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Berlusconi: dimissioni postdatate

9 Novembre Nov 2011 1216 09 novembre 2011

Il premier è salito al Colle. Un passo indietro dopo l’approvazione della legge di stabilità

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Il premier è salito al Colle. Un passo indietro dopo l’approvazione della legge di stabilità

È arrivato il giorno più lungo. Ieri Berlusconi ha presentato le proprie dimissioni (post-datate). Il futuro è incerto. Ecco tutti i commenti e i punti di vista dei maggiori quotidiani italiani con un occhio sempre alle reazioni di Borsa e finanza europea.

In rassegna stampa anche:
DISSESTI IDROGEOLOGICI
LOMBARDIA

IL CORRIERE DELLA SERA riassume la situazione: «non ho più la maggioranza. Vedo solo le urne». Così Berlusconi dopo la votazione di ieri del Rendiconto dello Stato (308 voti a favore, 8 sotto la maggioranza) sale al Quirinale e annuncia la dimissioni, che verranno date «un minuto dopo l'approvazione del pacchetto di misure chieste dall'Europa». Il punto politico/programmatico lo fa Massimo Franco nell'editoriale. Riconosce che l'annuncio del Premier «è un gesto di responsabilità apprezzabile: anche se potrebbe inserire un margine di ambiguità temporale, dirimente per un Paese esposto da mesi alla speculazione finanziaria. La lettera arrivata ieri dall'Ue, con la richiesta di un'ulteriore manovra di qui a pochi mesi, è tutt'altro che rassicurante». I Berlusconi passano, insomma, ma la spada di Damocle sulla testa dell'Italia resta, sembra essere l'amara fotografia della realtà. Nel marasma delle posizioni, e delle incertezze sempre più conclamate dell'intero arco parlamentare, neanche Franco e Il Corriere riescono a individuare una bussola politica certa. E così nelle 12 pagine d'apertura che il quotidiano dedica alla giornata di ieri, ai suoi effetti immediati, ai retroscena e ai "si dice" non c'è un'idea chiara né voci particolarmente "alte". A cercare di tenere stretta almeno l'agenda è Napolitano, che chiede a Berlusconi «atti immediati» e una «tempistica serrata». Caprara, a pag. 13, sottolinea piuttosto il parallelismo tra le dimissioni del Berlusconi 1 nel 1995, e l'indicazione del governo tecnico Dini per assumere «misure necessarie al risanamento finanziario ed economico», perché «ogni ritardo aumenta il divario di velocità tra l'Italia e il gruppo europeo di testa». Sembrano dichiarazioni di oggi, erano 16 anni fa. Un "già sentito" che appunto la Ue conosce, visto che ieri il Commissario per gli Affari economici Rehn ha dichiarato che «Roma ci preoccupa molto. I punti critici sono debito, spread e crescita. Serve una manovra aggiuntiva». Lo spread, appunto, che ieri ha toccato il tetto record di quota 500, e poco conta a levare le preoccupazioni il +0,74 di Piazza Affari. L'analisi Economico-politica la fa Dario Di Vico (pag. 17), in sintesi: «A motivare la voragine degli spread c'è sicuramente il drastico giudizio espresso dall'Europa-che-conta verso il premier, ma ci sono anche le riforme mai fatte e una modernizzazione incompiuta. È tanto tempo che non facciamo i compiti».

“Berlusconi si arrende: mi dimetto”; “Spread a quota 500 La UE: drammatico”: sono rispettivamente apertura e taglio centrale de LA REPUBBLICA che in questo modo aggancia la decisione del premier alla tensione sul mercato. Le prime 13 pagine del quotidiano sono del resto dedicate al voto di ieri in Parlamento, al difficile colloquio con il presidente della Repubblica (con il premier che vede le elezioni, e Napolitano che invece prevede ampie consultazioni), alle reazioni delle opposizioni e dei compagni di governo, i leghisti. Diversi i retroscena, tra questi quello di Carmelo Lopapa che indaga all'interno del Pdl: Berlusconi riunisce i suoi e guarda alla campagna elettorale, loro però guardano altrove. Scajola ad esempio afferma che «il Paese non ha bisogno di elezioni in questo momento». Formigoni punta a un nuovo governo Pdl e Lega guidato da un altro. Alfano lavora per essere lui l'altro. Insomma un partito che, come recita il titolo del pezzo, rischia il terremoto. Da pagina 14 a pagina 18, la situazione economica: il su e giù dello spread (anche in relazione a quanto stava avvenendo alla Camera), il crollo del titolo Mediaset, il livello di guardia ormai raggiunto dagli interessi sul Btp quinquennale, 6,8% («insostenibile», dice Marcegaglia). La Repubblica intervista l'economista Nouriel Roubini, che festeggia la caduta di Berlusconi: «troppo a lungo è stata dimenticata l'economia, troppa credibilità è stata persa, troppo danno è stato fatto in termini politici ed economici». Non ci va leggero Roubini che ieri ha postato in rete un video con Alfano alle nozze della figlia di un boss mafioso: non vuol dire che Alfano sia mafioso, ammette, ma «i metodi di questo governo in dirittura d'arrivo sembrano rispondere alle regole di Cosa nostra. Guardate Berlusconi: “Andrò a stanare e punire uno per uno tutti i traditori”. Parla da boss, e agisce allo stesso modo». Rilancia l'ipotesi Monti (o Amato), persone rispettate e ascoltate sul piano internazionale. Servono comunque 9-12 mesi per ripristinare condizioni economiche accettabili e la credibilità sui mercati. Oggi del resto arrivano a Roma gli ispettori Ue e si scopre che all'Italia sono richieste ulteriori misure aggiuntive. Il 4 novembre Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici, ha scritto a Tremonti chiedendo misure aggiuntive e inviando un questionario di cinque pagine. In pratica vuole sapere precisamente modi e tempi delle iniziative annunciate. Abolirete l'anzianità? Creerete lavoro per giovani e donne? Cancellerete davvero le tariffe minime? E via dicendo: ogni domanda richiede una risposta analitica e puntuale. Infine l'editoriale del direttore, Ezio Mauro: “Voltare pagina”. «Si può ancora salvare il Paese se Berlusconi lascia il campo al più presto, dopo aver dimostrato di essere un elemento di debolezza nella crisi. L'Italia avrebbe bisogno subito di un governo autorevole, capace di ripristinare la fiducia dei mercati, della Ue e soprattutto dei cittadini, cambiando la legge elettorale e dimezzando i costi della politica, con la Costituzione, l'Europa e il Quirinale come riferimento».

Impossibile dare conto in poche righe di tutto quello che IL SOLE 24 ORE scrive sulle conseguenze dell’apertura di una «crisi drammatica» per il paese. Segnalo sotto il titolo di apertura in prima pagina un corsivo siglato a.o. dal titolo «Credibilità» in cui si dice che la credibilità appunto è «il farmaco salvavita» che serve all’Italia, e misura della cridibilità di un paese è il tempo che gli si concede per riordinare i conti: «Non a caso, non ne abbiamo», nota il corsivo, perché restano solo tre giorni per rispondere alla lettera di Rehn che ci chiede di «riscrivere quel contratto sociale che 20 anni di riforme hanno solo scalfito». Le riforme, è la chiusa, «servono a tutti e vanno fatte. Tatticismi, traccheggiamenti, duelli personali (...) ci porterebbero solo al default». Stefano Folli aggiunge la sua analisi in un editoriale in cui sottolinea che i provvedimenti che ci chiede l’Europa «ancora non sono pronti» e quindi, come chiede Napolitano, «sia Berlusconi sia Bersani sia gli altri protagonisti della politica sanno di dover uscire dal piccolo cabotaggio (...) siamo arrivati all’esame di maturità collettivo». Dalla pagina 9 in poi il Sole esamina nel dettaglio la lettera del commissario Rehn (la pubblica integralmente) e le possibili risposte dell’Italia. Ecco i punti: - riforma delle pensioni; - pacchetto lavoro con il nodo licenziamenti; - l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013; - l’uso dei fondi europei per il Mezzogiorno; - le liberalizzazioni (possibilmente vere); - la riforma di scuola e università. Ultima chicca: parlando al suo pubblico, a pagina 12 il Sole presenta un «manuale anti panico» in cui consiglia dove e come investire: in pole position il classico oro, poi i bund tedeschi e infine un altro grande classico: il franco svizzero.

«Il candidato premier del centrodestra sarà Alfano, è accettato da tutti e sarebbe sbagliato bruciarlo adesso provando a immaginare un nuovo governo guidato da lui». Lo annuncia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un colloquio con il direttore de La Stampa Mario Calabresi, che oggi apre la prima pagina de LA STAMPA. «Certo, il Capo dello Stato - aggiunge il premier - farà le consultazioni ma io non vedo maggioranze alternative possibili: da un lato io non intendo fare un governo con il Pd, non voglio certo chiudere andando con loro, dall'altro Casini ha detto chiaramente che un accordo con noi non gli interessa e allora la matematica mi dice che non ci sono altre strade. Resta solo la via maestra, quella delle elezioni». Secondo i fedelissimi, tra cui il ministro Gelmini intervistata a pagina 7, non si tratta però dell’ “ultimo atto”: «La sinistra si illude se pensa che adesso Berlusconi possa essere messo tra parentesi», e prosegue: «è ancora un candidato vincente». A pagina 13 La Stampa dà conto delle ripercussioni nelle Borse: “Wall street festeggia l’annuncio delle dimissioni: +0,85%. Ma l’incertezza fa volare lo spread a 500 punti”. A pesare è l’instabilità politica che affligge l’Italia, dice il commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn, una situazione che «ci preoccupa molto».

“Berlusconi: mi dimetterò” è il titolo di apertura di AVVENIRE che nel catenaccio spiega “Pronto a lasciare, ma dopo il voto sulla legge di stabilità” A quanto successo ieri in Parlamento e alle sue conseguenze soprattutto econimiche sono dedicate sei pagine (dalla 4 alla 9) mentre il direttore Marco Tarquinio firma “l’altro editoriale” dal titolo “La risposta più utile”: «Da ieri sera il governo guidato da Silvio Berlusconi è virtualmente dimissionario perché “Senza più maggioranza” e le grandi forze politiche sono più che mai in punto di reputazione (...)» Parla di una risposta lucida, coraggiosa e disinteressata che si sta attendendo da tutte le forze politiche «(...) Una risposta che certamente non coincide con quella della fuga verso urne anticipate. Una fuga inevitabilmente scoordinata e rabbiosa, che non servirebbe in alcun modo all’Italia e, ne siamo sempre più convinti, neppure a chi confidasse di trovare, in quelle urne, chissà quale rivincita o quale tesoro di voti (...)». Pagina 8 si apre con una grande foto del commissario Rehn e con il titolo “E l’Europa chiede nuove misure Rehn: preoccupati”, ovvero come spiega il catenaccio “Bruxelles: «Situazione italiana a rischio»”.

“La maggioranza non c'è più, Berlusconi si arrende. Alla Camera solo 308 voti per l'approvazione del rendiconto: «Ci sono otto traditori». Il premier sale al Quirinale e annuncia: «Dopo il voto sul patto di stabilità mi dimetto». Bersani: «Si apre una fase nuova». Ma arriva una seconda lettera della Bce: in 39 punti, la richiesta di un'altra manovra lacrime e sangue” è questo il sommario di una prima pagina dove la fotografia del “biglietto” scritto da Berlusconi in aula con le mani del premier in prima pagina occupa mezza prima pagina, testata compresa che è scritta in bianco a sfondare l’immagine. Il titolo de IL MANIFESTO è “Post scriptum”. In questa prima pagina anomala Norma Rangeri firma il commento “Che cosa ci aspetta”, mentre due sono i richiami agli articoli dedicati al tema: “Lascia ma raddoppia E vuole subito il voto”, analisi delle conseguenze politiche e “Con Silvio o senza, la Bce raddoppia” in cui Galapagos analizza “l’ultimatum di Bruxelles”. Scrive Rangeri: « Il momento che la maggioranza del paese aspettava ormai da troppo tempo, le dimissioni di Silvio Berlusconi, è arrivato verso sera con una secca e drammatica nota del Quirinale. Ma la sconfitta di un presidente del consiglio ormai al capolinea, ha un retrogusto amaro, amarissimo. Ci trascina, come in molti avevano previsto e paventato, nell’incubo greco (...)» e prosegue: «È il capo dello stato a indicare tempi e tappe della fine di questa lunga agonia berlusconiana (...) Il comunicato del Quirinale sigla il drammatico show-down con il presidente del consiglio, costretto a salire al Colle dopo una seduta della Camera dove il voto sul Rendiconto dello Stato regalava alle cronache la plateale testimonianza di una maggioranza svaporata a quota 308» e conclude «(...) Una volta fatte a pezzi le istituzioni del welfare (nella lettera dell’Europa si entra nei minimi dettagli di ogni aspetto del nostro assetto economico-sociale: sanità, scuola, pensioni, privatizzazioni...) si apriranno le urne. L’esercizio della democrazia potrà essere consentito quando sarà stato svuotato di ogni reale potere. Berlusconi lascia un paese commissariato dal Fondo monetario e dalla Banca europea, istituzioni al di là e al di sopra della sovranità parlamentare (...)». A pagina 2 accanto all’apertura “Prima lascia, poi raddoppia Vuole le urne” in un box grande un quarto di pagina si parla del “Flop della maggioranza” con l’articolo dal titolo “Fermi a 308, più uno in bagno E ora si teme il fuggi fuggi dal Pdl”, scrive Micaela Bongi (...) «Il Pdl sembra destinato a disperdersi in tanti gruppi, visto che si moltiplicano le voci di imminente nascita di formazioni parlamentari autonome (...) Perché a temere le elezioni in queste condizioni sono in tanti e indicare le urne come unica opzione, provano a spiegare i fedelissimi del Cavaliere, serve solo a spaventare ulteriormente rafforzando il partito del non voto e svuotando il Pdl, facilitando il compito di Pier Ferdinando Casini». A pagina 3 l’analisi di Ida Dominijanni “L’epoca salta, da Arco all’Europa” che osserva «(...) Il ventennio berlusconiano finisce nello stesso momento in cui quel che resta della sovranità nazionale italiana viene messa al guinzaglio della governance europea. La talpa della religione neoliberista ha scavato di più della millantata rivoluzione liberale del mago di Arcore (...)» e chiude «(...) Al funerale del berlusconismo, qualcuno si ricordi di dire che Berlusconi e Bossi non ci facevano caso, ma Arcore e la Padania stavano in Europa».

IL GIORNALE titola a tutta pagina “Si va a votare”. In taglio basso un box con 8 primi piani che titola “I giuda che hanno pugnalato il governo”. L’editoriale è di Vittorio Feltri traina la posizione che sarebbe di Berlusconi approfondita meglio da Adalberto Signore all’interno nel pezzo “Silvio: si va a votare. Alfano premier”. Sui mercati scrive Massimo Restelli che firma “Vola lo spread, l’Europa pensa a nuove misure”.

“B. si arrende ma non subito”, titola ITALIA OGGI e dai titoli dei commenti di pagina 2 si intuisce l’approccio “Troppi parlamentari non sanno quel che fanno” dice Pierluigi Magnaschi che però non si riferisce alla votazione, bensì alla trasmissione delle Iene in cui deputati e senatori non sono riusciti a rispondere a domande di attualità. Ma poi l’affondo: «Questi parlamentari, senza patente di guida, quando debbono votare le misure di contenimento della spesa pubblica non sanno di che cosa si parla. Votano imitando i compagni di partito». Il punto a firma di Sergio Soave sottolinea che «potrebbe succedere di tutto perché un solo dato è sicuro: l’incertezza». Marco Bertoncini nota che «stavolta al Cavaliere è andata proprio male» dopo aver ripercorso i vari ostacoli della Presidenza, superati sempre da Berlusconi che « superò se stesso dopo la scissione finiana».



E inoltre sui giornali di oggi:

DISSESTI IDROGEOLOGICI
AVVENIRE – “L’Italia delle emergenze 37 decreti in 6 anni E tutti ancora in vigore” è il titolo dell’inchiesta di AVVENIRE sulla protezione civile richiamata in prima pagina “Il più vecchio, per Cerzeto, risale al 2005 ed è ancora in vigore. Quello per il torrente Ferreggiano a Genova è del 2007” si legge nel richiamo e ancora “Riguardano 59 calamità, tra frane e alluvioni Il maggior numero, ben 25, al Nord, 18 al Centro e 16 al Sud”. A pagina 10 in una cartina si ricordano gli eventi, nell’articolo di apertura si analizza quella che il titolo chiama “Emergenza mai finita. In sei anni 37 decreti e sono tutti in vigore”, a piè di pagina si fa anche un bilancio delle conseguenze “salate” per agricoltori e allevatori.

LOMBARDIA
ITALIA OGGI - Via libera ieri alla prima legge padana di Renzo Bossi. In ogni locale o sede della regione Lombardia dovrà essere esposta un’icona cattolica. Ieri è stata approvata la proposta del consigliere lumbard insieme ad altri 15 consiglieri di centrodestra, primo firmatario Alessandro Marelli.