ROM

La chiesa ambrosiana prende posizione

8 Ottobre Ott 2010 1308 08 ottobre 2010

In un comunicato di monsignor Erminio De Scalzi, delegato del Cardinale Tettamanzi, la linea pastorale della diocesi

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In un comunicato di monsignor Erminio De Scalzi, delegato del Cardinale Tettamanzi, la linea pastorale della diocesi

Sulla questione rom scende in campo la Chiesa ambrosiana. Monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare di Milano, in qualità di delegato dell'Arcivescovo Dionigi Tettamanzi ha promosso, con Caritas Ambrosiana, un confronto tra gli enti gestori dei campi rom autorizzati della città (Cooperativa Farsi Prossimo, Casa della Carita, Centro ambrosiano di solidarietà). La riflessione, ampia e articolata, condivisa dai decani della città, è quindi l'espressione della linea pastorale della Chiesa Ambrosiana su questo tema.

Questo il testo diffuso che è stato intitolato: Rom, comunità cristiana e pubbliche amministrazioni.

I rom interrogano tutta la città è il primo primo punto sviluppato della riflessione che prosegue: «Non nascondiamo le criticità relative alla presenza delle popolazioni rom a Milano e provincia. Abbiamo a che fare con una cultura diversa e la loro presenza è un dato con cui fare i conti. I campi di grandi dimensioni, anche se regolari, non facilitano percorsi di integrazione e rischiano di essere luoghi in cui cresce l’illegalità. A maggior ragione ciò vale per gli insediamenti abusivi. Ma la politica degli sgomberi perseguita in questi anni non ha prodotto risultati significativi. Anzi, ha alimentato insicurezza e paura tra tutti i cittadini, sprecando risorse economiche che potevano essere utilizzate in modo più proficuo. La competenza su questa vicenda – come ad ogni altra inerente al governo della Città - appartiene alle Istituzioni. A loro vogliamo e dobbiamo guardare come primi interlocutori.»

La chiesa di Milano spiega in un secondo capitolo il perché si occupa dei nomadi: «La Chiesa vuole essere presente dove è presente l’uomo, specie se segnato da povertà ed esclusione. La Chiesa da anni esercita una specifica cura pastorale verso i nomadi. Questa cura è motivata dal riconoscerci legati ad ogni creatura umana con un vincolo di fraternità a partire dalla fede nel Dio di Gesù Cristo, Padre di tutti, senza discriminazioni. Questa concezione di uomo ci porta a riconoscere dignità, diritti e doveri ad ogni donna e uomo».

E prosegue dando gli obiettivi che ci si propone: «Vogliamo favorire una pacifica convivenza tra i rom e gli altri cittadini. Vogliamo giungere all’integrazione, consapevoli che si tratta di processi lunghi e complessi. Vogliamo superare l’abitare nei campi, sia per le condizioni spesso degradate e disumanizzanti, sia perché ciò non permette l’integrazione. Condividiamo con i rom un percorso nell'educazione vicendevole a vivere nella legalità ed edificando insieme una cultura del lavoro e dell’uguaglianza tra uomini e donne. Lavoriamo con i rom anche per diffondere cultura a proposito dei nomadi anzitutto all’interno delle comunità cristiane: vogliamo superare stereotipi e slogan che - semplificando colpevolmente la realtà - diffondono pregiudizi.»

Un ampio spazio del documento è poi dedicato a quello che viene definto «Lo stile della nostra azione». E qui si legge: «Lavoriamo ricercando anzitutto la collaborazione con le Istituzioni. A loro riconosciamo il ruolo non derogabile di regia, di indirizzo e di allocazione di risorse economiche. Senza questa collaborazione istituzionale il nostro lavoro risulta inutile prima che impossibile. Lavoriamo promuovendo e avvalendoci di imprese sociali che garantiscono interventi professionali, continuativi e competenti, capaci di valorizzare anche il volontariato. Lavoriamo e rivolgiamo alle Istituzioni l’appello affinché riconoscano che è necessario investire in percorsi di integrazione per ottenere condizioni di vita più umane per i gruppi rom e ottenere maggiori condizioni di sicurezza per la cittadinanza tutta. Lavoriamo per un’azione educativa che sostenga la frequenza scolastica dei minori e l’emancipazione delle donne rom. Non chiediamo privilegi per i nomadi nell’accedere alla casa, superando altri cittadini in graduatoria per le case popolari: davanti all’esigenza condivisa a livello di Istituzioni locali e nazionali di chiudere i campi regolari (104 famiglie nel campo di via Triboniano, 35 in via Novara) servono misure adeguate ed “eccezionali” quali il ricorso a quella “riserva” di unità abitative - regolata da apposite normative - non destinata alle graduatorie ma a casi come questi.»

Non manca un'incisiva riflessione sule responsabilità delle istituzioni - «Offriamo e chiediamo alle Istituzioni un rapporto leale e schietto. La Chiesa non avoca a sé l’intervento sociale di competenza del “pubblico”. Se svolge funzioni di supplenza lo fa con l’intenzione di consegnare quanto prima alle Istituzioni competenti la responsabilità di intervenire efficacemente. È inaccettabile che si tenti di “scaricare” all’azione caritativa della Chiesa l’onere di trovare soluzioni a questioni di competenza di chi ha la responsabilità di amministrare la città, il territorio e il Paese».

Nell'elenco dei risultato ottenuti dall'azione delle realtà legate alla chiesa di Milano il miglior risultato viene definito: «l’inserimento scolastico di tanti dei minori rom: l’integrazione passa da questa strada» e prosegue: «In questo ultimo anno la sensibilità delle parrocchie è cresciuta e diverse si sono impegnate per accogliere alcune famiglie mettendo a disposizione locali propri o impegnandosi per il sostegno all’affitto. Gruppi di cittadini hanno espresso vicinanza, attenzione e cura a famiglie più volte sgomberate, dimostrando la possibilità della convivenza. Riconosciamo la lenta ma progressiva assunzione di responsabilità delle Istituzioni che nell’ultimo decennio hanno aperto spazi di confronto, si sono impegnate per gestire i campi e ricercare soluzioni alternative ai campi stessi

L'ultimo capitolo del documento guarda al futuro con una certa preoccupazione: «Viviamo un momento di grande incertezza circa la prosecuzione della collaborazione con le Istituzioni pubbliche sulla “questione rom”. Le convenzioni stipulate tra realtà legate alla Chiesa ambrosiana e il Comune di Milano per superare alcuni campi rom autorizzati sono state messe in discussione da affermazioni verbali di esponenti del mondo politico e amministrativo, milanese e nazionale, a cui però non ha fatto seguito – ad ora - alcun atto formale di rescissione delle convenzioni stesse. Con lo slogan più volte urlato “nessuna casa Aler ai rom” si è rivestito di ideologia e discriminazione la ricerca di soluzioni per una questione che meriterebbe ben altra intelligenza. Siamo preoccupati per il futuro e la sicurezza di questi rom e di tutti i cittadini: gli smantellamenti dei campi di via Triboniano, via Novara e via Idro annunciati per le prossime settimane costringeranno alla strada decine di famiglie rom se non interverranno quelle soluzioni abitative alternative proposte, concordate e sottoscritte da Comune e Prefettura. Lo sgombero dei campi senza alternative costruttive espone al grave rischio di interrompere i percorsi virtuosi fin qui attivati, creando un problema di sicurezza per tutti i cittadini. Auspichiamo un sussulto di responsabilità per le Istituzioni civili interessate affinché i processi avviati possano continuare: per il bene delle famiglie rom e dei cittadini tutti. Promuovere la legalità – specie per le Istituzioni – significa anche rispettare gli impegni sottoscritti. Venir meno a questi patti – mentre avvia conseguenze legali ed economiche – compromette la credibilità e il senso delle stesse Istituzioni.»