Sostenibilità

Un giorno a Vanzago, wilderness a due passi dalla metropoli

16 Aprile Apr 2010 0200 16 aprile 2010

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Alessandro, Luigi. E poi Muffy il muflone, l'aquila ferita, i gufi e i caprioli... Viaggio alla scoperta dell'Oasi milanese e dei suoi abitantidi Natascia Gargano
Fermata Vanzago, destinazione Oasi. Appena mezz'ora di strada per lasciarsi alle spalle il centro città e ritrovarsi in questi 200 ettari di bosco, un'ex riserva di caccia ora area protetta WWF. Ad attendere scolaresche, appassionati e milanesi in fuga dallo smog, ci sono Alessandro e Muffy. Il primo è uno dei tanti volontari che il sabato abbandonano cravatta e ventiquattrore per accompagnare i visitatori alla scoperta del parco e dei suoi abitanti. Muffy invece è una muflona che non ha smesso di seguire la sua guida nemmeno un attimo, lei ormai l'escursione la conosce a memoria. Due uscite guidate giornaliere - 10.30 e 15 - per un paio di ore di passeggiata nel bosco. Prima tappa: il Centro di recupero animali selvatici. Fiore all'occhiello dell'Oasi, il Cras di Vanzago cura ogni anno migliaia di esemplari, dal piccolo rondone caduto dal nido, al riccio morso dal cane fino al cervo ferito. Una sbirciata all'interno della clinica, i volontari sono indaffarati con il tran tran quotidiano. Valentina, giovane studentessa di veterinaria, sta preparando il pasto - insalata e pane inzuppati - per un germano reale impregnato di petrolio del fiume Lambro. «Dallo studente al pensionato, i volontari sono la linfa vitale del centro», ha spiegato Luigi Migliavacca, coordinatore dei volontari del Centro, una ventina in tutto. Il giro prosegue nel vivo del parco: i primi animali sul cammino danno forfait, la primavera è in ritardo e le tartarughe sono ancora in letargo. Poco dopo spuntano gli enormi occhi di una coppia di gufi reali; tra i più grandi rapaci notturni, sono uno spettacolo anche di giorno. Gli animali arrivano al Centro consegnati dalle guardie o da cittadini volenterosi: le trappole, la caccia, il commercio di animali selvatici, l'inquinamento, sono molte le minacce per la fauna locale. Da sette anni l'Oasi ha "adottato" un'aquila reale ferita da arma da fuoco nell'Appennino parmense, cui è stata amputata un'ala. Gli ampi gabbioni sono solo una sosta forzata per permettere ai rapaci di riabilitarsi alla vita selvatica. La regola infatti, come spiega la guida Alessandro, è che gli animali siano rimessi in libertà.
"Re del bosco" di Vanzago è senz'altro il capriolo, se ne contano una cinquantina. Tra gli altri inquilini ci sono i suoi predatori naturali, volpi e faine, e tutta una popolazione variegata - conigli selvatici, tassi, ghiri, gheppi, poiane, fagiani e numerosi uccelli migratori - che approfitta delle acque e dei canneti dei due laghi artificiali. E dal 2002, grazie a un fruttuoso progetto di tutela promosso dalla Provincia di Milano e dal WWF, pascolano fuori pericolo all'interno del parco alcuni esemplari di bovino varzese, antica specie autoctona che fino a pochi anni fa rischiava l'estinzione.
Accompagnata dai canti di picchi e fagiani, la passeggiata continua sotto il sole gentile della primavera appena cominciata, i rami degli alberi ancora spogli sono carichi di gemme, e presto l'erba verde si trasformerà in una fragrante distesa di mughetti. Mentre la giornata volge al termine e alle spalle s'intravede maestoso il Monte Rosa, il bosco non va a dormire. In serata, quando le luci in oltre 4mila città di 126 Paesi si spegneranno per un'ora, «Vanzago celebra l'Earth Hour con una passeggiata notturna in compagnia dei gufi», racconta Andrea Longo, responsabile dell'Oasi ,«le adesioni sono già oltre duecento». Le lanterne non dovrebbero servire, la luna è quasi piena.