DIRITTI

Gruppo di rom accampato nel centro di Firenze

1 Dicembre Dic 2011 1846 01 dicembre 2011

L'ong Everyone: "Invitiamo le autorità a comprendere il loro dramma, non hanno un posto dove stare"

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L'ong Everyone: "Invitiamo le autorità a comprendere il loro dramma, non hanno un posto dove stare"

Almeno 30 romeni di etnia Rom si sono accampati da ieri nel tardo pomeriggio, mercoledì 30 novembre, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, proprio di fronte all'Istituto degli Innocenti, nel pieno centro del capoluogo toscano. "Invitiamo le autorità cittadine, dal sindaco Renzi al Questore Zonno, dal presidente della Provincia Barducci al prefetto Padoin," dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione umanitaria EveryOne, "a comprendere il dramma di queste famiglie: si tratta di cittadini comunitari che non hanno un posto dove ripararsi dal freddo di questi giorni. Molti di essi sono malati e necessitano di assistenza, altri sono affamati e infreddoliti, spaesati a causa dell'esclusione che li colpisce. Cercano solo mani tese disposte ad accoglierli in qualche struttura di emergenza-freddo della città, chiedono solo dei pasti caldi e la possibilità di un letto sotto un tetto, nulla di più".

"Chiediamo alla città di non avere paura di aiutare persone innocenti e in difficoltà" continuano gli attivisti, "e dimostrare che un'accoglienza è possibile, nel pieno rispetto dei diritti dell'altro". EveryOne chiede al Sindaco, al Prefetto e al Questore di Firenze di non ordinare alcuna azione di sgombero del campo Rom improvvisato in città fin tanto che i 30 occupanti non saranno inseriti in una struttura di prima accoglienza che consenta loro di non vivere per strada, sottoposti a un clima rigido che ha già mietuto, mesi or sono, una vittima tra i membri della comunità Rom romena fiorentina. In piazza Santissima Annunziata è inoltre presente l'attivista umanitario Marcello Zuinisi (Nazione Rom), che sta monitorando le condizioni dei Rom accampatisi e cercando di instaurare un dialogo costruttivo con la forza pubblica, per evitare azioni di polizia che minerebbero il diritto fondamentale all'assistenza sociale di tale gruppo di persone.