Aids

A rischio i progressi fatti finora

11 Maggio Mag 2011 1840 11 maggio 2011

Il nuovo rapporto di Msf lancia l'allarme: «Scarso sostegno dei paesi donatori»

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Il nuovo rapporto di Msf lancia l'allarme: «Scarso sostegno dei paesi donatori»

La diminuzione del sostegno da parte dei Paesi donatori alla lotta all'Hiv/Aids "impedisce che avvengano cambiamenti vitali, e cio' avviene mentre diversi Paesi duramente colpiti dalla pandemia" innescata dal virus "stanno mettendo in atto miglioramenti nei loro protocolli di cure allo scopo di ridurre i decessi". E' quanto denuncia Medici senza frontiere (Msf), nel nuovo Rapporto pubblicato oggi in vista del Summit delle Nazioni Unite sull'Aids, che si terra' in giugno a New York (scaricabile in allegato).

Il "fragile progresso" registrato da alcuni Paesi colpiti dalla pandemia di Hiv "ha infatti bisogno di un supporto costante - scrive Msf - ma i due maggiori donatori coinvolti nella lotta all'Aids", ovvero Stati Uniti e Regno Unito, "non sono favorevoli a sostenere un obiettivo di cure cruciale, proprio ora che e' provato che curare l'Hiv puo' anche prevenirne la diffusione".

"Il nostro rapporto mostra che esiste un chiaro impegno da parte dei Paesi per dare un'ambiziosa risposta all'Aids, cambiando le proprie linee guida al fine di curare i pazienti prima e con farmaci di migliore qualita' - dichiara Tido von Schoen-Angerer, responsabile della Campagna per l'accesso ai farmaci di Msf - Ma a causa della diminuzione dei fondi, alcuni di essi non sono in grado di tradurre le nuove linee guida in azioni concrete: cio' ci ricorda quanto questi progressi siano in realta' fragili".

Il nuovo rapporto di Msf, 'Getting ahead of the wave', fornisce una panoramica dell'attuale risposta alla pandemia di Hiv, guardando alle politiche messe in atto in 16 Paesi che insieme costituiscono il 52% del bacino di Hiv/Aids a livello globale. Di questi, 12 hanno modificato i propri protocolli di cura per prendersi in carico i pazienti il prima possibile, 14 hanno cambiato le linee guida per passare a farmaci meglio tollerati. Entrambe queste politiche fanno parte delle piu' recenti raccomandazioni dell'Oms. Diversi Paesi come il Malawi e lo Zimbabwe, sottolinea Msf, avevano pianificato di rendere effettivi dei protocolli di cura migliori, ma non possono a causa della diminuzione dei fondi. Cio' significa curare le persone con farmaci di minore qualita' o soltanto quando il loro sistema immunitario e' troppo debole per reagire.

All'inizio di giugno, i governi si riuniranno presso le Nazioni Unite con l'obiettivo di impegnarsi nel piano d'azione per la lotta all'Aids dei prossimi 10 anni. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon ha chiesto ai Governi di arrivare a curare almeno 13 milioni di persone entro il 2015, mentre altri hanno parlato di 15 milioni di persone. "Tuttavia - denuncia Msf - durante gli incontri a porte chiuse, gli Stati Uniti e alcuni governi europei, tra cui il Regno Unito, si sono opposti. Solo se tutti i governi assumeranno un impegno comune, si potra' mettere in atto una risposta globale contro la pandemia".

"Oggi - prosegue Tido von Schoen-Angerer - 10 milioni di persone hanno urgente bisogno di cure. Abbiamo imparato molto negli scorsi decenni su come fornire le cure al maggior numero di persone e il piu' rapidamente possibile. Con le giuste politiche, potremmo triplicare il numero di pazienti trattati senza triplicare i costi. Ma se i governi donatori non sostengono un obiettivo di cura, inviano il chiaro messaggio che non intendono nemmeno affrontare la pandemia" di Hiv. "Anche recenti prove scientifiche sostengono l'importanza di anticipare le cure - ricorda Msf - perche' cio' aiuta a ridurre la diffusione del virus, facendo diminuire piu' in fretta i livelli del virus nel sangue.

I pazienti la cui carica virale viene abbassata fino a livelli quasi impercettibili hanno il 92% in meno di possibilita' di trasmettere il virus". "Le cure contro l'Hiv/Aids salvano vite, riducono la malattia e riducono anche radicalmente il rischio di trasmissione fra le persone - spiega Marcella Tomassi, di Msf Swaziland, il Paese in cui il 26% della popolazione e' sieropositiva e dove l'organizzazione fornisce cure antiretrovirali in tutto il territorio - Ora piu' che mai i governi devono rinnovare il loro impegno per lottare contro la pandemia e curare le persone". Msf ha iniziato a fornire terapie antiretrovirali (Art) alle persone sieropositive nel 2000. Oggi fornisce antiretrovirali a piu' di 170 mila persone in 19 Paesi in Africa e Asia.