adozioni

Le scuse delle Iene

23 Marzo Mar 2010 1138 23 marzo 2010

Si sono finti genitori adottivi ad Haiti. Ora scrivono: «Siamo rimasti incastrati in un meccanismo perverso»

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Si sono finti genitori adottivi ad Haiti. Ora scrivono: «Siamo rimasti incastrati in un meccanismo perverso»

Angela Rafanelli, l'inviata delle Iene che qualche settimana fa si era recata ad Haiti fingendosi, insieme ad un altro inviato, una coppia alla ricerca di un bambino da adottare, ha scritto al Ciai. Il reportage era andato in onda nella puntata delle Iene del 10 marzo. Vita ne ha parlato in La faccia crudele delle Iene.

"Buon giorno, sono Angela, l’inviata de LE IENE che insieme a Marco e a Pedro, (l’autore), ha realizzato il servizio ad Haiti. Ho letto personalmente tutte le mail ricevute e volevo ringraziarvi per aver voluto condividere con noi i vostri dubbi, dissensi e rimproveri.

Le domande che ci sono state fatte sono molte ma essendo una sola la spiegazione di quello che è successo, ho pensatoche la cosa più giusta fosse rispondere a tutti con la stessa mail. Spero che nessuno possa sentirsi offeso per questo.

Prima di tutto la cosa più importante credo sia rassicurarvi dicendovi che L’Unicef si sta occupando di Moise, e non solo di lui ma di tutti i bambini dell’orfanotrofio. Detto questo, condivido la vostra disperazione. Non potete neanche immaginare la sofferenza che abbiamo respirato e che, ancora oggi, ci stiamo portando dentro. Purtroppo il servizio non è niente rispetto a quello che abbiamo visto, sentito e che tutti i giorni succede laggiù.

Scrivervi è difficilissimo. E’ difficile mettere in parole il dolore che io per prima non sono riuscita ancora a piangere fino in fondo. Ovviamente nessuno di noi voleva coinvolgere i bambini. Sarebbe stato folle solo pensare il contrario. Purtroppo quello che è successo è stato imprevedibile… sia emotivamente che tecnicamente.

La decisione di presentarsi come una coppia desiderosa di aver un bambino è stata dettata dalla necessità di verificare la tratta dei minori sul campo, muovendoci come chi compra i bambini si muove. Noi eravamo là consapevoli che dovevamo fare solo due cose: proteggere i bambini e verificare la compravendita dei bambini stessi. Detta così sembra la cosa più semplice del mondo, soprattutto se seduti a casa propria sul divano… e perdonatemi se sembra una provocazione ma vi giuro che non lo è; io per prima sarei indignata quanto voi nel vedere un servizio che solo lontanamente paventa uno sfruttamento di minori!

La realtà è ben più complessa e violenta ad Haiti e forse, se noi abbiamo una colpa, è quella di non averla spiegata fino in fondo nel servizio. La violenza di cui parlo non è quella delle armi, dell’aggressione, non è quella fisica ma è la violenza della sopravvivenza, che si cela dietro una mano tesa, un sorriso, un pianto… La violenza subdola che scardina ogni morale, ogni limite etico, che legittima, in nome di ‘ce la devo fare’, qualsiasi gesto e scelta… che rende ogni momento una occasione per trarre profitto dal più debole… e può sembrare paradossale ma noi in quel momento, insieme a Moise, eravamo i più deboli e come Moise siamo rimasti incastrati in un meccanismo perverso di chi evidentemente sa come muoversi.

Abbiamo più volte cercato di arginare la situazione, più di quelle che vi abbiamo mostrato. Purtroppo per cercare di concludere l’adozione la direttrice ha fatto di tutto per farci creare un legame con il bambino e noi siamo rimasti incastrati in un ginepraio di ricatti emotivi difficilmente gestibili sul momento. Non vi nascondo che io per prima, sono caduta nella trappola dei meccanismi emotivi e pur non avendo mai pensato ad una adozione, in quella situazione ho cercato di capire come portare a casa con me Moise.

Avremmo potuto non mostrarvelo, evitando così di sottoporci alle critiche, ma purtroppo quello che a noi è accaduto succede ad Haiti ogni giorno, ogni minuto. E’ stato evidente che quello che vi abbiamo fatto vedere non è stato un caso unico per Moise ma che al contrario questi bambini sono abituati a questi tentavi di adozione e abbiamo pensato fosse doveroso far conoscere la realtà. Moise e gli altri bimbi purtroppo non sono vittime de LeIene ma della cultura sciacallo che permea da sempre Haiti e che ora più che mai con il terremoto ha pervaso il paese e si sta vendendo a chi veramente non ha scrupoli.

Il giro di affari prodotto dalle adozioni illegali è tale che i funzionari NON corrotti dell’IBESR (l’organo haitiano che si occupa di legalizzare le Adozioni) devono vivere con la scorta perché continuamente oggetto di attentati e minacce. Quello che a noi è successo, vi ripeto, ad Haiti accade facilmente ogni giorno, ogni minuto a migliaia di bambini . E a volerli portare via non sono giovani coppie desiderose di aiutare il prossimo ma trafficanti di organi, pedofili o sfruttatori di prostituzione.

Quel servizio mostra la realtà, anche se cruda è la realtà e anche se possiamo essere stati fraintesi, l’unico modo per far alzare le persone dalla propria routine e fare qualcosa è mostrare quello che veramente sta accadendo. Ci siamo dati la zappa su i piedi?!!! Non importa! Se questo servizio ha fatto muovere qualcuno per aiutare veramente i bambini, se questo dibattito può aiutarci a capire che la miseria di Haiti è atavica, radicata e che non bisogna ricostruire una casa ma una coscienza di un popolo intero allora qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Non era nostra intenzione farlo così ma abbiamo descritto e vissuto quello che accade. Non è in pericolo solo la vita di Moise, è in pericolo uno stato intero devastato da una storia di soprusi, violenze e miseria.