Non Profit

Rinnovabili, niente passi indietro

6 Aprile Apr 2012 0200 06 aprile 2012

Incentivi e dintorni

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Incentivi e dintorni

Il WWF ha inviato nei giorni scorsi un appello al governo, che sta definendo il quinto Conto energia. Secondo l'associazione, gli incentivi per le rinnovabili vanno mantenuti e modulati sull'esigenza di tagliare (fino all'eliminazione completa) le emissioni di CO2 e di sviluppare la green economy in Italia, non certo sulla necessità di tappare le falle di un sistema energetico distorto basato sui combustibili fossili.
Il presidente dell'Enel, Andrea Colombo, ha dichiarato che «lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio». Peccato che queste parole non fossero un mea culpa dell'Enel e di molte altre utility per non aver saputo vedere dove sta andando il mondo, investendo in modo sbagliato. La collettività non può farsi carico di questi errori, già paghiamo tutti l'assenza di un piano industriale che sostenga lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, per non parlare dei danni ambientali e alla salute che molti degli impianti convenzionali, in primis le centrali a carbone e ad olio combustibile, producono. Paghiamo tutti, anche le imprese, l'assenza di una programmazione energetica che indichi alle aziende il contesto in cui operare: ecco cosa ci si guadagna a essere governati dalle spinte delle varie lobby.
Anche dal punto di vista occupazionale i settori dell'efficienza energetica e delle rinnovabili rappresentano il futuro: in Germania oggi operano nel settore delle rinnovabili ben 340mila addetti, mentre i lavoratori del carbone sono ridotti a circa 50mila. Sarebbe suicida non pensare che anche in Italia occorre puntare sulla green economy, ma la continua incertezza in cui versa il settore delle rinnovabili, unita alle numerose barriere e lentezze burocratiche, rischiano di fermare quella che si configura come una vera e propria "rivoluzione dal basso". Ora la politica deve fare la sua parte, non per difendere i vecchi privilegi, bensì per aiutare con equità l'affermazione del futuro.
*responsabile Policy clima ed energia
WWF Italia