Energia

Il nucleare non è ancora di moda

8 Ottobre Ott 2010 1706 08 ottobre 2010

Al 1 Forum Annuale tutti d’accordo: il futuro sono le rinnovabili

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Al 1 Forum Annuale tutti d’accordo: il futuro sono le rinnovabili

Il nucleare è ancora visto con molto scetticismo. Questo è quanto emerge da 1* forum annuale: “Energia sostenibile il futuro delle fonti rinnovabili in Italia. Opportunità per professionisti e imprenditori", organizzato dalla scuola di formazione Ipsoa e da Indicitalia, Gruppo Wolters Kluwer. Chiarissimo l’inervento di Arturo Lorenzoni professore di Economia dell'Energia presso l'Università di Padova e Iefe Università Bocconi secondo cui «i costi di investimento per il nucleare, sono molto alti (63%) rispetto ai cicli combinati gas (15%). Le centrali nucleari sono sicure ma occorre concentrarsi su quello che c'e' a monte e su quello che c'e' a valle. La scelta nucleare non riguarda la costruzione di un parco di impianti, ma di una filiera che va dall'arricchimento dell'uranio alla gestione di lungo termine delle scorte. Le fonti rinnovabili rappresentano l'ambito di investimento primario del settore dell'energia».

Insomma in un paese che ha gravi lacune nella gestione dei rifiuti (vedi Napoli) e in cui non esiste ancora oggi una fieliera del settore il nucleare sarebbe un salto nel buio. Molto meglio investire nelle rinnovabile e nelle alternative anche alla luce della nascita di una vera filiera, per quanto riguarda questi settori.

Rincara la dose Sergio Zabot dicendo che «non e' possibile nessuna integrazione tra nucleare e fonti rinnovabili». Al direttore del settore qualità dell'aria, rumore ed energia della provincia di Milano fa eco Andrea Galliani, responsabile dell'Unità Fonti Rinnovabili, produzione energia e impatto ambientale Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, dicendo che forse «una integrazione è possibile ma non è il core business. È possibile invece l'integrazione tra le varie energie rinnovabili".

Dal punto di vista degli investimenti invece «le Banche faranno la loro parte per supportare gli investimenti sia sul nucleare che sulle energie rinnovabili», rassicura Lorenzo Fidato responsabile project finance di Centrobanca, «in futuro saranno previsti 5 miliardi di euro di investimenti nel settore delle energie rinnovabili e 20 per il nucleare».

Fidato ha poi aggiunto che «i settori in cui l'Italia investe di più nell'ambito delle energie rinnovabili sono l'eolico e il fotovoltaico. Solo le biomasse restano al palo».

Se fin qui può sembrare che le rinnovabili siano la soluzione a tutti i problemi e la strada più facile ci pensa Francesco Arecco a frenare gli entusiasmi. Secondo l’avvocato dello studio Pirola Pennuto Zei e Associati «la situazione in Italia in materia di energie rinnovabili è caratterizzata da una profonda incertezza sul piano fiscale, sul piano normativo e sul piano giuridico. È necessario, un nuovo piano energetico nazionale e una linea nazionale unica sull'energia».

Incertezza che riguarda anche il piano tecnologico. «L'elemento essenziale nel settore dell'energia rinnovabile è la connessione alla linea», ha spiegato Emanuele Alemagna, avvocato presso lo studio legale Lega Colucci & Associati, «ad oggi ci sono domande di connessione pari a 70 mila Mw su scala nazionale e 28 mila Mw sulla rete di distribuzione. Assistiamo oggi ad una saturazione delle linee di connessione per questo occorre ristrutturarle».

Manca forse qualche tassello al ragionamento. Al di là del fatto che, cosa che accade molto spesso, nessuno ha sottolineato come sia altamente improbabile che l’energie rinnovabili possano sostenere il fabbisogno energetico del Paese c’è un denominatore comune tra i veri dibattiti sul tema dell’energia. Si assiste semrpe ad uno scontro, simile a quello politico destra-sinistra, tra nucleare e rinnovabile. Mai nessuno però si pone il problema di valutare, prima di scegliere o uno o l’altro sistema, dove la struttura Paese, perde, sperpera o spreca. Come si può scegliere una strategia energetica se non si sanno e alcune di quella attuale?