Salute

Artrite reumatoide: una ricerca e un nuovo trattamento

14 Gennaio Gen 2011 1340 14 gennaio 2011

Un'indagine europea evidenzia l'impatto negativo di dolore e rigidità mattutina, unu nuovo farmaco è oggi disponibile e dà speranza

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Un'indagine europea evidenzia l'impatto negativo di dolore e rigidità mattutina, unu nuovo farmaco è oggi disponibile e dà speranza

Una nuova ricerca condotta in 11 Paesi europei, tra i quali l’Italia, evidenzia il significativo impatto che dolore e rigidità articolare mattutina, causati dall’artrite reumatoide, hanno sulle condizioni di vita dei pazienti. Effettuata da Ipsos Mori e commissionata da Mundipharma, l’indagine ha coinvolto 100 pazienti italiani (su un totale di 750 pazienti europei) con artrite reumatoide associata, al risveglio, a dolore e rigidità delle articolazioni, rivelando che oltre tre quarti di essi (76%, contro una media europea del 60%) sono concordi nel ritenere che questi sintomi condizionino la loro esistenza e quasi la metà (47%) afferma che abbiano effetti sulle relazioni personali. Nel complesso, il 94% dei pazienti italiani – rispetto all’82% dei pazienti europei – riconosce che la ridotta funzionalità mattutina compromette pesantemente la loro qualità di vita.

L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica, progressiva, che causa danni alla cartilagine e all’osso delle articolazioni coinvolte. Man mano che procede, può portare a dolore cronico e a disabilità severa, esercitando un impatto negativo sulla capacità di svolgere le normali attività quotidiane. Per coloro che sono affetti da artrite reumatoide, il mattino è in genere il momento peggiore della giornata, a causa della difficoltà nello svolgimento dei propri compiti, dovuta alla rigidità articolare, al dolore e agli altri sintomi indotti dalla malattia. Ciò ha spesso un impatto significativamente negativo sulla vita delle persone che ne sono affette.

Secondo i risultati dell’indagine, il dolore e la rigidità articolare causati al mattino dall’artrite reumatoide hanno anche una ricaduta psicologica sui pazienti italiani. Più della metà di coloro (53%) che sono in grado di svolgere le proprie attività (n=83), nonostante dolore e rigidità, si sente emotivamente frustrata, perché trova più difficile l’esecuzione di ogni compito. Inoltre, il 90% dei pazienti con artrite reumatoide che attualmente lavorano (n=42) concorda sul fatto che la compromessa funzionalità mattutina impatti negativamente e in modo significativo sul proprio lavoro, contro una media europea pari al 73%.

«L’artrite reumatoide è una patologia che colpisce circa 350mila pazienti in Italia, soprattutto donne, con un rapporto rispetto agli uomini di 5:2», spiega il professor Maurizio Cutolo, direttore della Clinica Reumatologica del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Genova. «La rigidità e il dolore articolare mattutini, di cui soffrono questi pazienti, risultano avere un impatto negativo diretto sulla loro qualità di vita. La terapia cortisonica ha rappresentato e rappresenta uno dei migliori sistemi di trattamento dell’infiammazione nell’artrite reumatoide. La disponibilità di cortisonici in grado di ottimizzare l’effetto anti-infiammatorio e, quindi, di migliorare il problema della rigidità articolare mattutina è diventata una realtà, grazie alla tecnica farmaceutica che oggi ci permette una somministrazione programmata notturna del farmaco».

È da poco disponibile anche in Italia, infatti, un innovativo trattamento a base di prednisone a rilascio programmato, che è stato approvato per i pazienti affetti da artrite reumatoide associata a rigidità mattutina. L’approvazione è supportata da recenti studi clinici. Assumendo il farmaco alle ore 22, un meccanismo originale di rilascio programmato consente di erogare basse dosi di prednisone da 4 a 6 ore dopo l’ingestione, cioè quando, nelle prime ore della notte, si sviluppa l’infiammazione e si verifica il danno tissutale. Al contrario, il prednisone tradizionale, che viene normalmente somministrato al mattino, non controlla adeguatamente i sintomi della rigidità articolare