salute

Il Sudafrica ostaggio dell'Aids

21 Maggio Mag 2010 0200 21 maggio 2010

Il presidente Zuma ordina un test per 15 milioni di persone. Ma è giallo sui farmaci

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Il presidente Zuma ordina un test per 15 milioni di persone. Ma è giallo sui farmaci

Il Paese ha investito due miliardi di euro: le previsioni dicono che le persone
in cura saranno due milioni.
I produttori sudafricani
non sono in grado di far fronte a questa richiesta
di antiretrovirali.
Ci vorrebbero quelli prodotti in India. Ma l'Europa
si è messa di mezzo.
E rischia di vanificare tutto. Ecco i retroscena
In principio fu la doccia. L'allora ex vicepresidente sudafricano Jacob Zuma descrisse così, con un semplice lavaggio acqua e sapone, la sua strategia per prevenire (e nel caso curare) il virus dell'Hiv, dopo aver avuto rapporti sessuali non protetti con una donna sieropositiva. Ma dal 2009, anno in cui Zuma è diventato presidente della nazione con il più alto tasso di sieropositivi al mondo (l'Oms ne stima 5,7 milioni), la politica è cambiata. Nel dicembre scorso, Zuma ha annunciato il lancio della nuova campagna nazionale per la lotta all'Aids, per poi stupire tutti nell'aprile 2010 sottoponendosi al test dell'Hiv, risultato negativo.
La nuova strategia - sostenuta con 21,5 miliardi di Rand (oltre 2 miliardi di euro) messi a disposizione dal ministero del Tesoro per l'anno 2010/2011- prevede che entro giugno 2011 circa 15 milioni di sudafricani siano sottoposti al test, portando così da 900mila a 2 milioni le persone in cura. «Si tratta di un passaggio chiave, perché al momento solo la metà delle persone che hanno bisogno di cure ha accesso ai medicinali», spiega Catherine Tomlinson, senior researcher della ong sudafricana Treatment Action Campaign. «La campagna di Zuma va nella direzione giusta, ma se non si risolve il problema dei farmaci, anche l'accesso alle cure sarà compromesso».

Caccia ai generici
I ricercatori di Treatment Action Campaign ricordano che quasi tutti i farmaci utilizzati dalle ong nel Paese sono generici, molti dei quali prodotti in Sudafrica. «Tra queste organizzazioni non profit», sottolinea Tomlinson, «ci sono realtà come Medici senza frontiere o la Clinton Foundation che si appoggiano ad accordi privilegiati con le aziende indiane e che quindi importano in Sudafrica farmaci antiretrovirali (Arv) fabbricati in India». Il gigante asiatico è noto per essere il più grande produttore di generici al mondo ed esporta nei Paesi poveri il 67% della sua capacità produttiva con prezzi che sfidano qualsiasi concorrenza. «Ora», ricorda la responsabile dei progetti di Msf in Africa Australe, Ariane Bauernfeind, «l'importazione dei generici indiani in Africa australe è messa a repentaglio dai negoziati India-Unione Europea e dalle pressioni fortissime che la Commissione Ue sta esercitando sul governo di New Dehli per costringerlo ad adottare misure legislative molto negative per le aziende indiane». Su questo le parole di Tomlinson sono lapidarie: «Se davvero l'UE riuscisse a bloccare o diminuire la produzione di generici indiani, l'intera Africa ne uscirebbe devastata. Una scelta di questo tipo porterebbe ad un aumento dei prezzi di tutti i farmaci, mettendo così a rischio i programmi, anche non governativi, per la lotta all'Hiv».
Ma Zuma può ritenersi fortunato: a differenza di un Paese come il Lesotho, dove il governo acquista il 95% dei farmaci antiretrovitrali dall'India, il Sudafrica può contare su una produzione locale di generici che può arginare un'eventuale crisi dell'industria farmaceutica indiana. Basterà per portare a termine il piano ambiziosissimo del presidente sudafricano? «No di certo», rispondono in coro le organizzazioni della società civile.

A prezzi superiori
In Sudafrica, la produzione di generici da parte delle aziende è stata incoraggiata dal governo, che attraverso una gara d'appalto sulla distribuzione di antiretrovirali ha stretto nel 2008 il contratto più costoso proprio con un produttore locale, Aspen Pharmacare, per un totale di 2,052 miliardi di Rand (circa 200 milioni di euro). Problema: l'azienda farmaceutica sudafricana produce generici con prezzi superiori a quelli acquisiti da Msf o dalla Clinton Foundation presso le multinazionali indiane. Non a caso, nel corso di un intervento tenutosi il 12 aprile presso l'Assemblea nazionale, il ministro della Salute, Aaron Motsoaledi ha dichiarato che «in Sudafrica i farmaci antiretrovirali sono acquistati a prezzi nettamente superiori rispetto a qualsiasi altro Paese».
È per questo che, in vista della prossima gara d'appalto, l'organismo di coordinamento tra ong e governo per la lotta all'Aids, il Sanac - South African National Aids Council assicura, per voce del suo direttore dell'area Advocacy, Junaid Seedat, che «il ministero della Salute e l'agenzia nazionale per la registrazione dei farmaci stanno lavorando per far scendere i prezzi dei farmaci in tempi brevi». E cioè costringere Aspen Pharmacare & co. a rivedere al ribasso i loro tariffari.

La questione dei brevetti
Un altro problema aperto è quello della registrazione dei farmaci, condizione sine qua non per la vendita e l'uso in Sudafrica. Le ong locali chiedono che sia aperta a tutti i produttori, anche stranieri, in modo da immettere sul mercato i farmaci, generici e non, con i prezzi migliori. Nel marzo 2010, la Sahcs - Southern African Hiv Clinicians Society ha scritto una lettera indirizzata al ministro della Salute e al direttore di Mcc - Medicine Control Council, organo di controllo sui farmaci nel Paese, denunciando ritardi nella registrazione di farmaci antiretrovirali generici. Nella lettera, la Sahcs - un'organizzazione di categoria e lobby che raccoglie 16mila medici uniti nella lotta all'Hiv - chiedeva l'immediata introduzione di farmaci per adulti e bambini e la pubblicazione delle combinazioni di farmaci per la cura dei vari stadi della malattia. «L'Mcc ha molto lavoro arretrato», spiega Jonathan Berger, senior researcher della ong sudafricana Aids Law Project e membro dell'Mcc, «ma potremmo abbreviare i procedimenti approvando farmaci che sono stati già esaminati in altri Paesi». Per Zuma si tratta di una sfida in più, ma che va raccolta se vuole rendere concreto il suo piano anti Aids. Tanto più che nei prossimi mesi avrà gli occhi del mondo puntati addosso.