Aids

Aumentano i sieropositivi in Italia

27 Novembre Nov 2009 1608 27 novembre 2009

Lo svela l’Istituto Superiore di Sanità. Il problema è che le infenzioni risultano inconsapevoli

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Lo svela l’Istituto Superiore di Sanità. Il problema è che le infenzioni risultano inconsapevoli

In Italia aumentano i sieropositivi al virus Hiv. Attualmente, nel nostro Paese sono circa 170-180 mila le persone che fanno i conti con l'infezione, di cui circa 22 mila con Aids conclamato. «Aumenta il serbatoio totale dell'infezione, ovvero il numero di sieropositivi», spiega Gianni Rezza, a capo del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), oggi a Roma nel corso della presentazione della nuova campagna del ministero del Welfare per contrastare l'Aids, «ma l'epidemia sembra essere più nascosta perchè, parallelamente, diminuiscono i malati di Aids e i decessi». Merito, soprattutto, dei nuovi farmaci antivirali che, come ricorda il viceministro della Salute Ferruccio Fazio, «ritardano la comparsa della malattia». Molecole salvavita a cui, tuttavia, un numero crescente di persone arriva troppo tardi. Dei dati diffusi oggi, infatti, quello che più preoccupa è l'inconsapevolezza che regna sul “pianeta Hiv”: un sieropositivo su quattro non sa di esserlo. E non è tutto. Il numero degli “inconsapevoli” registra un allarmante trend di crescita:nel 2009 il 60% dei pazienti con Aids ha scoperto di essere sieropositivo troppo tardi, in concomitanza con la diagnosi di malattia conclamata. Ciò significa che solo un terzo ha potuto beneficiare delle terapie antiretrovirali. Gli addetti ai lavori riuniti al dicastero di Lungotevere Ripa,
hanno tracciato anche un identikit dei sieropositivi “inconsapevoli”: si tratta di 30-40enni, di entrambi i sessi, etero, omo e bisessuali, italiani e stranieri sessualmente attivi. «La scarsa percezione del rischio», riconosce lo stesso Fazio, «rappresenta il punto nodale nella lotta all'Hiv, perchè occorre spezzare la pericolosa catena dell'inconsapevolezza. Ogni sieropositivo inconsapevole, infatti, ne crea un altro».