Fisco

Giro di vite sul non profit? Falso allarme

27 Ottobre Ott 2010 1455 27 ottobre 2010

Scoppia il caso dalle pagine di Italia Oggi che titola "la vendita sporadica fa perdere le agevolazioni". L'esperto, però, chiarisce

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Scoppia il caso dalle pagine di Italia Oggi che titola "la vendita sporadica fa perdere le agevolazioni". L'esperto, però, chiarisce

Ha conquistato oggi la prima pagina del quotidiano economico milanese Italia Oggi la notizia secondo cui la Corte di Cassazione avrebbe stabilito, con l’ordinanza numero 21875 del 26 ottobre 2010, la revoca delle agevolazioni fiscali ale associazioni senza scopo di lucro che vendono sporadicamente servizi a terzi.

Il parere della Corte arriva in merito alla vicenda di una scuderia, nonché associazione non profit, di Milano la quale, sporadicamente, oltre alle attività garantite ai soci, dava lezioni di equitazione a pagamento e, sempre a pagamento, ricoverava anche cavali di terzi. «Per questo» come scrive Debora Alberici per Italia Oggi, «l’ufficio delle imposte aveva emesso un accertamento ai fini Irpeg, Irap e Iva, contestando un’attività imprenditoriale non dichiarata».

La scuderia si rivolse alla commissione tributaria provinciale che accolse il ricorso. Decisione poi confermata in secondo grado. A quel punto il colpo di scena della Cassazione. Ma siamo sicuri che si tratti veramente di un colpo di scena?

Secondo Carlo Mazzini, consulente non profit e promotore del sito Quinonprofit «la Cassazione non ha fatto nient’altro che ribadire la legge. La vera notizia semmai è che i primi gradi di giudizio si siano dimenticati di cosa prescrive la legge». Già, perchè come ricorda lo stesso Mazzini, nell’articolo 148 del DPR 917/86, non è prevista alcuna agevolazione fiscale per le vendite rivolte a terzi non soci. In altre parole l'allarme lanciato da Italia Oggi è falso per due motivi: da un lato perché le associazioni non profit (non tutte) possono avere attività commerciali, e dall'altro perché in questo caso non hanno e mai hanno avuto esenzione di imposte.

«C’è solo un comma che fa eccezione», precisa Mazzini, «il comma 3 che però parla di vendita di determinati servizi a soci». Proprio l’unica cosa che non era contestata alla scuderia meneghina.

Morale? Nel caso in cui l'associazione in questione le abbia avute e i primi due gradi della giustizia gliele abbia concesse, ora è tutto da rifare, grazie alla sentenza della Cassazione che stabilisce ciò che si è sempre saputo.

In allegato il testo dell'art 148 del Testo Unico