Governo

316 sì c'è la fiducia

14 Ottobre Ott 2011 1623 14 ottobre 2011

Conclusa la votazione alla Camera

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Conclusa la votazione alla Camera

Con 316 sì la Camera ha approvato la fiducia al governo.
Il via libera alla fiducia per il governo arriva con due voti in più del 14 dicembre scorso quando i sì si fermarono a quota 314. Oggi i sì sono stati 316ì. I votanti sono stati 617, i no 301.

Soddisfatto ovviamente il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che ha annunciato: «D'ora in avanti mi trasferirò come sede principale di lavoro in Parlamento, perchè le riforme varate dal governo devono essere trasformate in legge». Il premier ha anche indicato la road map del processo riformatore: «Abbiamo da attuare la riforma dell'architettura istituzionale, la legge elettorale, le riforma del fisco e quella della giustizia».

«Un voto importante che ci dà vigore e fiducia» dice da parte sua il ministro dell'Interno Roberto Maroni dopo il voto della Camera.

Il governo esce «certamente rafforzato» dal voto di fiducia. A sostenerlo è il segretario del Pdl, Angelino Alfano, lasciando l'aula di Montecitorio. L'esecutivo ha ottenuto «una fiducia piena a numeri pieni, con una maggioranza numerica e politica». Il segretario del Pdl striglia l'opposizione: «Ha tentato di far venir meno il numero legale, ma hanno sbagliato tecnica e strategia. La maggioranza – ribadisce Alfano - ne esce rafforzata» e con nuova linfa «per fare le riforme. Scelgono sempre il 14 ma dovrebbero cambiare data. Le forze dell'opposizione hanno confermato di non essere una alternativa di governo e di non avere la cultura di governo».
In particolare Alfano richiama «la scenetta desolante di ieri» contraddistinta dall'assenza dell'opposizione nell'emiciclo di Montecitorio, mentre etichetta come «scena da piccolo comune» l'entrata di oggi alla seconda chiama.

«Il dato politico importante è che la maggioranza è allo sbando e le opposizioni sono unite». Lo ha detto Rosy Bindi, al termine del voto di fiducia alla Camera.
«Una maggioranza che si regge su questi numeri, che non garantisce il numero legale, dove va?», ha aggiunto la vice presidente dell'Assemblea del Pd rivendicando le scelte di strategia parlamentare dei democratici: «Noi abbiamo provato quello che dovevamo provare».