Adozioni e Affido

La "spending review di Aibi batte il calo dei finanziamenti

11 Maggio Mag 2012 0200 11 maggio 2012

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Quando la crisi morde, non resta che una cosa da fare per continuare a sostenere il bene comune: tagliare sprechi e costi inutili. Questa la scelta (vincente) di AiBi - Amici dei Bambini che ha chiuso il bilancio 2011 con un risultato positivo nonostante gli indicatori negativi e un triplice calo di finanziamenti ? enti pubblici, privati e aziende ? che accompagna il non profit ormai da quattro anni.
I numeri di AiBi sono confortanti: il risultato di esercizio 2011 segna un +64mila euro sulle attività di supporto e un +121mila sui fondi vincolati, esito di un attento controllo dei costi che sono calati dagli oltre 9,4 milioni del 2010 agli 8,698 del 2011, con una riduzione dell'8%. «È un ottimo risultato, considerato il contesto», chiosa il direttore generale dell'associazione, Antonio Crinò. «Non dimentichiamoci che la riduzione dei proventi totali l'anno scorso è stata pari al 7,3%». Il tutto realizzato, come nota Crinò, ottimizzando e razionalizzando le spese, «contenendo al massimo gli oneri di supporto, cioè i costi sostenuti per il mantenimento della struttura organizzativa e quindi non direttamente destinati ai progetti a favore dei minori abbandonati». Un costo che AiBi è riuscita a mantenere sotto il 20%, migliorandolo rispetto al 2010 quando questa voce fece segnare il 19%: nel 2011 non ha infatti superato il 18,1%.
«Siamo riusciti a ottenere questo risultato senza aumentare la spesa, che è già alta, in carico alle coppie che realizzano un'adozione internazionale», spiega ancora Antonio Crinò, «anche se, secondo noi, attraverso una seria riforma delle adozioni i risparmi potrebbero essere decisamente maggiori». E per il 2012 quali sono le previsioni? «Confesso: ero pessimista, ma i primi dati mi hanno smentito», conclude il direttore generale di AiBi, «evidenziando una sostanziale tenuta delle entrate. Fa piacere constatare che i nostri sostenitori non considerano le donazioni al non profit una spesa superflua, ma un investimento utile alla costruzione del bene comune».