EDICOLA

Monti cammina sulle macerie

9 Maggio Mag 2012 1411 09 maggio 2012

Il premier deve fare i conti con una maggioranza bastonata

  • ...
24A56335ee448124e14261d0914b118b
  • ...

Il premier deve fare i conti con una maggioranza bastonata

E adesso Monti che farà? Riuscirà a mantenere a galla la navicella del governo tecnico, mentre i partiti che lo appoggiano, chi più chi meno, si leccano le ferite di una tornata elettorale dagli esiti peggiori rispetto alle più fosche previsioni? Il premier sembra intenzionato a tirare dritto, ma l’impresa si è fatta ancora più ardua.

“Partiti in crisi, gelo sul governo”, la mette giù dura il CORRIERE DELLA SERA nel titolo di apertura. Tante pagine anche oggi dedicate ai risultati elettorali. E di taglio centrale un titolo sul premier: «I costi umani della crisi? Rifletta chi ha portato l'economia in questo stato». Tema terribile, sul quale ovviamente si scatenano le polemiche. Francesco Verderami, nel suo retroscena a pagina 6, scrive: “È chiaro insomma che il voto non mette sotto pressione solo le forze politiche, e Monti — avvertendo su di sé il peso — ha iniziato a sua volta a premere sulle istituzioni europee e sulla cancelleria tedesca. Quell'invito all'Unione di avere «un ruolo più attivo» sulla crescita, quella richiesta alla Merkel di ottenere «nuove regole» sugli investimenti pubblici e sul pagamento dei debiti verso le imprese «prima di fare entrare in vigore il fiscal compact», sono il segno di un'urgenza. Ha ragione il ministro Moavero quando dice che «nessun Paese può pensare di uscire da solo dalla crisi». È in Europa infatti che Monti si gioca la partita. È in Italia che i partiti aspettano il verdetto”. Marco Galluzzo si occupa del premier a pagina 19: «Crisi causata da chi non fece il suo dovere». Scrive Galluzzo: “Ad alcune misure per alleviare le sofferenze della crisi, Mario Monti dice di pensarci «per sere intere, talvolta notti», non «senza pena», ma non sa dire né prevedere se quelle stesse misure, da portare a Bruxelles, da far condividere, e non sarà facile, alla signora Merkel, vedranno luce e in che tempi. Non è un'ammissione di impotenza, piuttosto la rivendicazione che non può far miracoli. È preoccupato e non lo nasconde, ma se la situazione «sociale ed economica dell'Italia è drammatica», aggiunge, non è al governo attuale che dovete guardare. Piuttosto bisogna rivolgere lo sguardo al passato, a governi «di legislatura» che non hanno fatto il loro dovere, al costume tipico italiano, di non lavorare con la dovuta attenzione al proprio futuro, «all'insufficiente attenzione prestata in passato alle scelte di lungo periodo per le riforme strutturali». In sostanza: non ha voglia di essere messo sul banco degli imputati. La recessione peggiora, ha delle «conseguenze umane» di diversa natura, ma «che devono far riflettere chi ha portato l'economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire»”.

Il solitamente misurato Monti ieri l’ha detta grossa: «Le conseguenze umane della crisi dovrebbero far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire». Titolo di REPUBBLICA: “Crisi, Monti accusa i governi passati”. L’accusa è tosta, dettata secondo il quotidiano dal fatto che “Mario Monti non ci sta a fare il parafulmine dei partiti”. Reazione dura del Pdl (“Il Cavaliere minaccia di rompere con il governo: «È inaccettabile accusarci per i suicidi», dice Berlusconi”). A parte questo botta e risposta, le prime 10 pagine di Repubblica sono di analisi del post voto, con Grillo che tiene banco, ridimensionato dal presidente Napolitano (“Non c’è boom del Movimento 5 stelle”). L’analisi è di Guido Crainz, dal titolo “Le macerie dopo il miracolo”: «La stagione di Berlusconi si è definitivamente conclusa ma lascia segni profondi e il terreno è ingombro di macerie». Macerie su cui il paese si muove allo sbando, essendo rimasto orfano del berlusconiano “ottimismo infondato e irresponsabile” ma senza una visione per il futuro. L’analisi è tutta in negativo, e lascia disarmati: «le energie per avviare un’inversione di tendenza sembrano dunque esserci, anche se non è ancora riconoscibile il progetto in grado di metterle in moto e farle interagire».

IL GIORNALE apre col titolo “Dai Silvio, molla Monti”. Il sommario recita «Il messaggio degli elettori è stato chiaro. Non si vota un partito che sostiene un governo che ti perseguita senza darti nulla in cambio. La conseguenza non può che essere una». L’editoriale è di Vittorio Feltri e si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi a cui spiega gli umori degli elettori e chiedergli, come recita il titolo “Dai Silvio, molla Monti”. Stefano Zurlo firma “Monti, scaricabarile sui suicidi, Vuol dare la colpa a Berlusconi”. E Berlusconi sembra ascoltare Feltri nell’articolo di Adalberto Signore “Il Cav: appoggio al premier non scontato”.

IL MANIFESTO apre ancora sui dati elettorali con il sommario che annuncia l’analisi dei dati dello “Sprofondo nord” gridato nel titolo “Caporetto per la Lega. I dati dell'istituto Cattaneo fotografano l'emorragia del Carroccio: voti dimezzati. Berlusconi convoca un vertice d'emergenza a palazzo Grazioli mentre l'esito delle amministrative arriva al Quirinale e tra Napolitano e Grillo sono scintille: «Non vedo il boom»; «tra un anno a riposo». E il giorno dopo a Palermo è caos sulle percentuali: «Tutte sbagliate». Poi dietrofront: «È tutto ok»”, ma subito sotto il titolo è su Monti e il governo: “Monti scarica i suicidi su «chi c’era prima»”. Gli articoli soprattutto alle pagine 2 e 3 seguono questo doppio binario: un occhio al crollo della destra al nord e l’altro alle ricadute sul governo. A pagina 2, infatti, si trova l’articolo sulla frase di Monti sotto l’occhiello la polemica, si dà conto delle precisazioni dello stesso Monti e si osserva «(...) In ogni caso, la frittata era già fatta: e la frase ha colpito non solo per lo “scaricabarile”, ma anche per il fatto che ancora ieri – come ogni giorno, d’altra parte – si sono contati episodi tragici» e si continua concludendo «(...) Sulla frase di Monti hanno taciuto sia il Pdl, che il Pd e il Terzo Polo (la sua maggioranza), mentre si sono scatenati Idv e Lega. L’Idv è d’accordo nello “scaricare” la colpa dei suicidi sul passato governo: “Su una cosa Monti ha ragione da vendere – ha affermato Massimo Donadi – Il responsabile della crisi che ha gettato nella disperazione tantissime persone e provocato l’ondata di suicidi è stato il tragicomico governo Pdl-Lega”». Pagina 2 del resto si apre con il titolo “Il buio oltre le macerie” dedicato al vertice del Pdl mentre di taglio centrale un articolo è dedicato alle possibili conseguenze in Lombardia “Lo sgretolamento delle destre scuote il Pirellone di Formigoni”.

IL SOLE 24 ORE dedica alla politica la spalla di prima pagina "Monti: i drammi della crisi? Rifletta chi l'ha provocata". Parte in prima il Punto di Stefano Folli, dal titolo "Politiche da ricostruire": «Può darsi che le liste di Beppe Grillo non abbiano avuto un successo decisivo, come ha notato Napolitano, ma certo sono uno degli elementi di autentica novità del voto amministrativo. Certo, non sono espressione di un partito costruito contro l'Europa, come il "fronte" di Marine Le Pen in Francia, e non riflettono un rancore sordo contro la democrazia, come gli estremisti che in questi giorni in Grecia impediscono che si formi una coalizione di governo. Ma il movimento "5 stelle" è diventato un attore non secondario della scena italiana, soprattutto perché i partiti tradizionali fanno poco o niente per dimostrare che un certo grado di rinnovamento è possibile». Sempre in prima parte l'analisi sui numeri di Roberto D'Alimonte "Centrodestra –14%, sinistra –5%": «I dati del giorno dopo confermano il quadro. Le tendenze che si sono viste lunedì sono quelle che i dati completi (o quasi) confermano. Il centro-destra ha subito una netta sconfitta sia in termini di comuni vinti e persi sia in termini di voti, il centro-sinistra ha vinto molti comuni e molti altri li vincerà ai ballottaggi ma la sua base di consensi resta più o meno la stessa, il Movimento 5 Stelle è l'unico vero vincitore. (…) . Dai dati emerge chiaramente che mentre il blocco di centro-sinistra (Pd, Idv, Sel + liste civiche) arretra relativamente poco rispetto alla sua consistenza nel 2008 (dal 43,1% al 37,7%, una perdita di oltre cinque punti interamente ascrivibile al Pd, poiché Idv e Vendola sono sostanzialemnte in linea con il voto del 2008) il blocco di centro-destra (Pdl, Nuovo-Psi, La Destra + liste civiche) passa dal 39,9% del 2008 al 25,7% di oggi. Quanto alla Lega che abbiamo separato dal blocco targato Pdl resta sulle stesse posizioni includendo Verona, grazie allo straordinario successo della lista di Tosi, ma in realtà perde significativamente senza Verona passando dal 4,7% al 2,3%. Per il Carroccio però è più significativo calcolare i voti solo per i comuni in cui era presente. Così facendo si vede che nei 14 comuni del 2012 per cui abbiamo anche il dato delle regionali del 2010 (manca Gorizia) il Carroccio passa dal 15,3% al 5,3%. Se a questo dato sommiamo anche i voti della lista Tosi a Verona il gap si riduce ma resta comunque molto negativo».

“Ritorna il federalismo. Perché Monti si è convinto che adottando nella sanità i costi delle regioni più efficienti si possono risparmiare quattro miliardi di euro” titola ITALIA OGGI che commenta: «Monti vuole recuperare il tempo perduto e tenere fede alla promessa fatta quando ha chiesto fiducia alle Camere: portare a compimento la macchina attuativa del federalismo. Oggi la commissione bicamerale presieduta da Enrico La Loggia approverà una risoluzione con una proposta di road map da qui alla fine della legislatura che sarà poi invitata ai presidenti di camera e senato per la discussione in parlamento. Come far convivere l’Imu federalista con quella centralista introdotta dal Governo? E come conciliare le novità sui tributi provinciali con il ridimensionamento degli enti. Tutte contraddizioni che dovranno essere risolte. Un’esigenza di cui Monti sembra essere consapevole.

AVVENIRE apre su: “Il premier esclude contraccolpi del voto comunale sul governo tecnico. Bersani vuole contare di più. Il Pdl: unire i moderati. Casini archivia il Terzo Polo” come avverte l’occhiello, mentre il titolo è una frase di Monti «Riflettere sugli errori» ovvero come si riassume del catenaccio “Il presso umano della crisi pesa su chi l’ha causata” Nei richiami si ricorda la polemica nata dalle parole del professor Monti e il collegamento con i risultati delle elezioni amministrative cui viene dedicato in particolare un richiamo a centro pagina incentrato sulle parole di Napolitano e ben cinque pagine interne ricche di grafici e analisi sugli spostamenti di voto. A pagina 5 occhi puntati sul governo e sulle prossime mosse in particolare un articolo è dedicato a: “Spending review, 95mila «consigli». Giarda: purga per spese dissennate” nel sommario si sottolinea: “Le segnalazioni dei cittadini a Palazzo Chigi: tagliare gli sprechi della politica Il ministro: non devono pagare i nostri figli Impegno della P.a. per non aumentare le tasse” e nell’articolo si ricorda che la task force che sta esaminando i suggerimenti dei cittadini ha esaminato e catalogato circa il 20% dei messaggi giunti e tra questi il tema ricorrente è sui tagli alla politica. Nell’analisi del voto di Giorgio Ferrari “Accendere il motore” che mette insieme voto italiano ed europeo si osserva «(...) Invocare l’antipolitica per spiegare il terremoto elettorale francese, greco, italiano sarebbe solo una miope diagnosi. Perché la caduta di Sarkozy a Parigi e la teatrale catastrofe del duopolio Pasok-Nea Demokratia in Grecia e la parallela ascesa di massimalismi e intolleranze che vanno dal Front National di Marine Le Pen ai neonazisti greci di Alba Dorata alla destra xenofoba olandese, passando per i fossili ideologici del Kke ellenico (dichiaratamente “filosovietico”, a vent’anni della scomparsa dell’Urss) così come l’insorgenza di nuovi e poco esplorati e definibili soggetti come il movimento Cinque Stelle italiano, altro non sono – a nostro avviso – che un unico cacofonico segnale di rivolta nei confronti dei partiti e dei governanti che fin qui, a vario titolo, hanno malgovernato, deluso, perfino tradito la propria missione. (...)» e conclude: « Milioni di europei hanno bocciato non la politica, ma i partiti che l’hanno malamente interpretata. Una sveglia sonora. E un vuoto che chiede di essere colmato».

"Crisi, l'attacco di Monti" è il titolo che apre LA STAMPA di oggi. Fra i commenti da segnalare l’al solito pungente Buongiorno di Gramellini , Luca Ricolfi e l’analisi di Mattia Feltri sul centrodestra. Partiamo da Gramellini (“Fra moglie e partito”) che nel suo pezzo parla di un elettore di lunga data del Pc-Pds-Ds.Pd sul punto di mettere le corna al suo partito e alla moglie. La vicenda si conclude così: «Mia moglie è come il Pd. Non mi dimostra più attenzione né passione. Io ne soffro, eppure non so fare a meno di lei. Sono attaccato a qualcosa che non c’è più, ma che sento parte della mia vita. Così continuo a sperare che lei torni quella di un tempo e non vado via. Lo stesso faccio con il Pd. Ma il partito non è una persona. Con un partito temo di avere ancora meno speranze». Questa la chiosa di Gramellini: «Se fossi la moglie, mi sentirei relativamente tranquilla. Se fossi Bersani, per niente. Di questo passo mi sa che le prime corna Emanuele le metterà a lui». Passiamo a Ricolfi (“Sberleffo e castigo”). L’analista della STAMPA non considera il voto amministrativo un anticipo di quello che ci dobbiamo aspettare alle prossime politiche: «vedo un rischio, e cioè che si prenda troppo sul serio questo risultato. Che si veda in esso una proiezione o un’anticipazione di quel che potrebbe succedere l’anno prossimo, con le elezioni vere, le politiche del 2013. Sarebbe un errore, perché queste sono elezioni «di secondo ordine», che obbediscono a una logica diversa da quella delle elezioni politiche. Ci sono meccanismi che funzionano in un’elezione amministrativa intermedia, ma si disattivano in elezioni per l’elezione del Parlamento nazionale. Uno di questi meccanismi è il voto sberleffo, che premia liste di protesta radicale... Un altro meccanismo è il ritiro temporaneo nell’astensione da parte degli elettori dei partiti maggiori, una sorta di non-voto punitivo. Le elezioni intermedie sono, per i cittadini, un’occasione d’oro per segnalare il proprio scontento ai leader dei vari partiti. È probabile che questo meccanismo sia stato alla base della débâcle del Pdl.». E sulla crisi del Pdl torna anche Mattia Feltri che mette a fuoco il nodo della leadership: «Mentre a Martino basterebbe sbarazzarsi «dei pagliacci dell’Udc e del Fli che hanno succhiato il sangue a Berlusconi e poi lo hanno tradito», Mentana immagina «per un polo moderato, chiamiamolo così, la chance di prendere a modello la politica legalista di Flavio Tosi incentrata su più sicurezza, anche economica, su parole d’ordine chiare, persino impopolari, che prefigurino uno Stato forte, altro che deregulation». Sechi aggiunge il tema del merito «perché prevale la nausea per la gerontocrazia che si perpetua. Grillo sarà discutibile, ma porta idee e facce nuove, e prende voti. Cosa che l’attuale centrodestra non può fare in alcun modo». E’ il sistema perfetto di caricare Pagliarini: «Ma certo, quelli parlano a una società che non c’è più. Io voterei Grillo o non voterei, ed è lo stesso motivo per cui mi avvicinai a Bossi: tutti ne dicevano male perché era un ufo, perché era diverso, e più ne dicevano male più ci piaceva. Grillo fa discorsi incomprensibili e spesso inconsistenti, ma ha capito che nessuno è servitore dello Stato, semmai lo Stato è servitore del cittadino. Sogno per noi una Svizzera dove gli elettori bocciano per referendum la riduzione delle tasse. Purtroppo non abbiamo né una politica né un elettorato all’altezza».

E inoltre sui giornali di oggi:

VICINATO
REPUBBLICA - Nelle pagine MILANO, un approfondimento sullo studio di Fondazione Cariplo realizzato a Milano (400 i questionari distribuiti, in diversi quartieri) sul tema dei “rapporti di vicinato”. «Nei condomini una rete di rapporti quotidiani che aiuta l’integrazione».

EUROPA
IL MANIFESTO – Richiamo in prima pagina per l’articolo di Gabriele Pastrello “Lo spread tra le banche tedesche quelle dei Piigs Ecco il perché del rigore tedesco” che apre pagina 7. Nella stessa pagina occhio alla Francia “Bruxelles attende Hollande Subito l’incontro con la Merkel”, mentre nella fascia grigia in alto si legge: “Europa – L’incredibile acquiescenza dei paesi in difficoltà sul fiscal compact imposto dalla Germania, proprio ora che i mercati finanziari si stanno «pentendo»”. L’articolo è “Obbedienza da debiti” e nel sommario si fa riferimento al grafico recentemente pubblicato dal Financial Times illustrato “Il grafico mostra l’incredibile corsa dell’indebitamento delle banche centrali Piigs nei confronti del Bundesbank”. Alla fine dell’analisi si legge «Concludendo, non siamo solo indebitati con i mercati finanziari che detengono il nostro debito pubblico, ma la nostra banca centrale è indebitata con quella tedesca. Di fatto, la manovra Draghi ha consentito alle banche italiane di ricomprarsi parte del debito pubblico dagli investitori esteri. Ma il debito verso la banca centrale tedesca incombe, e con la bilancia commerciale in deficit non può che aumentare. È questa la ragione della nostra docilità? Non sarà l’unica, ma certamente non è la meno importante».

CINA
AVVENIRE – Richiamo in prima pagina per “Un sequestro choc Medicine prodotte con resti di feti”. L’articolo apre pagina 26 e racconta di come siano state “”Bloccate in Corea del Sud partite di 17mila pillole dalla Cina” nel sommario si ricorda “Le capsule sarebbero prodotte con resti di bambini morti o di «feti tagliati a pezzi e messi a essiccare, per poi esser ridotti in polvere»”. L’articolo è un concentrato di orrori attuali e recenti sul traffico di feti che vedrebbero la Cina, dove gli aborti ammonterebbero a 13 milioni ogni anno, protagonista In un box si dà notizia anche dell’espulsione dalla Cina della reporter di Al Jazeera.