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Il sostegno a distanza te lo racconto online

8 Febbraio Feb 2012 1325 08 febbraio 2012

Un sito raccoglie le esperienze di chi adotta a distanza. Da un progetto di Sos Villaggi dei Bambini

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Un sito raccoglie le esperienze di chi adotta a distanza. Da un progetto di Sos Villaggi dei Bambini

Il sostegno a distanza raccontato da chi lo fa. È l’idea alla base di Adoblog – Adottare a distanza, un sito ideato da Sos Villaggi dei bambini onlus per presentare proprio il sostegno a distanza e le diverse realtà che in Italia lo fanno, dare infomazioni, raccogliere notizie e testimonianza.
Un modo diretto per conoscere esperienze, racconti e lasciarsi provocare da chi la scelta di sostenere a distanza un bambino l’ha fatta. E trovi storie molto particolari, soprattutto che non ci si aspetta. Come quella di Alice che si presenta con una frase «È vero quello che si dice: fare del bene a un’altra persona fa star bene anche noi», un concetto che può sembrare scontato se non fosse che a esprimerlo è una persona che si presenta con così: «Chi mi conosce lo sa bene. Sono di quanto più lontano alla compassione e alla sensibilità verso chi sta peggio di me. Per carità, anche io da piccola scrivevo a Babbo Natale che volevo la pace nel mondo e cibo per chi moriva di fame, ma non era vero. Era chiaramente una piega per fare colpo. Non lascio mai le monetine ai mendicanti per strada, mi innervosiscono. La mia sensibilità nei confronti dei problemi dell’Africa è sempre stata sotto i piedi, per dire».

Di sé dà un’immagine più lontana dalla persona sensibile di cuore insomma eppure a un certo punto ha pensato di «essere fortunata» e che «sarebbe stato bello dare il mio aiuto a un bambino». Scrive ancora Alice: «Arriva sempre il momento in cui si accetta di essere diventati adulti. Non arriva quasi mai ai diciotto anni. Non arriva per forza quando prendi casa da solo o quando inizi ad avere uno stipendio. Non arriva nemmeno con una grande batosta. Accetti di essere diventato adulto quando scegli consapevolmente di prenderti una responsabilità che è solo tua. In questi giorni ho scelto di sostenere un bimbo a distanza. È la prima volta che decido di dedicarmi a qualcosa di concreto e ne sono immensamente orgogliosa»

E da persona razionale Alice ha fatto una ricerca accurata «sull’associazione cui dare fiducia». E punto di forza per la scelta è l’adesione alle “Linee guida per il sostegno a distanza di minori e giovani” emanate dall’Agenzia per le onlus.

Raccontare è importante, infatti, ricorda ancora Alice «Luogo comune vuole che “la beneficenza si fa ma non si dice”. Ma perché mai? Si deve dire, invece. Perché fare del bene è contagioso e virale, più di qualsiasi campagna». (per leggere la sua storia qui)

E come lei ci sono altri nel blog che si raccontano, c’è chi è alla terza adozione a distanza e spiega «L’adozione di un bambino equivale ad evitare un caffé al giorno al bar pensateci bene, equivale a evitare di comprare il millesimo giocattolo al proprio bambino, equivale inoltre e soprattutto e lo sottolineo ad amare chi e’ più debole,chi non può permettersi un tozzo di pane, una visita medica o l’istruzione, diritti che nel ns ordinamento sono acquisiti solo con il fatto di vivere (...)».

Ma anche chi come “zia Janet” il bambino sostenuto a distanza a un certo punto l’ha conosciuto durante le vacanze che gli ospiti di Villaggi Sos di diversi paesi fanno al Villaggio internazionale estivo di Sos Villaggi dei Bambini a Caldonazzo, nei pressi di Trento.

Immagine da Archivio Sos Villaggi dei Bambini