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Partiti, un Grillo per la testa

20 Aprile Apr 2012 1346 20 aprile 2012

Cresce l'antipolitica, Casini punta a fare l'acchiappacentristi

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Cresce l'antipolitica, Casini punta a fare l'acchiappacentristi

Trasformismo o effettivo rinnovamento? I partiti cercano di cambiare pelle, sotto la spinta della cosiddetta antipolitica, che in realtà per ora sta premiando, stando ai sondaggi, solo il movimento 5 stelle di Beppe Grillo. E così Beppe Pisanu con 29 parlamentari prova a dare la spinta, chiedendo a Berlusconi di andare “oltre il Pdl”. Intanto Casini sembra pronto a varare il “Partito della nazione”. Ma a livello locale la partita si gioca per il momento con le liste civiche in vista delle amministrative.

“Partiti, si riaprono i giochi”: apre così il CORRIERE DELLA SERA, che riassume: “Grandi manovre delle forze politiche in vista non solo delle elezioni del 2013, ma anche di un eventuale ricorso anticipato alle urne. Il senatore Beppe Pisanu esce allo scoperto e con una lettera firmata da 29 parlamentari incalza Silvio Berlusconi «ad andar oltre il Pdl». L'ex premier è intanto sempre più convinto che «si finirà per andare a votare ad ottobre». Il leader centrista Pier Ferdinando Casini corteggia i tecnici del governo, azzera l'Udc e lancia il Partito della Nazione, una confederazione che vada oltre l'unione con Fli e Api”. Massimo Franco scrive il commento che parte in prima: “Si scioglie l’iceberg del voto moderato” e questo è il passaggio centrale: “Di questi sommovimenti, il governo dei tecnici di Mario Monti è insieme l'origine e l'ostaggio. Palazzo Chigi può diventare l'elemento residuo di equilibrio per schieramenti in via di scomposizione; oppure il terminale di tensioni destinate a sfuggire al controllo. È bastato un accenno all'eventualità che qualcuno dei ministri di Monti possa aderire al progetto di Casini, per far balenare rischi di crisi. Qualunque eccezione alla neutralità rivendicata dal premier sarebbe vissuta dai partiti della sua alleanza anomala come violazione di un patto tacito. Ma soprattutto accentuerebbe la contraddizione, comunque inevitabile, fra l'idea dell'esecutivo tecnico come parentesi e quella che lo considera un acceleratore della metamorfosi del sistema”. Il tema in sottofondo è quello della data delle elezioni politiche. Scrive Maria Teresa Meli, sempre a pagina 2: “La verità continua a essere una sola: a tutti fanno paura le elezioni a ottobre, vista la situazione di incertezza che attraversa i partiti, ma tutti ne sono in qualche modo tentati. In cuor suo Berlusconi le vorrebbe per fare chiarezza in un quadro di cui non riesce a vedere le prospettive. Il Pd va oltre e arriva a superare anche i dubbi. Vorrebbe andare a votare per una serie di motivi che nell'ultima segreteria sono stati enumerati. Primo, Grillo di qui a ottobre non sarà ancora del tutto esploso (come fenomeno elettorale, s'intende). Secondo, lo scontro tra la Lega e il Pdl è ancora aperto, il centrodestra non ha un vero candidato con il quale affrontare la battaglia delle urne. Ma ufficialmente nessuno pronuncia la parola magica: elezioni”. “Si rischia il voto a ottobre” è il virgolettato di una frase attribuita a Berlusconi e così ne parla Paola Di Caro a pagina 3: “La corsa a prendersi pezzi di centro — rilanciata da Casini due giorni fa — e soprattutto a non lasciare al competitor più vicino campo libero è insomma ormai cominciata, anche se molto disordinatamente. «È chiaro — ragiona Maurizio Lupi — che le possibili novità politiche sono formazioni che nascono dalla società civile, come può essere quella di Montezemolo, o aree rappresentate da ministri di questo governo», ai quali mira esplicitamente Casini. E se, come prevedono nel Pdl, entro l'estate il governo sarà costretto a varare «una manovra correttiva da 17 miliardi, come chiede il Fondo Monetario», la somma di debolezze del quadro politico potrebbe davvero provocare il patatrac”. A pagina 5 si racconta l’annuncio: “Casini, dall'Udc al Partito della nazione. E anche Fli apre ai ministri tecnici”. In basso un pezzo dedicato al ministro Passera, tentato dai centristi, ma molto cauto in questa fase, anche per l’incertezza sulla legge elettorale.

LA REPUBBLICA apre con lo sviluppo (“Crescita, ora tocca all'Europa”) e dedica ai movimenti interni ai partiti molte pagine interne. Lo strappo di Pisanu (che raccoglie una pattuglia di senatori per andare oltre il Pdl: tentativo bocciato da Maurizio Lupi, ma che molto piace e si capisce perché al Terzo Polo). Il Partito della Nazione di Casini, Fini e Rutelli che scaldano i motori in vista delle amministrative e pensano alle politiche (e a personaggi come Marcegaglia, Cancellieri, Passera). I guai della Lega che scopre di aver pagato l'affitto della casa romana di Calderoli e che il capogruppo Reguzzoni avrebbe usato 90mila euro della carta di credito del Carroccio. Infine un pezzo di Michele Smargiassi: “Oltre cento liste e niente gerarchie il motore di Grillo va al massimo ma solo il guru decide e scomunica”. Ovvero come il movimento Cinque stelle si prepara a raccogliere i frutti dello scontento generalizzato. «Non dobbiamo fare proprio nulla. Faranno tutto gli altri, si disferanno da soli e noi vinceremo» dice Giovanni Favia, consigliere regionale in Emilia. Gli errori legati al finanziamento ai partiti, l'ondata di indignazione saranno sufficienti per l'affermazione del movimento? C'è ottimismo e molta attività. Pronte 104 liste per «surfare l'onda». Il rischio però è che l'utilitaria di Grillo lanciata al massimo abbia il carburante del sostegno popolare ma perda i pezzi nella corsa. Un po' per i bersagli clamorosi del capo («Usciamo dall'euro e non paghiamo il debito pubblico» ha detto Grillo ieri). Un po' per dinamiche che non si possono sottovalutare: «abbiamo deriso le primarie del Pd, ma le votazioni Internet sono la stessa cosa», ammette un militante. Basta farsi molte identità e si può cambiare il voto. Per statuto il movimento non ha dirigenti e dunque non ci sono verifiche. C'è però un capo: «il Garante». Ovvero Lui che sempre per statuto non ha cariche, ma ha veramente in mano il movimento. Copioni già visti? «Forse la democrazia interna è prematura», commenta un altro militante. Ma il tono è sconsolato. Tanto più che emerge il fatto che Grillo non esita a usare le intercettazioni per levare di mezzo i dissidenti.

IL GIORNALE apre con “il partito degli illusi” e sotto alla testatina “nuovi scenari” cerca di mappare i diversi movimenti fra i politici partendo da quello di «Pierfurby che vuole arruolare i tecnici al governo e allargare il Terzo Polo, per passare da «Fini e Rutelli che lo smontano subito» e arrivare a Berlusconi che «teme l’inciucio Pd- Udc sulla nomina del prossimo Presidente della Repubblica e nello stesso tempo cerca allearsi con Montezemolo «contro le trame centriste». Sullo sfondo «Pisanu che «riprova la fronda anti-Cav, firmata da 29, ma molti sono già pentiti». In questo mare agitato, è Vittorio Feltri che scrive: «la seconda repubblica farà la stesa fine della Prima. Anzi è già morta. Bisogna solo stabilire il giorno del funerale e avvertire del decesso quanti campano di politica in modo che possano trovare una ciambella a cui aggrapparsi per non affogare. Pierferdinando Casini lo ha intuito al volo…e ambisce di guidare un partitone in grado di presentarsi agli elettori con una reputazione tirata a lucido per illuderli di essere la novità del secolo, la pietra miliare della Terza Repubblica».

Non si occupa di antipolitica, di Grillo o di liste civiche IL MANIFESTO che in prima pagina segnala l’avvicinarsi della nascita di un nuovo soggetto a sinistra “Appuntamento il 28 a Firenze. Si sceglie un nome e si punta al 2013”. Si legge nel richiamo che rinvia poi all’articolo di apertura a pagina 6. «Impazza sulla rete il toto-nomi, ma i nodi veri del primo appuntamento fiorentino sarà la costruzione, se non di un vituperato partito, comunque di uno “strumento costituzionale di partecipazione alla vita democratica”, con una struttura “non centralistica ma neanche acefala”. Con un programma per guardare al voto politico del 2013, anche se “niente è già deciso”. Se non che le prime iniziative saranno in difesa dell’art. 18. Guardando alla Fiom». “Il ‘non partito’ parte a Firenze” si legge nel titolo a pagina 6 che racconta la vigilia di questo incontro fiorentino nato da un manifesto e che si muove molto sulla rete al sito soggettopoliticonuovo.it. Di quello che si sta agitando dalle parti di Grillo e dei centristi, dei sondaggi sull’astensione crescente, dalla distanza dalla politica manifestata da tanti non si parla. Attenzione invece ai 3.802 (questa la cifra segnalata alla data di ieri) sottoscrittori del nuovo soggetto politico nascente.

"Cresce la nevrosi della politica" è il titolo del Punto di Stefano Folli richiamato in prima pagina su IL SOLE 24 ORE: «le uscite di Casini e Pisanu hanno messo in agitazione i palazzi politici. Da giorni corre una voce, accreditata dallo stesso Berlusconi, secondo cui Bersani (con la copertura di Casini) si preparerebbe a provocare elezioni anticipate in ottobre. È ben poco verosimile e sembra funzionale al desiderio dell'ex premier di mantenere il controllo della vasta area d'opinione che per anni ha sostenuto il Pdl e oggi appare frastornata, in cerca di nuove strade. Uno scenario pre-elettorale, benché fittizio, serve a restituire compattezza a quel mondo, riducendo lo spazio di manovra dei "terzopolisti"».

“Partiti, un terremoto al Centro”. E’ l’unico pezzo che ITALIA OGGI, il quotidiano dei professionisti dedica ai retroscena sulle grandi manovre dei partiti. Pisanu che strappa con il Pdl mentre Casini, Fini e Rutelli sono proiettati verso il polo della nazione. Tra i tre, secondo il pezzo, è Casini a spingere sull’acceleratore. Alfano invece, lavora per una costituente dei moderati e dei popolari italiani. «Ma gli occhi sono puntati su Luca Corsero di Montezemolo, che avrebbe incontrato in segreto Silvio Berlusconi su un’eventuale intesa in vista del 2013».

AVVENIRE saluta la doppia notizia sul fronte della politica con un lancio in prima pagina: “Il fronte moderato si rimette in moto”. La pagina interna è un mix che apre con l’Udc che oggi «si azzera per fare il Polo della Nazione», con l’azzeramento appunto di tutte le cariche, mentre Fini e Rutelli assicurano mosse altrettanto forti la prossima settimana in Fli e Api e tuttavia non enfatizzano il «passo molto lungo» fatto da Casini con l’annuncio di «alcuni tecnici nel nuovo partito moderato». Niente partito, per ora, ma una confederazione fra le tre, «da unificare sotto un nuovo simbolo già dopo le amministrative» il cui nome è ancora da trovare visto che il Partito della Nazione è già tramontato per evitare la sigla Pdn. Un secondo pezzo è dedicato a Pisanu e Dini, che con altri 27 senatori Pdl hanno presentato un documento per «andare oltre il Pdl» per «unire i liberaldemocratici» e dare vita a «un bipolarismo nuovo». Il 20 maggio, Berlusconi dovrebbe presentare la sua nuova «piattaforma moderata, una federazione con tante anime comprendente forse anche la sua lista civica, tendendo la mano a Casini e puntando dritto ai voti della Lega». Sempre ieri Berlusconi ha annunciato il suo prossimo incontro con Montezemolo, considerato l’asso nella manica del Polo della Nazione: «un modo per dire che il cavaliere è nella partita». All’antipolitica è dedicato anche l’editoriale di Sergio Soave: «Se la politica è arrivata ad avere paura di Grillo, il problema vero che emerge è la debolezza della politica». Per combattere l’antipolitica non servono né demolizioni né piccoli calcoli: semplicemente «l’antipolitica si combatte solo con la buona politica».

Su LA STAMPA l’editoriale è di Gian Enrico Rusconi e titiola “Dov’è finita la società civile?”. «Che fine hanno fatto gli imponenti movimenti di piazza, che hanno segnato la fine della stagione berlusconiana e hanno inaugurato una stagione che sembrava ricca di speranze a portata di mano? Anzi a portata di voce?». La risposta per il giornalista è che «Gelosi e preoccupati di farsi strumentalizzare dai partiti politici, sospettosi verso ogni forma di organizzazione e leadership interna, i movimenti erano insofferenti di ogni documento programmatico che potesse assomigliare ad una mozione di tipo partitico; erano diffidenti verso prese di posizione pragmatiche che apparissero modeste rispetto ai grandi obiettivi. Hanno creato solo emozioni e grandi attese che sono state disattese. Intanto il clima generale si è ulteriormente incupito e incattivito». Movimenti che l’editorialista chiarisce non sono mai stati portatori di anti politica. Ciò di cui per Rusconi abbiamo bisogno sono «segnali tangibili da una società civile che non è stata zittita o frastornata da quanto sta accadendo, che è disposta a mobilitarsi per sostenere o promuovere iniziative ben mirate e naturalmente ad opporsi ad altre, se è necessario. Senza essere nemica dei partiti. Probabilmente è troppo tardi per scongiurare l’esito peggiore delle prossime consultazioni elettorali: l’astensionismo di massa e la dispersione sulle troppe liste locali e civiche che si sono presentate. Ma anche se fosse così, ci sarebbe un motivo in più per reagire». Sul versante della politica partitica invece spazio alle grandi manovre di Casini. Ugo Magri firma “Casini accelera . A settembre nuovo Terzo Polo” in cui spiega la cronaca degli eventi. Il retroscena “La rete di Pier per acchiappare i ministri” invece è di Amedeo La Mattina. Vista l’accelerazione dei lavori data dal segretario dell’Udc, «Fini e Rutelli non hanno scelta: devono seguire i tempi dettati dall’ex presidente della Camera che così tende la rete a maglie larghe dentro cui dovrebbero finire pezzi di Pd e Pdl. Singoli dirigenti, ma soprattutto elettori in libera uscita dal partito di Alfano dopo il voto di maggio».

E inoltre sui giornali di oggi:

FAMIGLIA
CORRIERE DELLA SERA – A pagina 27: “Aiuti a bambini, anziani, disabili. Famiglie, un piano da 81 milioni”. Scrive Alessandra Arachi: “Ottantuno milioni da dividere per venti Regioni e per investimenti sugli asili nido, le materne, gli aiuti e le assistenze agli anziani nelle loro abitazioni. C'è anche un capitolo dedicato ai consultori dove si progetta un potenziamento e una riorganizzazione di queste strutture e un altro dedicato all'immigrazione nel quale si prevede di erogare una serie di sostegni alle famiglie immigrate. Per quanto riguarda il capitolo fondamentale dell'equità fiscale, il piano non prevede interventi specifici ma rimanda al decreto legge sulle semplificazioni fiscali in discussione alla Camera. Le statistiche ci dicono che in Italia ci sono 24 milioni e 288 mila famiglie. E che poco più di una famiglia su quattro (il 28,4% per la precisione) è composta da un solo membro. E quindi: più della metà di queste famiglie mononucleari (il 54,6%) sono composte da persone con più di 60 anni. Di bambini ce ne sono in circolazione molto meno: appena 5 milioni e 800 mila le famiglie con minori. «Questo piano è un'inversione di tendenza nelle politiche della famiglia», ha commentato il ministro Riccardi. E ha aggiunto: «Gli ottantuno milioni che siamo riusciti a reperire non sono certo un transatlantico ma in questo momento di magra è stato davvero molto duro trovarli»”.

SUICIDI
IL MANIFESTO – “Strage di mercato” questo il titolo dell’editoriale firmato da Marco Revelli che analizza il fenomeno dei suicidi legati alla crisi economica «(...) È il costo umano pagato quotidianamente alla crisi economica. “Stragi di Stato” sono state chiamate. Ed è giusto perché le politiche economiche, le normative, le inadempienze dei poteri pubblici non sono innocenti. Ma bisognerebbe aggiungere subito dopo: “stragi di mercato”. Se leggiamo con attenzione le qualifiche professionali in questo elenco di necrologi che si allunga ogni giorno di più, vedremo che sono operai, disoccupati, piccoli imprenditori, pensionati: tutte le variegate figure di quel lavoro del cui mercato il governo sta ridisegnando la struttura. E di cui quelle morti tragiche, ci dicono quanto siano inseparabili dalla vita delle persone. (...)» e più avanti scrive Revelli: «(...) Quel che tuttavia non dice il capo del governo dei tecnici, è che quello stillicidio di morti italiane, e quella cascata di suicidi greci, sono figli, entrambi, della medesima cultura economica e sociale, da lui stesso condivisa (...)». Verso la conclusione si legge: «(...) Se vogliamo mettere un freno alle “stragi di mercato” dovremo limitare il potere dei mercati di mettere le mani sulla vita. Dovremo lavorare per imporre una svolta culturale, sociale e infine politica radicale, non solo qui, nella nostra periferia fragile, ma nel cure stesso dell’Europa, dove il feticcio è più forte (...)».