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Caro Panorama, non esiste il "sequestro di stato"

13 Novembre Nov 2009 1413 13 novembre 2009

Panorama accusa: troppi errori, dovuti a fretta e anche a un business che vale un milione di euro l'anno. Andrea Bollini (Cismai) replica all'inchiesta

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Panorama accusa: troppi errori, dovuti a fretta e anche a un business che vale un milione di euro l'anno. Andrea Bollini (Cismai) replica all'inchiesta

«Ma quale sequestro di Stato, il problema semmai è che il legame di sangue in Italia è ancora un mito, difficile da recidere»: sbotta così Andrea Bollini, presidente del CISMAI-Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia.

Panorama questa settimana dedica la sua copertina ai 32mila minori che la giustizia ha allontanato dai loro genitori, raccontando quattro storie di errori clamorosi, a partire dai due fratellini sottratti ai genitori a Basiglio, alle porte di Milano, la scorsa primavera. “Sequestri di stato", è il titolo. All'interno del servizio si parla dei bambini dati in affido (16mila) e messi in comunità (15mila) come di «rapiti». Questi bambini sono stati «tolti con forza alle famiglie, non sempre per buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità, Ma anche a un business che vale più di un miliardo di euro l'anno». Insomma, «è tutto il sistema a essere messo sistematicamente in discussione».

È su questo che Bollini non ci sta. «Casi di errori giudiziari ci sono stati e ci sono, come pure allontanamenti che non dovevano essere fatti. Ma guai a delegittimare e screditare un sistema facendo credere che l'errore sia sistematico. Questa non è solo disinformazione, è un colpevole rigurgito di adultocentrismo che dimentica i diritti dei bambini», dice. «Storture nel sistema di protezione dei bambini maltrattati ci sono, ma sono di tutt'altro genere, come il fatto che un bambino abusato debba ripetere in ogni grado di giudizio la sua testimonianza: questa sì è violenza istituzionale».

Dal suo osservatorio Bollini non crede al dato citato su Panorama da GianLuca Vignale, consigliere regionale Pdl del Piemonte: 77% dei minori allontanato per metodi educativi non idonei e per impossibilità di seguire i figli, ovvero per «motivi soggettivi». Al contrario vede negli anni un aumento degli allontanamenti fatti per motivi estremamente gravi, come l'abuso o il fortissimo disfunzionamento della capacità genitoriale dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali. «Oggi i casi di maltrattamento lieve vengono trattati grazie ai servizi domiciliari e si tengono in famiglia, l'allontanamento si fa per i casi limite o per quelli dove non esistono più le condizioni per restare in famiglia». E comunque ai dati Bollini in questa materia non crede per prinicipio, poiché non esiste in Italia un sitema di monitoraggio sull'abuso e il maltrattamento dei minori. «È una vergogna, questo monitoraggio era previsto dal Piano infanzia, c'è stata una piccolissima sperimentazione con il Centro di documentazione per l'infanzia e l'adolescenza, ma poi tutto è svanito. Non si possono fare politiche serie di contrasto, prevenzione e presa in carico dei bambini maltrattati senza un quadro serio di conoscenza del fenomeno».

Giudici troppo interventisti, per Panorama. Troppo prudenti, dice invece nello stesso servizio Melita Cavallo, riferendosi al fatto che «diamo in adozione i bambini solo quando sono distrutti psicologicamente». Per Bollini i giudici negli ultimi anni hanno deciso meno allontanamenti, e «i provvedimenti urgenti dei giudici monocratici sono praticamente scomparsi: decide la Camera di Consiglio, con due giudici togati e due giudici onorari, anche questa collegialità è una garanzia». Soprattutto Bollini contesta quel 50% di minori che rientrano in famiglia letto come prova schiacciante della fallibilità del sistema: «è al contrario un dato positivo, vuol dire che anche il sistema di accompagnamento delle famiglie funziona. L'allntanamento non è una punizione per i genitori ma un'occasione che gli si dà per recuperare le loro competenze genitoriali. Se la metà ce la fa è un bene per tutti».