilità di ricorrere alla class action per i milioni di cittadini vittime dei più grandi scandali finanziari degli ultimi anni".

Apprezzamento bipartisan invece per la reintroduzione dei contributi all'editoria. "E' legge il testo tanto dibattuto e sospirato sull'editoria contenuto nel ddl sull'energia e sviluppo: è una boccata d'ossigeno per un settore gravemente in crisi che rischia senza una vera riforma di non avere un futuro'', afferma il senatore del Pd Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Cultura. ''E' stata comunque - prosegue - un'importante iniziativa parlamentare condivisa che ha raccolto sollecitazioni e proposte provenienti dai giornali e dagli editori colpiti dalla tagliola di Tremonti di un anno fa".