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Gaza, catastrofe diplomatica

1 Giugno Giu 2010 1423 01 giugno 2010

Il blitz israeliano sulla nave dei pacifisti divide i commentatori

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Il blitz israeliano sulla nave dei pacifisti divide i commentatori

Il blitz israeliano sulla nave degli aiuti a Gaza irrompe e travolge le prime pagine dei giornali italiani, togliendo il titolo di apertura alla manovra economica e alle argomentazioni del governatore di Bankitalia, Draghi.

“Il blitz israeliano finisce in strage” titola il CORRIERE DELLA SERA. Secondo le fonti del quotidiano milanese sarebbero almeno 10 i morti sulla nave dei pacifisti diretti a Gaza. Per Gerusalemme i commandos si sarebbero difesi. La Turchia invece parla di terrorismo di stato. Intanto salta l’incontro fra Netanyahu e Obama. Due i commenti che partono dalla prima pagina: “Che cosa è cambiato” di Antonio Ferrari e “Gli errori di Ankara” di Sergio Romano. Molto netto Ferrari: «Nulla può servire da alibi all’azione durissima dei commando israeliani che hanno compiuto una strage», secondo Ferrari poi il governo di Israele «non pare in grado di gestire gli equilibri del paese e di coordinarsi con le forze armate e i servizi di sicurezza». Romano invece apre una finestra sul nuovo ruolo geostrategico della Turchia che dopo i rinvii dell’adesione all’Ue s sarebbe convinta a giocare la carta medio-orientale in funzione anti-israeliana. Fra i commenti da leggere l’intervista di Francesco Battistini ad Amos Oz (“«Grave errore di stupidità. Ora il governo tolga l’assedio a Gaza»”. Sostiene lo scrittore: «Si sono messi in testa di bloccare quelle navi, di cui probabilmente non si sarebbe accorto nessuno. Hanno creato un clima di attesa. Per giorni, in Israele non si parlava d’altro. Questa è stupidità: avrebbero dovuto lasciarli passare, ci avrebbero guadagnato tutti». Ma poi aggiunge: «I pacifisti? Molti non li definirei così. Sono islamici. Simpatizzanti di Hamas» e giudica «sciocca la decisione della Casa Bianca di non ricevere il premier israeliano. Parlarsi è sempre meglio». Da leggere anche il pezzo di Lorenzo Cremonesi “L’alleanza fra i pacifisti e i volontari islamici”. Tra i militanti a bordo della nave turca lo scrittore svedese Henning Mankell, autore della serie di gialli del commissario Kurt Wallander, lo sceicco Raed Salah, capo del movimento islamico degli arabi israeliani e l’attivista Mairead Corrigan Maguire, premio nobel per la pace nel 1976 (che però non era sulle navi del blitz). Viviana Mazza invece si concentra sugli italiani: a bordo della 8000 c’erano Angela Lano, arabista e direttrice dell’agenzia InfoPal di Torino. Manolo Luppichini, documentarista 46enne che ha lavorato per la Rai; Manuel Zani, videomaker romagnolo di 30; Joe Fallasi, tenore anarchico 50 enne e l’italo-palestinese Muin Qarage, 35 anni, sposato 3 figli, membro dell’associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese. Infine a pag 8 segnaliamo l’intervista alla leader dell’opposizione israeliana Tzipi Livni che dice “«Danno politico, ma si è scelto il male minore»”: «L’alternativa era dimostrare di condividere che Gaza sia sotto Hamas».

“Strage sulla nave dei pacifisti”: LA REPUBBLICA titola a tutta pagina sull'attacco israeliano, che ha causato 9 morti, cui dedica ampio spazio e molti commenti. Il corrispondente Alberto Stabile ricostruisce la dinamica del blitz: due ore prima che venisse dato l'ordine di attaccare, i telefonini degli attivisti sul Marmara, la nave turca, erano stati messi fuori uso; poi con gommoni l'arrembaggio nella convinzione, come ha detto il vice ministro degli Esteri, Ayalon, che il convoglio pacifista costituisse «una minaccia per la sicurezza d'Israele». Gli uomini rana, entrati in azione alle 4,30 del mattino, avrebbero trovato una «resistenza estremamente violenta» da parte degli attivisti pacifisti come ha precisato il ministro della Difesa, Ehud Barak. Da qui la decisione di usare le armi da fuoco. Greta Berlin, una delle organizzatrici della protesta, contesta la versione israeliana: «bugie. Sulla flottiglia c'erano soltanto pacifisti disarmati che non avevano alcuna intenzione di scatenare uno scontro». La Turchia (la nave è di nazionalità turca, e 400 dei passeggeri sono turchi) ha criticato Israele, ha richiamato l'ambasciatore e chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Reazioni immediate e molto accese, quelle dei dirigenti turchi: l'azione svolta in acque internazionali, usando la forza contro «civili, tra cui donne bambini e vecchi di vari paesi che volevano portare aiuti umanitari alla popolazioni», avrà «conseguenze irreparabili nelle relazioni bilaterali dei due paesi», recita un comunicato del ministero degli Esteri turco. Reazioni gelide arrivano anche dall'America dove Obama chiede una inchiesta (avrebbe dovuto incontrare Netanyahu proprio oggi, il presidente statunitense ora chiede di «conoscere i fatti e le circostanze dell'incidente, il più presto possibile» ed esprime «rammarico per la perdita di vite umane e per i feriti»). La cautela è generalizzata in Europa tranne che in Italia dove il sottosegretario Mantica in un primo momento ha difeso Israele: «non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo», ha ammesso, «ma la questione era nota da giorni, questa della Flottila era una provocazione con un preciso fine politico». Rispetto a questa posizione alquanto debole, Frattini ha aggiustato poi il tiro definendo l'attacco «un grave errore». Napolitano ha espresso cordoglio e allarme: «le ragioni del dialogo prevalgano sulla violenza». Molto interessante un pezzo firmato da David Grossman: “È stato un attacco criminale destinato a riaccendere la spirale di odio e vendette”: «Ricorrendo a un uso esagerato della forza (malgrado aspirasse a limitare la portata della reazione dei presenti sulla nave) Israele ha ucciso e ferito civili al di fuori delle proprie acque territoriali comportandosi come una masnada di pirati. È chiaro che queste mie parole non esprimono assolutamente consenso alle motivazioni, nascoste o evidenti – e talvolta malvagie – di alcuni dei partecipanti al convoglio diretto a Gaza. Non tutti sono pacifisti animati da intenzioni umanitarie e le dichiarazioni di alcuni di loro riguardanti la distruzione dello stato di Israele sono infami. Ma tutto questo ora è irrilevante. Queste opinioni non prevedono, per quanto si sappia, la pena di morte». Più in generale, scelte come queste sembrano testimoniare, scrive Grossman, un «processo di corruzione che si fa sempre più diffuso in Israele. Si ha la sensazione che le strutture governative siano unte, guaste». Nel suo commento, Gad Lerner (“L'Exodus rovesciato”) parla di «disastro geopolitico».

“Israele ha fatto bene a sparare” è il titolo della prima pagina del GIORNALE che nell’occhiello afferma” Con la scusa del pacifismo, una flotta di navi voleva violare la sovranità dello Stato ebraico e portare aiuti ad Hamas. I soldati di Gerusalemme l’hanno fermata per controlli e sono stati aggrediti: reazione inevitabile”. Si occupa della questione Vittorio Feltri «Quello che stiamo per dir non piacerà a tutti. La notizia nuda e cruda l’avete appresa ieri: un flotta di navi cariche di pacifisti e di aiuti materiali per gli abitanti di Gaza (assediata) è stata intercettata dalla marina militare israeliana ed è successo un macello. Non eravamo sul posto, né noi né altri giornalisti, quindi non siamo in grado di ricostruire l’accaduto se non attraverso fonti ufficiali, quelle di Tel Aviv e quelle Turche. A prescindere da chi abbia attaccato per primo c’è un dato non trascurabile: Israele è in conflitto da sempre con hamas e non con il popolo sofferente e incolpevole. Pensare che uno stato accetti di ospitare chi dà una mano ai suoi nemici è imprudente. Il minimo che dovevano aspettarsi quelli della Freedom flottilla era un raffica di mitra viceversa sono andati avanti con una tranquillità senza limiti dell’incoscienza». Il pensiero del GIORNALE è amplificato all’interno anche dall’intervento di Fiamma Nirenstein che analizza « Nessuno parla di organizzazioni filoHamas coinvolte nell’assalto, nessuno di provocazione. Ma l’associazione turca protagonista dell’azione è sempre stata amica degli jihadisti» e aggiunge: «Attenti all’uso dei civili. Gli integralisti da tempo se ne servono come scudi umani contro Israele». Intervento anche di R.A.Segre che scrive: «L’assalto israeliano ha fatto sì che il blocco di Gaza non venisse rotto. Ma gli errori, non solo militari, hanno trasformato l’azione in un successo mediatico per Hamas».

IL SOLE 24 ORE dedica la foto di prima pagina all’assalto israeliano. L’immagine di un ragazzo palestinese nel porto di Gaza durante la cerimonia per le vittime. La notizia è approfondita a pagina 17. Nella cronaca di Roberto Bongiorni si racconta il blitz contro le navi degli aiuti. «Ora e luogo del raid sembrano l’unica cosa certa», si legge, per il resto vengono fornite le due versioni. Nell’articolo di Vittorio Da Rold viene descritto l’Insani Yardim Vafki (Ihh), l’ente turco che ha giudato la missione, definito nel titolo «Una Ong radicale, vicina ad Hamas». «Dietro la Ihh si sospetta ci sia il mondo arabo musulmano con un tipico gioco di scatole cinesi», scrive Da Rold. Viene citato un rapporto dell’Itic, il centro israeliano di intelligence e terrorismo, per cui «l’Ihh sarebbe un’organizzazione radicale islamica antioccidentale ed il suo fondatore, Yildrim, avrebbe stretti legami con il leader di Hamas a Damasco Khaled Meshal e con i fratelli musulmani in Egitto». Da un’analisi del 1996 dell’intelligence israeliana dei tabulati telefonici «risulterebbe una serie di telefonate ad una casa a Milano che risultò essere un covo di presunti terroristi algerini legati ad Al-Qaeda». Secondo ricerche dell’analista Usa conservatore Evan Kohlman, l’organizzazione «aveva avuto collegamenti con Al-Qaeda e con agenti della Jihad internazionale». Infine si ricordano le parole del fondatore Yildrim, a Istanbul lo scorso 7 aprile: «Se Israele dovesse opporsi alla flottiglia, sarebbe come una dichiarazione di guerra». E ci si chiede: «Preveggenza o provocazione programmata?». Di spalla si trova l’analisi di Alberto Negri che si occupa delle conseguenze del «disastro umanitario e diplomatico». Il rischio è che vadano «definitivamente in frantumi le relazioni tra Ankara e Gerusalemme». E se «la Turchia cambierà la sua politica estera si spezzerà un’alleanza vitale per Stati Uniti e Nato». Nel commento non firmato a pagina 20 si afferma che «c’è solo una flebile speranza» ed è affidata a Barack Obama: «prenda in mano il pallino e provi, almeno lui, a riportare un barlume di ragione».

Il MANIFESTO dedica una fotonotizia in prima alla strage dei pacifisti. Il titolone d’apertura è “Lo stato del terrore” «Stroncato nel sangue il tentativo della “Freedom flotilla” di portare aiuti umanitari a Gaza. L'esercito israeliano assalta una nave turca e compie un massacro: almeno 9 morti, decine di feriti, centinaia di attivisti irraggiungibili, tra i quali il nostro collaboratore Manolo Luppichini. L’Onu condanna, proteste e indignazione in tutto il mondo. Alta tensione con Ankara: “Terrorismo di stato”. Il governo italiano parla di “provocazione pacifista”, poi si corregge. Vittorio Arrigoni, inviato del quotidiano comunista a Gaza City, “Nel porto sfilano le bare, esplode l'ira di Gaza” in cui racconta la rabbia della città all’arrivo delle salme. Al vetriolo l’attacco «qualche giorno fa , su un quotidiano israeliano, un ufficiale di Tel Aviv spiegava come per bloccare la missione umanitaria e impadronirsi delle navi sarebbero stati impiegati soldati dei corpi speciali, addestrati in modo tale da limitare il numero dei feriti in caso di resistenza ai naviganti. L’ufficiale israeliano ha rispettato la parola data: al momento ci sono molti più morti che feriti». Per quanto riguarda il porto di Gaza «le manifestazioni più nutrite e partecipate si sono venute a creare spontaneamente. Centinaia di uomini dai volti intrisi di rabbia e di un’infinita tristezza hanno marciato compatti per tutto il giorno, dal porto incustodito fino alla sede delle Nazioni Unite gridando “Fermate Israele”». Largo spazio anche alle proteste, sia in Italia che all’estero. Si va dal boicottaggio dei prodotti da parte di Bds Movement alla manifestazione di piazza delle sinistre italiane.

Il titolo di AVVENIRE sull’attacco alle navi cariche di aiuti per Gaza è “Blitz di Israele, un mare di sangue”. L’editoriale di Giorgio Ferrari titola invece, sempre in prima, “Tragico culmine di sordità condivise”. Parla di «evidente scempio di ogni buon senso» che «non può trovare giustificazione», ma anche critica una «contrapposizione aspra e cinica», in cui le dinamiche «fra Israele e i propri avversari diretti – il palestinese Hamas, ma anche il più accorto Hezbollah libanese – abbiano ormai raggiunto un punto di non ritorno che paradossalmente rende l’uno complice e complemento degli altri», in una «allegoria tragica di una sordità condivisa. Come se il vero nemico comune fosse la pace». Nella cronaca, grande spazio alle reazioni delle ong, con l’unanime condanna dell’attacco: tra le più dure Pax Chisti, che ha parlato di «atto di pirateria» e di «terrorismo internazionale» e la Tavola della Pace che ha parlato di «atto criminale».

LA STAMPA affida a Lucia Annunziata con l’articolo “Equilibri stravolti” il commento al massacro dei pacifisti al largo di Gaza. «C’era una volta la capacità di Israele di eseguire operazioni militari con il minimo di spargimento di sangue e il massimo di successo», scrive l’Annunziata ricordando l’operazione Entebbe e continua: «Oggi invece quello stesso esercito non riesce più nemmeno a fermare una piccola flotta di pacifisti senza fare una strage. A Entebbe l’unico morto ebreo fu il comandante del commando, il leggendario Jonathan Netanyahu; l’operazione sanguinosa di Gaza oggi è invece il suicidio politico del fratello minore di Jonathan, il premier Benjamin (Bibi) Netanyahu». E dopo aver ricordato che la strage cambia di nuovo gli equilibri della regione consegnando la bandiera morale al radicalismo di Hamas e, dunque, all’Iran conclude così: «Se non fosse che Bibi è in queste ore già un politico mezzo morto, varrebbe la pena di dirgli: congratulazioni. Dopotutto ci vuole una grandiosa incapacità per rompere un intero equilibrio regionale, tutto, e tutto insieme». All’interno al dramma della “Freedom Flotilla” e alle reazioni dal mondo sono dedicate 6 pagine. Il corrispondente da New York Maurizio Molinari spiega l’imbarazzo della Casa Bianca e il timore di Washington che sia un tentativo di Hamas di sabotare i suoi sforzi di pace. In Turchia invece, dove prevale la rabbia e gli islamisti sono scesi in piazza contro Israele, il premier Erdogan si appella alla Nato. A pagina 6 il reportage di Francesca Paci da Haifa, la città più araba di Israele, invasa dai blindati per impedire scontri tra le due comunità, sottolinea invece la paura che possa scoppiare una terza Intifada. Mentre lo scrittore Abraham Yehoshua dichiara: «È stato un blitz stupido, una reazione esagerata».

E inoltre sui giornali di oggi:

CRISI
CORRIERE DELLA SERA – “Draghi sugli evasori fiscali: sono loro i macellai sociali”, sotto il titolo che affianca l’apertura in prima si legge l’editoriale del direttore Ferruccio De Bortoli (“Ritratto sincero di un paese”). Eccone qualche stralcio: «Le parole del governatore sono applaudite da tutti. Il giorno dopo dimenticate da molti. Speriamo che almeno questa volta non sia così, perché Draghi ha detto più di quello che, con concretezza e lucidità, ha scritto. Una grande relazione. In sintesi. La lezione della crisi finanziaria è una sola: la colpa è del vuoto regolamentare americano e l’azzardo morale va sanzionato. Duramente. Le nuove regole sono però ostacolate («Anche da molti di voi presenti») perché, si dice, freneranno la ripresa. Non è così. Dall’euro non si esce, ma si rafforzi il patto di stabilità e crescita. Non c’è solo la disciplina di bilancio. Se un Paese non fa le riforme necessarie a tutti, lavoro e istruzione per esempio, può ricevere una sanzione anche politica: la perdita del voto in sede comunitaria. L’ultima manovra del governo era necessaria e inevitabile, ma è incompleta. Si propone lodevolmente di contenere l’espansione della spesa pubblica all’1 per cento nel biennio 2011-12. Nota il governatore: negli ultimi dieci anni è cresciuta al ritmo del 4,6 per cento ogni dodici mesi... Se l’Italia ha sopportato meglio di altri la crisi, il merito è soprattutto della politica monetaria, meno del governo. L’estensione degli ammortizzatori sociali, però, è stata corretta ed efficace. La manovra agisce seriamente sulla spesa previdenziale (finestre ed età pensionabile), ma potrebbe abbassare il già debole tasso di crescita. Il rischio è una seconda recessione. «Macelleria sociale è l’evasione fiscale». Solo di Iva si evadono trenta miliardi l’anno. Se l’avessimo pagata regolarmente in questi anni, il livello del debito sul prodotto lordo sarebbe fra i migliori d'Europa. Più forti dei tedeschi... La riforma universitaria va nella direzione giusta. Le debolezze della nostra economia sono note, ma i punti di forza non sono pochi (risparmio privato, rapporto tra patrimonio e reddito tra i più elevati in Europa, debito estero tra i più bassi). Il vero problema è che la produttività non cresce. Il filo che unisce tutta la relazione di Draghi si può riassumere così. Il coraggio al Paese non è mancato in momenti più difficili. Perché dovrebbe venir meno ora? ».

IL SOLE 24 ORE - L’apertura della prima pagina è per le considerazioni finale del governatore della Banca d’Italia. «Draghi attacca gli evasori fiscali» è il titolo. All’interno si riportano le reazioni di Berlusconi: «Promossa l’azione del governo» e Marcegaglia: «Sono le nostre stesse tesi». Il discorso del governatore viene analizzato nel dettaglio nelle pagine successive. A pagina 5 ci si sofferma su «lavoro e pensioni: giovani penalizzati». Ricordando i dati per cui «Nell’ultimo anno la riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra gli under 35 è stata quasi sette volte quella tra i più anziani». Il ruolo dello stato nelle banche è affrontato a pagina 9: «La politica fuori dalle banche: Per il Governatore le fondazioni devono rimanere investitori istituzionali e autonomi. Sempre in prima, di taglio basso, il titolo è «La manovra è già in vigore». Il presidente ha firmato il testo stralciando «la parte sulla soppressione e il taglio dei finanziamenti a enti e istituzioni: sarà il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, entro due mesi, a mettere a punto un decreto con la nuova assegnazione dei finanziamenti decurtati della metà». Dal 2011 scatterà lo stop per gli aumenti nel pubblico impiego. A pagina 20 il commento di Pietro Reichlin: «La manovra senza patrimonio. Per l’economista nella manovra c’è una contraddizione: «togliere autonomia impositiva agli enti locali nega i principi di base del federalismo fiscale».

ITALIA OGGI - “Manovra , Bondi non piange più – Stralciata, per ora la lista dei tagli ai 232 enti culturali”. Le riduzioni di spesa ci saranno ma spetterà a Bondi stesso decidere dove tagliare. Il ministro ringrazia sentitamente Berlusconi. Intanto Matteo Salvini della Lega dice che si poteva sforbiciare di più alle Regioni del Sud ed esulta per il taglio di 200 milioni di euro di finanziamento fisso all’anno per Roma. Sul tema sotto il commento di Cous Cous: “a proposito di manovra tremontiana, Giorgio Napolitano ha un solo vero timore: che la si voglia utilizzare per spaccare il paese e creare una secessione di fatto tra Nord e Sud. Ovvero, che la manovra sia il primo step (forzato) per il federalismo. Ma siamo proprio sicuri, peró, che sia questo il federalismo che gli italiani vogliono? Dopo l'Europa lacrime e sangue ora gli toccherà pure il federalismo lacrime e sangue...?”

GOVERNO
ITALIA OGGI - “Sarà Sarmi il successore di Scajola al ministero dello sviluppo economico” annuncia Pierre de Nolac a pagina 2: «Alla fine il prescelto è l'amministratore delegato di Poste italiane, in carica dal 2002. Ormai giunto al termine del mandato manageriale, Sarmi potrà coronare la sua carriera con un incarico ministeriale che a Berlusconi servirà anche per ricucire i rapporti con il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini, ovvero l'esponente politico al quale l'ad di Poste è sempre stato fedele (...) anagraficamente Sarmi è nato in Veneto, in provincia di Verona, a Malcesine, permettendo di soddisfare anche la Lega di Umberto Bossi e, soprattutto, di Luca Zaia e Flavio Tosi.

DROGA
AVVENIRE - Una pagina per ricordare don Mario Picchi, fondatore del Ceis e ispiratore della Fict, tra i primi a proporre le comunità terapeutiche come risposta all’allarme per le tossicodipendenze, quando le uniche risposte erano il carcere o il manicomio. Lo ricordano don Ciotti («ha dato dignità e speranza alle persone» e don Battaglia, suo successore alla presidenza della Fict. Quest’ultimo in particolare, cita le parole che don Picchi aveva lasciato alla Fict alcuni anni fa: «Quando scenderemo dal nostro treno, dovremo farlo senza il rimorso di essere fuggiti davanti al dolore e con la sicurezza che altri abbiano appreso a sedere al nostro posto». Oggi don Battaglia dice: «Sei sceso dal treno senza rimorsi, con la consapevolezza di aver lasciato tanti uomini e donne pronti a riprendere la corsa».

ABORTO
IL GIORNALE - La regione Lombardia ha ideato “Fondo Nasko”, un montante che in questo momento dispone di 5milioni di euro, che serve a aiutare economicamente le donne in gravidanza per evitare che queste abortiscano per difficoltà economiche. Ogni donna, circa mille, riceverà un assegno mensile di 280 euro per 18 mesi (4500 euro in totale).

LA STAMPA - Richiamo in prima pagina per l’annuncio del contributo di 250 euro al mese che la Regione Lombardia concederà a chi rinuncia ad abortire. L’assegno mensile sarà accordato per 18 mesi alle donne che avendo scelto di abortire “per problemi economici” decideranno invece di portare avanti la gravidanza. Il provvedimento sperimentale è stato finanziato con un fondo ad hoc di 5 milioni di euro.

CARCERE
AVVENIRE - Bollate sarà la prima casa circondariale italiana ad avere al proprio interno un impianto per il trattamento e il recupero dei rifiuti tecnologici, dando ai detenuti un’occasione di formazione e di lavoro. L’impianto sarà specializzato nello smaltimento di tv, computer, apparecchiature elettriche, entrerà in funzione nel 2012 e occuperà 40 carcerati con una produttività di 5 mila tonnellate l’anno. Il finanziamento è di Regione Lombardia (2milioni di euro) e di Amsa (800mila euro).