India

Microcredito in crisi proprio dove tutto iniziò

28 Novembre Nov 2011 1213 28 novembre 2011

Le dimissioni di un boss del settore scoperchiano una realtà davvero poco sostenibile

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Le dimissioni di un boss del settore scoperchiano una realtà davvero poco sostenibile

Il microcredito è in crisi in India. A far scoppiare il caso sono state, la scorsa settimana, le dimissioni di Vikram Akula, amminstratore delegato di Sks, la maggiore organizzazione di microcredito del subcontinente (e l’unica quotata alla Borsa di Mumbai). Akula ha lasciato, informa la Bbc, dopo una drammatica riunione degli azionisti.

La Sks è tradizionalmente una delle maggiori aziende di microfinanza indiane, capace di attrarre investimenti da tutto il mondo; tuttavia negli ultimi tempi si è trovata ad affrontare la crisi del settore del microcredito, il cui modello di sviluppo sembra essere messo per la prima volta in discussione dagli stessi attori – i micro-prestatori – che ne avevano decretato il successo sul territorio. Fino a poco tempo fa, la Sks Microfinance, con sede a Hyderabad, sembrava andare a gonfie vele: la vendita delle proprie azioni nell’agosto 2010 aveva fruttato 358 milioni di dollari e aveva fatto volare il titolo a 1,304 rupie, tanto che perfino George Soros aveva investito nella società, così come molti venture capitalist americani. Da allora però le azioni hanno perso il 90% de valore, e le fortune della società hanno subito un drastico peggioramento.

Le ragioni del disastro sono inquietanti: gli agenti Sks sul territorio (coloro che materialmente effettuano i microprestiti di denaro a contadini e artigiani) sono stati accusati di applicare tassi di interessi più alti del dovuto e di utilizzare le maniere forti per riscuotere il denaro dai debitori in ritardo coi pagamenti. Secondo alcune voci questi metodi avrebbero addirittura provocato un’ondata di suicidi tra i piccoli risparmiatori. La Sks ha respinto le accuse; ma non a caso il governo dell’Andra Pradesh ha approvato una legge che regolamenta il sistema del microcredito proprio per evitare futuri abusi.

Una mossa comprensibile, che però a quanto pare ha aggravato la crisi del settore, colpendo la Sks e altre aziende di microfinanza, per le quali ora è più difficile erogare nuovi prestiti e rientrare di quelli già in essere. La Sks in particolare ha dichiarato un rosso di 6 miliardi di rupie (115 milioni di dollari) nei primi sei mesi di quest’anno: un anno fa aveva realizzato invece profitti per 1,5 milioni di rupie.