Adozioni e Affido

La scheda? Meno male che non ci siamo fidati

23 Ottobre Ott 2009 0200 23 ottobre 2009

il nostro special need

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il nostro special need

Lorenzo guarda dritto in camera, gli occhi castani e lo sguardo da marpione. Nemmeno una foto può contenere la sua vitalità. Sembra impossibile, a vederlo sgambettare in spiaggia con un costumino rosso Ferrari, che fosse classificato tra gli special needs. Ritardo psicomotorio, recitava la scheda. «Quante ne diceva, quella benedetta scheda!», ricorda Laura Paoli, la sua mamma. «Gliele elenco perché le so tutte a memoria, le cose che gli erano successe: aveva subito la rottura dell'anca a un anno, era stato operato d'ernia inguinale, aveva difficoltà nel parlare, aveva il palato cupolino per l'abitudine a succhiare il dito, aveva preso un farmaco per bambini iperattivi, gli era stato messo anche un sondino naso-gastrico. Per i responsabili del suo istituto, in Bulgaria, non era nemmeno adottabile».
Nella pratica, Lorenzo era stato tenuto a letto per gran parte dei primi due anni della sua vita. Con pochi stimoli e scarse opportunità di muoversi, non aveva sviluppato grandi capacità psico-motorie. «A tre anni e mezzo gli tenevano ancora il pannolino, noi gliel'abbiamo tolto in una settimana», racconta la signora Paoli. E s'intenerisce a parlare del bambino che le è rinato tra le braccia. «Adora la musica, i documentari sugli animali e ha un desiderio incredibile di comunicare».
Siamo lontani dal momento in cui, nel novembre di un anno fa, Mirco e Laura erano a colloquio con la psicologa di AiBi davanti a quella "famosa" scheda. «Ci hanno spiegato tutto e poi ci hanno lasciati soli. Ci siamo guardati negli occhi e mio marito mi ha detto: "Se non lo accogliamo noi, quale sarà il destino di questo piccolo?"». Era fatta. Poi ci sono stati quattro mesi di attesa: «Durissimi, quante angosce!», ricorda Laura. E alla fine, il 18 agosto, Lorenzo è arrivato finalmente in Italia. Vive a Lucca, a 5 chilometri dalle mura. «Secondo i pediatri è in buona salute. Lui, di certo, è vivacissimo!», spiega la mamma. «Ma come non capirlo? Deve recuperare il tempo perso!».