ROM

"Politici, anzichè attizzare l'odio risolvete i problemi"

7 Settembre Set 2010 1325 07 settembre 2010

La presa di posizione dell'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso le parole del presidente

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La presa di posizione dell'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso le parole del presidente

Le azioni e le dichiarazioni di questi giorni contro il popolo Rom, da parte di molte autorità in Francia come in Italia, attizzano l'odio e indicano capri espiatori, procurano facili consensi elettorali, ma non risolvono nessun problema e sono incompatibili con le normative europee e il diritto umanitario. I rappresentanti di così alte istituzioni dovrebbero per primi dare esempio di senso di responsabilità, moderazione, protezione dei più deboli e degli ultimi nella società, gestione e risoluzione concreta dei problemi.

Gli sgomberi e le espulsioni sono armi di una propaganda politica con cui si ingannano i cittadini. Si fa credere di risolvere i problemi, invece li si aggravano spostandoli un pò più in là. Intere famiglie vengono cacciate dall'ambiente in cui cercano di inserirsi, rigettate nel cerchio di disperazione e illegalità da cui volevano riscattarsi. E con spreco dei denari pubblici utilizzati per cacciarle o per incentivarle ad andarsene: torneranno infatti, ancor più disadattate! I trasferimenti forzati fuori Roma dell'esigua popolazione rom (lo 0,2-0,5% dei residenti) non risolvono i problemi né dei rom né di quella città. Alla fine risulteranno soddisfatti solo gli interessi dei potenti di turno, ma i diritti di tante persone condannate all'isolamento saranno stati calpestati: alloggio, libertà di movimento, accesso al lavoro e ai servizi essenziali, istruzione, vincoli familiari.

Francia e Italia vengono meno ai Patti e Convenzioni internazionali sottoscritti. Il Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali (art. 11 par. 1), il Patto internazionale sui diritti civili e politici (art. 17), la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (art. 27 par. 3) ela Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (art. 5 comma e) affermano il diritto delle persone a essere protetti da sgomberi forzati privi di adeguate procedure di salvaguardia: assistenza legale, consultazione, preavviso, offerta di alternative abitative adeguate, risarcimento delle perdite.

I cittadini devono sapere che lo sgombero è un delitto contro la persona umana, peggiora la nostra sicurezza, lascia uomii e bambini senza casa e senza speranza, esposti a violazioni ben peggiori dei loro diritti umani. E' ora di riconoscere al popolo rom i suoi diritti e risarcire le sofferenze patite, restituire la dignità e consentire di essere protagonisti del proprio riscatto.

Non esistono scorciatoie, in nodi si sciolgono solo se vengono affrontati. Per i rom delle nostre città i problemi sono gli stessi da sempre: accedere ad abitazioni dignitose, curarsi adeguatamente, istruirsi con continuità, svolgere con regolarità le proprie attività lavorative, coltivare relazioni e responsabilità sociali stabili (sono 'nomadi' per costrizione!), vedersi riconosciuta identità personale stato giuridico e diritti civili, esprimere liberamente la propria identità culturale nella convivenza pacifica con noi gagè.

Questi sono i problemi veri. Inutile illudersi di evitarli cacciando (appena più in là) chi ne è portatore. Saremo tutti più sicuri non con sgomberi, espulsioni o trasferimenti forzati, ma con percorsi e metodi validi per abbattere questi problemi. Non solo noi ma anche i Rom: avremo infatti una società più giusta e la giustizia sarà la migliore garanzia della nostra sicurezza e della pace sociale.

Giovanni Paolo Ramonda
presidente associazione Comunità Papa Giovanni XXIII