Sudan

Msf costretta a interrompere gli aiuti nel Nord Darfur

22 Maggio Mag 2012 1637 22 maggio 2012

Il fermo delle attività dopo le limitazioni imposte. Risultato: 100mila persone senza assistenza medica

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Il fermo delle attività dopo le limitazioni imposte. Risultato: 100mila persone senza assistenza medica

Nel Nord Darfur (Sudan) Medici senza Frontiere è stata costretta a sospendere gran parte delle attivtà mediche. La sospensione si è resa necessaria a fronte delle crescenti limitazioni imposte dalle autorità sudanesi. Msf è l'unica organizzazione che fornisce assistenza sanitaria nella regione. «Con la riduzione delle nostre attività in Jebel Si, oltre 100mila persone nella regione sono rimaste senza assistenza sanitaria», afferma Alberto Cristina, responsabile delle attività di Msf. L'anno scorso, sempre più ostacoli hanno messo a rischio il lavoro di Msf. Da settembre nessun invio di farmaci o di forniture mediche è stato autorizzato, e Msf ha avuto sempre più difficoltà nell'ottenere i permessi di lavoro e di viaggio per i propri operatori.

Le possibilità di trasporto da e verso Jebel Si sono state interrotte. Senza forniture mediche o personale sufficiente, Msf non è più in grado di effettuare visite mediche o di ricoverare i pazienti e il programma di vaccinazione deve essere interrotto. Non è più possibile praticare parti cesarei che consentono di salvare molte vite, nel caso di donne con parti complicati. Sono esauriti anche zanzariere e kit per parti destinati a donne incinte, nonché forniture alimentari. Dal momento che lo staff Msf non può più prendersi in carico i pazienti in condizioni critiche, non resta che indirizzare questi ultimi all'ospedale di El Fasher, distante circa otto ore di auto. Questi viaggi diventano molto pericolosi per le donne con complicanze ostetriche di emergenza, riducendone le possibilità di sopravvivenza. Attualmente Msf è in grado di garantire solo assistenza nutrizionale limitata, consulenze prenatali ed educazione sanitaria.

«Se non ci viene permesso di garantire l’approvvigionamento di farmaci e forniture mediche al nostro ospedale e ai piccoli centri sanitari, presto potrebbero scoppiare epidemie e aumentare i decessi di madri e neonati durante il parto, rischiando di raggiungere livelli di emergenza», spiega Cristina.

Nella regione, i tassi di mortalità materna sono piuttosto critici e lo scoppio di epidemie prevenibili e curabili, come la meningite e il morbillo, sono comuni quanto la malnutrizione. Negli ultimi due anni, Msf a Kaguro ha curato 1.805 bambini malnutriti di età inferiore ai cinque anni. MSF ha iniziato a fornire assistenza medica nel Jebel Si nel 2005, grazie a un unico piccolo centro sanitario e dal 2008 gestisce un ospedale rurale di Kaguro e cinque centri sanitari in tutta la regione. Si tratta delle uniche strutture sanitarie della zona e assistono una popolazione stabile di circa 100mila persone, nonché 10mila nomadi stagionali, tutti interamente dipendenti da Msf per quanto riguarda assistenza sanitaria e di emergenza.

Nella regione non ci sono servizi sanitari locali né altre organizzazioni internazionali che forniscono assistenza medica. «Msf spera che la situazione possa essere risolta», afferma Alberto Cristina. «"L'organizzazione è pronta a riprendere le attività non appena verranno tolte le limitazioni al suo lavoro. Quando le forniture mediche, le apparecchiature logistiche e il personale internazionale saranno di nuovo in grado di raggiungere la regione, le équipe mediche di Msf potranno ricominciare a fornire cure mediche salvavita alle persone che vivono nello Jebel Si».

MSF chiede al Governo del Sudan di garantirle il supporto necessario a riprendere il lavoro svolto finora e fornire assistenza medica alla popolazione della regione.

È disponibile on line (in inglese) "Somebody Help" il rapporto di Msf sulla situazione, già presentato al Governo del Sudan con una richiest urgente per revocare le limitazioni imposte al lavoro svolto da Msf