Religioni

Com'è autorevole il Papa che non cerca scuse

2 Luglio Lug 2010 0200 02 luglio 2010

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Aveva appena finito di traghettare la Chiesa fuori dai gorghi dello scandalo pedofilia, il timoniere Ratzinger. Ed eccolo costretto ad affrontare una nuova tempesta. Dopo il sesso, i soldi. Dagli abusi sui minori agli abusi (presunti) di denaro. Ancora una volta episodi connessi al precedente pontificato. Ancora una volta il timoniere Ratzinger non urla al complotto e nemmeno scarica le colpe (come potrebbe fare un Berlusconi qualsiasi) su chi governava la barca di Pietro prima di lui. Ricorda invece a se stesso e alle gerarchie ecclesiastiche la via stretta della penitenza e della conversione. Lo fa con fermezza e serenità. I fedeli sono sconvolti dalle notizie che leggono da mesi sui giornali eppure vedono e sentono nel Papa un punto di riferimento sicuro. Non avrà lo stesso carisma mediatico di Wojtyla ma ci crede, e vuole davvero una Chiesa più pulita, più trasparente del mistero di Cristo che la origina. In una parola, è credibile. Anche nel mondo laico le voci più avvedute riconoscono a Benedetto XVI un'autorevolezza che prima stentavano a riconoscere al "pastore tedesco". Gian Enrico Rusconi, su La Stampa, ne scopre un "profilo inatteso": l'ex inquisitore del Sant'Uffizio, il Papa anti divo per eccellenza, diventa il Papa della riforma spirituale e morale del clero. Le parole che pronuncia contro il carrierismo e le ambizioni degli ecclesiastici, quel suo indicare nei peccati degli uomini di Chiesa la persecuzione più temibile, sono «parole efficaci nella loro semplicità». E non sono solo parole. A molti era risultata incomprensibilmente "punitiva" la decisione, quattro anni fa, di cambiare tutta la dirigenza di Propaganda Fide. Ora, forse, lo è un po' meno.
SGARBO ISTITUZIONALE
I Patti lateranensi obbligano lo Stato italiano a informare con tre giorni di anticipo la Segreteria di Stato vaticana di un eventuale avviso di garanzia a un cardinale. Questa regola - diversamente da quanto scritto da alcuni giornali - non è stata rispettata nel caso del cardinale Sepe. Uno sgarbo istituzionale. Il richiamo fatto nei giorni scorsi da padre Lombardi ai corretti rapporti fra Stato e Chiesa aveva anche questo antefatto. Ma il Vaticano ha preferito non esplicitare il proprio disappunto evitando una polemica. Sarebbe apparsa rivendicazione di un privilegio.

ipse dixit
«Ci vuole più umiltà nei nostri momenti di successo che non in quelli di sconfitta».