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Avanti tutta sul prepensionamento di chi assiste disabili

19 Maggio Mag 2010 1521 19 maggio 2010

Prima volta alla Camera: l'esame va avanti anche se manca l'ok alla copertura finanziaria

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Prima volta alla Camera: l'esame va avanti anche se manca l'ok alla copertura finanziaria

Clamorosa “prima volta”, questa mattina, alla Camera. Silvano Moffa, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha deciso di andare avanti con l’esame e la votazione della legge sul prepensionamento di chi assiste disabili gravi, nonostante le perplessità della Commissione Bilancio circa la copertura finanziaria.

«Mi rendo conto che stiamo introducendo un meccanismo che, per la prima volta, potrebbe essere un po' distonico rispetto alla consuetudine e all'iter che hanno sempre accompagnato l'esame di provvedimenti che incidono anche, evidentemente, sull'articolo 81 della Costituzione. Pur tuttavia, signor Presidente e onorevoli colleghi, mi sento la responsabilità di chiedere che si vada avanti nell'esame di questo provvedimento, atteso che il lavoro che la Commissione ha portato avanti, anche nell'individuare delle coperture, incide minimamente sul livello retributivo e sul livello pensionistico e consente, sostanzialmente, di non alterare l'equilibrio economico che attiene agli enti di previdenza. Sotto questo profilo, nel rispetto delle opinioni e dei pareri che sono stati dati, mi affido alla sensibilità del Parlamento perché il provvedimento possa andare avanti ed essere varato nella giornata odierna», ha detto.

Moffa ha incassato, con questa scelta, il plauso di Dario Franceschini, e l’ok di Gincarlo Giorgetti, presidente della Commissione Bilancio, che ha detto «è opportuno iniziare la discussione di questo provvedimento». Al contrario Pierferdinando Casini ha ricordato come «anni fa, il Parlamento argentino sistematicamente prese la deriva di varare delle leggi senza copertura», mentre Bruno Tabacci ha detto che «nessuno può mettersi in testa di assecondare un percorso legislativo senza le coperture necessarie».

Una storia lunga ventisei anni

L'Aula della Camera ha avviato lunedì l'esame del testo unificato che riunisce le diverse proposte di legge recanti Norme in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili. Si tratta di un tema discusso già dalla precedente legislatura, che darebbe riconoscimento al lavoro di cura per chi assiste familiari aventi una invalidità del 100%, con necessità di assistenza continua poiché non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, riconoscendo a questi lavoratori uno sconto di anni lavorativi per la pensione. L'idea però risale addirittura al 1984. Giusto un anno fa, in commissione Lavoro una relazione tecnica del Governo aveva stoppato la legge, stimando 3 miliardi di costi aggiuntivi: una cifra che lo stesso relatore, Teresio DELFINO (UdC), aveva definito «sorprendente» (leggi qui), costringendo il relatore a presentare un nuovo testo che modificasse i requisiti di accesso al beneficio, innalzando il limite minimo di età dei potenziali beneficiari da 50 a 53 anni e aumentando da 15 a 18 il numero di anni di contribuzione versati nel periodo di costanza di assistenza al familiare convivente disabile (leggi qui). Il testo sbarca in aula dopo uno stop di nove mesi.

«Si tratta - ha detto il relatore Teresio Delfino - di un provvedimento fortemente atteso dai soggetti interessati, dalle associazioni rappresentative di tali soggetti e da un'intera fascia di lavoratori, pubblici e privati, che ha fatto enormi sacrifici nella propria vita per assicurare l'assistenza ai propri familiari colpiti da queste gravi patologie». Il testo del provvedimento molto cambiato rispetto al suo impianto originario, di cui si discute fin dalle precedenti legislature.

«Il testo oggi in esame rappresenta il frutto di un compromesso politico e tecnico indispensabile per consentire di limitare fortemente gli oneri discendenti dalla sua approvazione e sul quale, peraltro, vi sono ancora significative problematiche in corso alla luce del parere espresso dalla Commissione bilancio», ha subito precisato Delfino.

Il nuovo testo

Innanzitutto fa una distinzione tra dipendenti pubblici e dipendenti privati: per i primi è stata scelta la strada di novellare l'articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008, inserendo anche coloro che assistono familiari gravemente disabili tra i possibili beneficiari delle norme che consentono, in via sperimentale, per il triennio 2009-2011, l'esonero anticipato dal servizio per i cinque anni che precedono la maturazione del diritto a pensione, con il 70 per cento del trattamento complessivamente goduto.

Per i dipendenti privati si è scelto di introdurre - anche qui in via sperimentale per il triennio 2010-2012 - un sistema di prepensionamento legato all'età anagrafica degli interessati e all'età necessaria, in base alla legislazione vigente, per maturare il diritto a pensione. In particolare, si è scelto di consentire il pensionamento anticipato: rispettivamente a 60 anni per gli uomini e a 55 anni per le donne. Potrà godere del prepensionamento chi - a fronte di un periodo di costanza di assistenza al familiare convivente disabile pari almeno a 18 anni - ha versato almeno 20 annualità di contributi previdenziali.

«È naturale che avremmo voluto un provvedimento più strutturale e senza la scadenza temporale, ma il lungo e buon lavoro svolto in Commissione ci ha convinti a sostenere alcune soluzioni alternative proposte nel Comitato ristretto. Siamo consci del fatto che questo testo non è risolutivo di tutte le esigenze, tuttavia racchiude un grande valore simbolico e attesta il raggiungimento di un traguardo storico», ha detto Amalia Schirru, prima firmataria di uno dei testi.