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Anche la Camera di commercio ha aperto le porte ai cooperatori-manager della mozzarella di bufala

30 Settembre Set 2011 0200 30 settembre 2011

La coop. "Le Terre di don Peppe Diana" di Caserta

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La coop. "Le Terre di don Peppe Diana" di Caserta

Contano i giorni i giovani della cooperativa "Le Terre di Don Peppe Diana". Non manca poi molto all'inaugurazione di quel caseificio confiscato ai casalesi dove potranno finalmente produrre la bufalina Libera Terra. È dunque diventato realtà il progetto "La mozzarella delle legalità" che, grazie al sostegno economico della Fondazione con il Sud, ha permesso di trasformare quel fabbricato e 90 ettari di terreni sottratti al boss del casertano Michele Zaza in un'opportunità di sviluppo occupazionale e sociale.
Una vera e propria scommessa partita più di due anni fa con la pubblicazione di un bando per la selezione di cinque figure professionali - due casari, un agronomo, un responsabile prodotto e un trattorista ? da inserire in un progetto ambizioso: creare una cooperativa specializzata nella produzione di una mozzarella di bufala proprio in quelle zone colpite dallo scandalo della mozzarella blu. Hanno riposto in 170, segno di una volontà di riscatto ricercata proprio nel lavoro legale.
Ma il contrasto alle mafie non si ferma alle intenzioni e così per i cinque giovani prescelti è iniziato un lungo e complesso periodo di formazione. Grazie all'aiuto della fondazione, della Confederazione italiana agricoltori e di altre numerose realtà imprenditoriali e sociali, «i giovani, tutti trentenni, hanno imparato ad essere contemporaneamente manager, agronomi ed esperti caseari», spiega Davide Pati di Libera. Un bagaglio di conoscenze fondamentali, perché d'ora in poi sarà proprio sulle loro spalle che poggerà l'intera attività imprenditoriale. Ma per fortuna non saranno soli: già è pronto un accordo con la Camera di commercio di Caserta e con la Cia.
Spiega Pati: «L'idea è di creare una filiera della mozzarella di bufala e del biologico nella zona di Caserta. Abbiamo individuato alcuni allevatori e casari disponibili a mettersi in gioco e a condividere esperienze e competenze. Con l'aiuto della Camera di commercio invece implementeremo la rete e cercheremo di garantire la sostenibilità del progetto». L'intento è quello di rafforzare e stabilizzare un settore fatto di piccolissime imprese, così da impattare sull'aspetto occupazionale ed economico.
Su questa strada va anche il progetto di inserimento di persone con disagio. «Insieme ad altre cooperative di tipo B stiamo ideando percorsi di inclusione lavorativa nell'ambito del programma budget di salute della Asl di Caserta», aggiunge Pati, «attiveremo così alcune borse di lavoro al fine di affiancare altre tre o quattro persone agli attuali soci». Forze nuove che permetteranno alla cooperativa di raggiungere gli altri obiettivi prefissati. Il piano d'impresa, infatti, prevede la coltivazione a foraggio, seminativi e legumi dei 60 ettari di terreni assegnati alla cooperativa, nonché la realizzazione di una fattoria sociale sperimentale, al servizio dello sviluppo ecosostenibile del territorio, dove vengano utilizzate tecnologie produttive innovative. «Sarà una fattoria in grado di produrre energia da fonti rinnovabili (sole e biogas)», conclude Pati, «fortemente attenta alla salubrità e qualità dei prodotti e del territorio e alla formazione delle maestranze del comparto». Ma non basta: «La don Peppe Diana promuoverà forme di turismo responsabile ed eventi didattici mirati sulla scia dei campi di volontariato e del Festival dell'impegno civile che già promuove oggi».